Patrizio Oliva e Nando Pennino

di Mimmo Carratelli

Se ne è andato un altro amico. Nando Pennino è morto ieri. Aveva 80 anni, vissuti intensamente. Ha ceduto a un male inesorabile che lo ha angustiato negli ultimi tempi.

Per 40 anni ha regnato in Piazza Sannazaro, patron inimitabile del “Sarago“, il ristorante che nei felici anni Settanta, Ottanta e Novanta è stato il richiamo non solo gastronomico di scrittori, politici, attori e attrici, calciatori, cantanti. Un vero e proprio salotto di grande cucina e chiacchiere memorabili. 

Tutta Napoli, in quegli anni, è passata per il “Sarago”. Tutto il modo dello sport e dello spettacolo si è seduto ai tavoli del “Sarago”, magistralmente sedotto e servito da Nando. 

Pugile, paracadutista, cavaliere della Repubblica, cameriere e poi gran patron nel suo ristorante, un’avventura in Canada, Francis Coppola suo zio, amicizie e confidenze con tutti i calciatori del Napoli, Nando ha vissuto una vita piena. Con l’innata simpatia, la parlantina sciolta raccontando aneddoti e storie di Napoli, dinamico e ottimista, Nando Pennino è stato un gran personaggio. 

Nasce scugnizzo a Portella di Capodimonte. Rimase presto orfano di madre e il padre se ne andò in America senza dare più notizie. Nando finì nel collegio “Nazareth” di Secondigliano. Il suo primo momento di popolarità è del 1952. Uno dei benefattori dell’istituto, invitato al “Nazareth”, fu il suo compare di cresima. Era Fausto Coppi. 

Cameriere al “Maranese” in Piazza Dante, al “Transatlantico” e da “Ciro” al Borgo Marinari. All’apertura del “Don Chisciotte” fu fulminato ai fornelli da Loris di Pontremoli, “il cardinale degli chef“. Nando fu conquistato alla cucina concludendo la sua vita sul ring, ragazzone robusto di un metro e 80 e ottanta chili di peso. 

Pugile dilettante al tempo dei primi pugni di Elio Cotena. Mediomassimo e campione regionale nel 1961. Quattro anni sul ring, trenta combattimenti, solo cinque sconfitte. Primo maestro Russo, poi Camerlingo, il mago dei pugili napoletani, nella palestra di Piazza Dante, l’Alcione, dove tirava pugni anche Tullio Pironti. 

Due ospiti illustri del pugilato sono apparsi al “Sarago” di Nando Pennino. Elio Cotena, il pugile scugnizzo di Mergellina, si presentò un giorno con Teòfilo Stevenson, il grande pugile cubano mai passato al professionismo, vincitore di tre Olimpiadi nella categoria dei massimi. 

Era il 2008. Stevenson era un atleta bellissimo, alto un metro e novanta e aveva la grazia dei pugili baciati da una tecnica assoluta. Un campione favoloso, poi abbattuto da un infarto quando compì sessant’anni, nel 2012. 

Un altro grande campione è stato al “Sarago” negli anni Ottanta: Ray Sugar Robinson, uno dei più grandi pugili di ogni tempo con duecento combattimenti in carriera. Lo portò Vittorio Esposito, detto Belmondò per la sua somiglianza con l’attore francese. Vittorio è stato uno dei tifosi storici del Napoli, personaggio incredibile, comparsa in qualche film, capo-claque al Festival di Sanremo, ragazzo geniale dai mille mestieri e mille trovate. 

Robinson, un autentico ballerino del ring, aveva smesso di boxare da una ventina d’anni. Era stato un peso welter tra i più alti, un metro e ottanta. Soffriva di diabete. 

Richiamato dal servizio militare, Nando Pennino si arruolò tra i paracadutisti nel 1° Battaglione Sabotatori a Livorno. Si esibì a Napoli con un lancio sulle acque di Mergellina nel corso delle manifestazioni della Settimana motonautica organizzata da Lello Barbuto giornalista di entusiasmi infiniti. 

Quando era paracadutista salvò un capitano. Successe ad Altopascio. I due si lanciarono dall’aereo e Nando si accorse che al capitano, lanciatosi dopo di lui, non s’era aperto il paracadute. Scendeva come un missile. Istintivamente Nando aprì le braccia e riuscì a prenderlo. Lui urlava: Pennino, Pennino, tienimi. Il capitano divenne poi generale, il generale Giuseppe Italia. 

Patito di calcio, ma calciatore mai, presidente onorario della Living Patrizia, una squadra del Rione Alto che giocava nel campionato dilettanti. Nando conobbe Ferlaino agli inizi degli anni ’70. L’Ingegnere, che aveva costruito un parco residenziale a Castiglioncello in Toscana, gli affidò un locale da ristrutturare e gestire. 

Nando vi installò un forno a legna, l’arredò e lo chiamò “La Quercianella”. Ma la nascita del figlio Massimiliano lo richiamò a Napoli e rinunciò al locale. Ferlaino gli confessò: “Grazie a te ho fatto un affare. Ho venduto il ristorante per 30 milioni. Eccoti un milione di premio“. 

Dall’esperienza in Toscana nacque l’idea del ristorante in Piazza Sannazaro con due amici, Peppino Di Pinto e Mimmo Cinque. In Piazza Sannazaro c’erano tre vani a piano terra. Ospitavano l’asilo nido della signora Elvira Iaccarino. Nando trovò un accordo con lei e prese i locali. Era un giorno di aprile del 1973. 

Chiese all’ingegnere Carlo Di Nanni, il decano dei giornalisti sportivi, quale nome dare al ristorante. Di Nanni era ricercato per le sue “benedizioni” e temuto per i suoi anatemi. “E come lo vuoi chiamare? – disse Di Nanni, – la Spigola?, ma no, dagli il nome di un pescione bello: il Sarago“. 

Frequentato da giornalisti, tra gli assidui Max Vajro, da quelli sportivi soprattutto con Di Nanni in testa e Tonino Sasso, e da calciatori, il ristorante prese il volo. Di Nanni, grazie alla sua “benedizione“, mangiava gratis. 

Le fotografie alle pareti testimoniarono il passaggio di ospiti famosi. Spiccava il cranio di Yul Brinner, e poi Sophia Loren e Alida Valli che vi si fermò a lungo mentre girava a Napoli lo sceneggiato televisivo “L’eredità della Priora”. 

Eduardo De Filippo vi si recava dopo il teatro ordinando una pastina in brodo, un pezzo di parmigiano e qualche oliva. Giorgio Napolitano, da presidente della Repubblica, andava spesso al Sarago. 

Il Napoli di Vinicio inaugurò la frequentazione dei calciatori. Uno di loro, Giorgio Braglia, pagava tremila lire mangiando solo il primo. Il secondo (mozzarella o un filetto) lo portava da casa per non spendere. 

Al “Sarago”, Nando Pennino convinse Ferlaino a ingaggiare Castellini e Caporale. Dopo due mesi di stipendio, Caporale non vide più una lira dal Napoli e pretendeva che fosse Nando a pagarlo. 

Negli anni di Maradona, il pibe e i compagni andavano a mangiare al “Sarago”. Il bersaglio dei loro discorsi era Bianchi, l’allenatore. Raccontava Nando: “Lo chiamano Settimio per ridurgli il nome che era Ottavio“. Maradona aveva una stanza appartata, riservata solo a lui. 

Walter Novellino ogni sera consumava la stessa minestrina che gli ricordava nonna Gismonda. Vinicio era un patito del pesce all’acqua pazza e grande divoratore di pastiera. Sergio Clerici era ghiottissimo di pasta e fagioli, rigorosamente con la pasta mischiata. Penne alla sorrentina, ‘purpetielle’ affogati con ulive e capperi erano la delizia serale di Rudy Krol. Maradona non tradiva mai gli spaghetti alle vongole bianche, le mozzarelle di Castelvolturno e i gamberetti. Canè mangiava pentole di pasta e patate con provola. Tonino La Palma mangiava mozzarelle, una dietro l’altra, come se fossero caramelle. Tarcisio Burgnich si scolava bottiglie di Barbera e Trebbiolo, una a pranzo e una a sera. 

Tra gli ospiti più esigenti, il prefetto Catenacci, l’architetto Ortoli, Alfonso Quaranta, Elio Cotena, Ferlaino. Nando inventò il risotto alla Sandokan al tempo in cui Kabir Bebi girava il film sull’eroe salgariano per la tv. Apparve al “Sarago” e Nando gli preparò un risotto con gamberetti e curry. Il segreto era il sale del diavolo, una miscela a base di peperoncino. 

Cavaliere della Repubblica, onorificenza assegnatagli da Pertini nel 1982, per tutti Nando Pennino è stato “il maresciallo“. Perché è stato maresciallo dei paracadutisti. 

Un giorno, un americano entrò nel ristorante e, saputo il cognome di Nando, gli disse: “Voi siete lo zio di Francis Coppola, la madre del regista si chiama Italia Pennino, deve essere una vostra parente“. “A occhio e croce – raccontò Nando – era la figlia che mio padre Vincenzo ebbe in America“. 

Attori del cinema e del teatro erano di casa al “Sarago”. Una volta, di ritorno da Capri, entrò Barbra Streisand col suo accentuato strabismo e il profilo tagliente. Edwige Fenech, Sylva Koscina, Rosanna Schiaffino, Serena Grandi, Ornella Muti, Claudia Cardinale sono state le “stelle” viste al “Sarago”. Diceva Nando: Il mio ristorante è cinema, teatro e sport.

Quando Nando inaugurò il “Sarago”, ed era il 23 febbraio 1973, fra gli ospiti illustri di quella prima sera ci furono Silvio Piola ed Edoardo Mangiarotti. Li portò Di Nanni. Piola aveva 60 anni ed era stato campione del mondo con la nazionale di Vittorio Pozzo in Francia nel 1938. Mangiarotti aveva 54 anni, schermidore che aveva collezionato 39 medaglie di cui 19 d’oro nella spada e nel fioretto alle Olimpiadi e ai Mondiali. 

Nando si concesse un successo anche in Canada. Andò a Toronto nel 1980 per la Settimana della gastronomia napoletana. Quindici giorni indimenticabili al Royal York, albergo a moltissime stelle. In quei giorni a Toronto preparò tremila pasti. Fra i clienti apparve un giorno Filippo di Edimburgo, il marito della regina Elisabetta, che gli ordinò “Spaghetti alla Sarago” com’era scritto sul menù. Dopo gli spaghetti Filippo ordinò solo una tazza di thé. Il manager del Royal York propose a Nando di restare a Toronto, dieci milioni al mese se fosse rimasto. Nando replicò: “Non c’è solo la nostalgia di Napoli. È che a Napoli io al mese di milioni ne guadagno quindici“. 

Da tempo, Nando aveva chiuso col “Sarago”. Continuammo a vederci. Aveva da raccontare sempre una “novità”, un aneddoto, un ricordo. Negli ultimi giorni, si sentiva affaticato. Lo chiamai al telefono. “Sono stanco – mi disse. – Non ce la faccio più“.