Riunione plenaria del Cgie online riguardante le imminenti elezioni per il rinnovo del Cgie e il programma riguardante il turismo delle radici. Michele Schiavone(Segretario Generale Cgie) ha parlato di una necessità di riformare le leggi elettorali e quelle della rappresentanza complessiva degli italiani all’estero “non più adeguate a soddisfare le esigenze di una popolazione radicatasi in ogni continente”, ha rilevato Schiavone suggerendo che si ponga la giusta attenzione sul ricambio nella rappresentanza di base. La convocazione delle assemblee paese avverrà nel mese di aprile per cui “occorre avere a mente scadenze elettorali precise”, ha aggiunto Schiavone ricordando che il rinnovo del Cgie è anche sottoposto a procedure preparatorie che concorrono alla composizione delle assemblee paese. I consiglieri Cgie saranno: 43 provenienti dalle assemblee in rappresentanza dei paesi con maggior numero di iscritti Aire più 20 consiglieri nominati dal governo. Schiavone ha evidenziato il problema derivante dalla nuova tabella ministeriale che prevede cambiamenti nell’assegnazione dei consiglieri a singoli paesi secondo un’applicazione matematica: l’Africa non avrà più rappresentanze e stesso dicasi per l’Asia. “Chiediamo  – ha affermato Schiavone – che, nonostante il decreto ministeriale, la tabella venga rivista e vengano ripristinati i principi fondamentali cui si è ispirato il legislatore”. Il Segretario Generale ha quindi chiesto la sospensione del decreto e auspicando un aumento di 4 consiglieri, aggiuntivi ai 43 eletti all’estero per assegnarli specificamente ad aree del mondo risultanti scoperte. “Non ci sono stati richiesti pareri”, ha segnalato Schiavone auspicando un election day per il 23 aprile per il rinnovo dei consiglieri del Cgie. Sul turismo delle radici, inserito nel PNRR per la durata di 24 mesi che terminerà nel 2024, Schiavone ha ricordato che “bisogna rendere attive e protagoniste le nostre comunità attraverso associazioni, Comites, Cgie e soggetti settoriali che potranno interfacciarsi con la rete diplomatico-consolare e anche con Enit con il quale esiste un protocollo d’intesa proprio con il Cgie”, ha precisato Schiavone chiedendo se tecnicamente il compito di questo Cgie sia di fatto terminato il 23 gennaio o ci sia la possibilità di convocare un’ulteriore riunione in presenza.

Benedetto Della Vedova (Sottosegretario agli Esteri) ha parlato della possibilità di rivedere le modalità di voto anche con la sperimentazione di voto elettronico. “A noi spetta solo applicare la normativa mentre il parlamento deve intervenire per modifiche i meccanismi delle elezioni delle rappresentanze delle collettività italiane all’estero. Sulla componente di nomina governativa, potrà essere valutata la possibilità di usarla per riequilibrare la situazione lì dove non siano previste con criterio aritmetico le rappresentanze”, ha commentato Della Vedova che sul turismo delle radici ha parlato di strategia integrata inserita nel PNRR per la ripresa del turismo in Italia. La Direzione generale per gli italiani all’estero del Maeci ne è amministrazione attuatrice mentre quella titolare è il Ministero della Cultura. Si tratta di un progetto da 20 milioni di euro rivolto agli italo-discendenti stimati in circa 80 milioni di persone. “Le comunità italiane all’estero potranno fornire un contributo già in fase preparatoria. Il progetto è nato dalla volontà della Dgit, raccogliendo indicazioni provenienti da realtà associative all’estero più il tavolo tecnico convocato annualmente a partire dal 2018. Si tratta di itinerari e borghi spesso lontani dai grandi circuiti”, ha spiegato Della Vedova parlando di turismo delle radici cui andrà dedicata una campagna informativa in Paesi maggiormente interessati per potenzialità anche coinvolgendo Comites, associazioni e rappresentanze estere. Tornando al voto le assemblee paese dovranno riunirsi entro e non oltre il 23 aprile: l’impegno elettorale coinvolge 17 Paesi che devono chiamare alle urne i cosiddetti grandi elettori. “Non ipotizzabile un intervento con decreto legge che preveda il riparto dopo elezioni già avvenute”, ha sottolineato nel corso del dibattito Della Vedova parlando delle richieste di rivedere la ripartizione de consiglieri.

Luigi Maria Vignali (Direttore Generale Italiani Estero del Maeci) ha spiegato le ragioni degli esiti della tabella di ripartizione dei membri Cgie e le motivazioni per cui non è stato consultato il Cgie. Il termine per il completamento dei calcoli era il 22 gennaio, una data troppo ravvicinata per avviare un confronto presentivo con il Consiglio Generale. In questa tempistica bisognava infatti individuare i paesi e ottenere dati dal Ministero dell’Interno, dati definitivi per conoscere la consistenza delle collettività. “Per il momento l’Africa perde il suo rappresentante territoriale. Sono conseguenze che verranno valutate dal governo però in questa fase il compito era applicare la norma e in tempi rapidi”, ha spiegato Vignali ricordando che per numero di italiani l’Austria ha superato di poche unità quelle in Africa e quindi l’Austria ottiene il seggio così come il Brasile passa a 4 seggi. Le assemblee paese saranno convocate o prima o dopo pasqua, ma preferibilmente prima per motivi organizzativi. I grandi elettori sono per esempio: 203 in Germania, 174 in Argentina, 131 in Brasile, 140 in Svizzera. Nel nuovo Cgie oltre ai membri territoriali ci saranno i consiglieri di nomina governativa: 7 proposti da associazioni nazionali per l’emigrazione, 4 dai partiti e 6 dalle confederazioni sindacali e patronati, 2 da stampa e stampa italiana estero e 1 dal mondo rappresentativo dei lavoratori frontalieri. Sarà chiesto agli enti interessati di esprimere le loro preferenze e le candidature per nomine governative. Sul turismo delle radici Vignali ha ricordato che questa fase è preparatoria in vista della fase 2023-2024: ci sarà anche una consultazione e un’informazione circa il processo preparatorio. Vignali ha parlato del ruolo di Comites e Cgie in attività di comunicazione circa l’importanza di questo piano all’interno delle comunità. Sulla questione della piena operatività del Cgie in questo momento di transizione  il Direttore Generale ha precisato come la legge dica che i membri del Cgie rimangano in carica per la durata equivalente a quelli del Comites. Tuttavia, dal 23 dicembre fino all’insediamento del nuovo Cgie, si potrà garantire lo svolgimento di compiti istituzionali con caratteri di urgenza e non prorogabilità e tra questi rientrano i pareri obbligatori previsti per legge e quindi il Cgie attuale potrà essere consultato. D’altro canto il servizio giuridico del Maeci ha però segnalato la necessità, al fine di preservare in questo periodo il bilancio dedicato , di non utilizzare  fondi per l’attuale Cgie. In pratica il Consiglio Generale uscente non potrebbe utilizzare queste risorse ad esempio per spese di viaggio . In proposito su segnalazione di Schiavone, Vignali non ha escluso la possibilità di verificare se in passato ci siano state differenti interpretazioni della norma.  Sulla mancata rappresentanza dell’Africa Vignali si è soffermato su possibili soluzioni del problema : “non so se sia praticabile il decreto legge perché i tempi di conversione potrebbero superare i tempi di elezione”, ha concluso il Direttore Generale .

Silvana Mangione (Vicesegretario Generale Cgie paesi anglofoni extra UE) ha segnalato, sempre per quanto riguarda la nuova ripartizione dei consiglieri, un ulteriore taglio per la Commissione continentale con una riduzione del 75% della rappresentanza iniziale. Sulla tabella numerica Mangione ha precisato che la legge istitutiva del Cgie del 1998 – visto che non c’è stata la riforma di tale norma – all’art. 8 bis prevede che il Cgie sia articolato in assemblea plenaria, commissioni continentali con due presenze che nella nuova tabella non ci sono più. Quindi non essendo stata modificata la legge istitutiva “In tabella siano inseriti i rappresentanti cancellati dell’America Centrale e del Sud Africa”, ha sollecitato Mangione parlando di un Cgie indebolito da due successivi decreti che diminuiscono le presenze. La Mangione si è  inoltre detta contraria alla possibilità di rappresentare in seno al Cgie l’Africa da un esponente di nomina governativa. Riccardo Pinna (Comitato Presidenza Cgie/Africa) ha segnalato la sua intenzione a non ripresentarsi per il nuovo Cgie, ma ha definito comunque doveroso lottare fino alla fine affinché ci sia la rappresentanza per l’Africa. Norberto Lombardi(Cgie/Pd) ha parlato, per quanto riguarda la formulazione della tabella dei consiglieri, di una legge con meccanismo automatico che non lascia scampo. Il consigliere ha proposto di cambiare la norma vigente con un decreto legge visti i tempi ristrettissimi. “Ci sono margini per un decreto legge immediatamente applicativo?”, ha sollevato il quesito Lombardi sottolineando che non è possibile che Africa e Asia restino scoperti nella rappresentanza del Cgie. Lombardi ha inoltre auspicato che sul turismo delle radici i Comites siano coinvolti anche in fase operativa. Antonio Putrino (Cgie/Svizzera) ha lamentato come da una parte ci si ricordi che bisogna applicare la legge ma dall’altra ci si dimentichi di consultare il Cgie. Il senatore Fabio Porta (Pd- ripartizione Europa) ha ricordato il suo esempio personale di battaglia per la legalità sul voto. “Credo sia il momento di mettere mano alla legge elettorale che riguarda il voto all’estero non solo alla luce di quanto successo al sottoscritto ma anche per venire incontro al problema della riduzione dei parlamentari: non è più coerente con l’impianto così con il problema di rappresentatività e territorialità”, ha dichiarato Porta lamentando come la stessa riforma di Comites e Cgie sia ancora lì dopo ben tre governi. “Abbiamo 7 consiglieri per un solo Paese e realtà non rappresentate”, ha puntualizzato Porta che sul turismo delle radici ha chiesto “bandi che investano davvero sui territori dove ci sono radici e persone che potrebbero gestire questi flussi”. Franco Papandrea (Cgie/Australia) ha ricordato il problema della commissione continentale anglofona passata da 16 a 5 membri e anche i paesi rappresentanti nel Cgie passati da 22 a 17. Rodolfo Ricci (Cgie/Filef) ha visto come unica chance quella suggerita da Lombardi ossia il decreto legge chiedendo un’azione unitaria per fare un decreto immediatamente applicativo che tenga conto delle problematiche sollevare circa la rappresentanza. Andrea Mantione (Cgie/Paesi Bassi) ha lamentato a sua volta la questione relativa alla presunta impossibilità dell’attuale Cgie di attingere adesso ai fondi. Nello Gargiulo (Cgie/Cile) ha evidenziato come indipendentemente da tutto sia necessaria  un’assemblea conclusiva del Cgie uscente e, in presenza di un problema economico, vada visto come si lo possa superare, affinché il lavoro fatto in questi anni abbia una valutazione finale da consegnare al futuro Cgie. La deputata Francesca La Marca (Pd – ripartizione America Centrale e Settentrionale) si è soffermata sul tema del turismo radici segnalando come nell’ultima legge bilancio abbia inserito un emendamento per ingresso gratuito dei residenti all’estero nei musei statali italiani per un periodo di tre anni. La deputata ha anche parlato di valorizzazione dei borghi e dei fondi del PNRR, nonché della presentazione di un pacchetto di emendamenti da proporre per incentivare turismo. Mariano Gazzola(Vicesegretario Generale Cgie per l’America Latina) ha parlato di modalità alternative in vista delle assemblee paese per sopperire ad eventuali defezioni dovute anche alla pandemia e quindi ha invitato a studiare alternative per ogni imprevisto così da mettere al sicuro i risultati elettorali a prescindere dai diversi paesi. In generale e sul turismo delle radici Gazzola ha invitato a fare maggiormente sistema. Luigi Billé (Cgie/UK) ha parlato di riforma della rappresentanza necessaria all’insegna di equilibrio e trasparenza e sul turismo delle radici ha invitato a parlare di gemellaggi.

Giovanni De Vita (Coordinatore Maeci Turismo delle Radici) ha parlato del turismo delle radici ricordando il tavolo tecnico del 2018, fino all’ultimo tavolo del 26 gennaio scorso dove erano presenti 184 persone: una partecipazione cresciuta negli anni. “Il Maeci non ha competenze specifiche sulla promozione turistica ma offre una cassa risonanza per tale promozione grazie alla sua rete estera”, ha spiegato De Vita che ha evidenziato come dal 2018 si siano susseguiti progetti sul tema: uno di questi la collana ‘Guida alle radici italiane’. Il Consigliere ha quindi ricordato il master in formazione per operatori del turismo delle radici promosso dall’Università della Calabria con il patrocinio del Ministero: un’esperienza importante perché ha consentito di raccogliere anche candidature da italiani all’estero. “Su 20 studenti, 5 erano provenienti dalle comunità di oriundi italiani”, ha menzionato De Vita citando anche i due studi sul turismo delle radici volti alla profilazione della figura del turista delle radici. “Bisogna spiegare agli operatori italiani come accogliere questi turisti”, ha rilevato De Vita anticipando che un secondo studio sul tema sarà pronto in primavera ed è stato condotto a livello mondiale con una serie di incontri con le comunità italiane nel mondo. “I borghi sono i maggiori produttori di turismo delle radici”, ha commentato De Vita evidenziando il potenziale valore aggiunto di questa pratica in termini economici. Per quanto riguarda l’applicazione del piano sul turismo delle radici promosso dal Maeci De Vita ha rilevato come “Un aspetto importante sia la creazione di gruppi per sviluppare le professionalità nell’accoglienza del turista delle radici: selezioneremo giovani alla ricerca di occupazione e formeremo un’aggregazione di associazioni temporanee di scopo per interagire sui territori e queste saranno un punto di riferimento per la raccolta di dati da condividere. Fondamentale sarà anche il rapporto con le regioni così come il processo di indicizzazione dei documenti per la ricerca genealogica”, ha aggiunto De Vita spiegando la necessità di offrire ai turisti delle radici indicazioni su storia e cultura dei territori. “Il nostro scopo è costruire quello che dovrebbe essere l’itinerario delle radici”, ha precisato De Vita parlando di una rete museale volta anche a spiegare l’emigrazione alle scuole. Quindi lo strumento del ‘working-holidays’ quale organizzazione di attività sui territori per ricordare ai turisti quello che gli raccontavano gli antenati, per esempio nell’artigianato. “L’attività sarà monitorata sui territori dalle reti universitarie per misurare il grado di soddisfazione dei servizi fornendo ai territori quei servizi necessari all’accoglienza, come per esempio personale che aiuti con i problemi legati alla lingua”, ha aggiunto  De Vita parlando del 2024 come dell’anno finale del progetto, Sarà “l’anno delle radici”, un occasione per attirare turisti. Il Consigliere ha infine ricordato i dati forniti dall’Enit sul potenziale del turismo delle radici. “Il turista delle radici nutre un sentimento di nostalgia che lo spinge  al ritorno”, ha concluso De Vita segnalando l’idea di una capillare campagna di comunicazione sul turismo delle radici da portare avanti con vari mezzi di informazione e da rivolgere anche ai mezzi di informazione dei paesi di residenza dei connazionali. Restando al tema del turismo delle radici, il consigliere Cgie Fabio Ghia ha ricordato come la recente conferenza Stato-Regioni-PA-Cgie di dicembre abbia visto una scarsa partecipazione da parte dei presidenti di regione. Il Presidente della  Commissione Informazione del Cgie Giangi Cretti ha parlato dell’esigenza di coinvolgere gli italiani all’estero nel progetto sulle radici non solo come promotori, ma anche come organizzatori.

CONDIVIDI
Articolo precedenteNatura ed élite
Articolo successivoMercoledì 2 febbraio