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di Marco Fortis

In questo avvio del 2022 nubi sempre più nere hanno coperto il cielo sopra l’economia europea e italiana, in particolare l’aumento dell’inflazione e i rincari record del gas e delle materie prime. I rischi di un rallentamento dei consumi delle famiglie e della produzione industriale sono oggettivi, in parte si sono già materializzati e preoccupano alquanto.

Intanto, però, l’economia italiana archivia un 2021 record. Lo certificano gli ultimi dati Eurostat relativi alla contabilità nazionale (PIL) e al commercio estero (export) diffusi il 15 febbraio, nonché quelli della produzione industriale comunicati oggi.

Per quanto riguarda il PIL, l’Italia ha presentato una progressione congiunturale ininterrotta nei quattro trimestri del 2021, anche se con un rallentamento nell’ultimo quarto: +0,3% nel primo trimestre (rispetto al trimestre precedente); +2,7% nel secondo trimestre; +2,6% nel terzo trimestre; +0,6% nel quarto trimestre. Questa notevole e costante crescita congiunturale ha portato il PIL nell’ultimo trimestre dello scorso anno ad un livello del 6,4% superiore a quello dell’ultimo trimestre del 2020. Si tratta del più forte aumento tendenziale sui 12 mesi fatto registrare dalle economie dell’Eurozona in base ai dati ad oggi disponibili. Dietro di noi seguono Paesi Bassi e Cipro (6%), Portogallo (+5,8%), Belgio (+5,6%), Francia e Austria (+5,4%), Spagna (+5,2%), Lituania (+4,8%), Finlandia (+3,7%), Lettonia (+3,1%), e, molto staccate, Germania (+1,7%) e Slovacchia (+1,1%). Per un confronto, siamo cresciuti di più anche degli Stati Uniti (+5,5%).

Dunque, preoccupazioni per il 2022 a parte, i dati di contabilità nazionale del 2021 evidenziano un rafforzamento strutturale della nostra economia, in particolare a livello di industria manifatturiera dal lato della produzione, e in termini di ripresa dei consumi e degli investimenti (in edilizia ma anche in macchinari) dal lato della domanda.

Gli indici di produzione industriale aggiustati per il calendario confermano questa tendenza. Infatti, secondo l’Eurostat, nel 2021 la produzione industriale italiana è cresciuta dell’11,8%: un incremento nettamente superiore a quelli di Spagna (+7,5%), Francia (+6%) e Germania (+4%). Noi abbiamo quasi completamente recuperato i livelli del 2019 antecedenti la pandemia: ci manca solo un 1% per raggiungerli. Ciò demolisce definitivamente il tormentone secondo cui la nostra ripresa era solo un “rimbalzo”. Mentre gli altri maggiori Paesi europei sono invece molto al di sotto dei livelli di produzione industriale precrisi. La Germania lo è più di tutti (-6,6%), ma anche Francia (-5,5%) e Spagna (-3%) hanno ancora parecchio terreno da recuperare.

In particolare, nel 2021 l’Italia è stata il primo Paese dell’Eurozona per più forte crescita della produzione industriale di beni intermedi (+15,6%); il secondo dopo i Paesi Bassi per più forte crescita della produzione di beni di investimento (+13,8%); e il quarto dopo Lituania, Slovenia e Lettonia per più forte crescita di beni di consumo durevoli (+22,4%).

Il rafforzamento strutturale della nostra economia appare evidente anche per quanto riguarda l’export. Infatti, come avevamo già anticipato (Il Made in Italy corre, l’export punta a oltre 510 miliardi di euro, “Huffpost”, 25 gennaio 2022), le esportazioni del made in Italy nel 2021 hanno finito con lo sfondare quota 500 miliardi di euro raggiungendo un nuovo record storico di 516,3 miliardi. L’export è cresciuto del 18% in complesso; del 20% verso i Paesi UE e del 16% verso i Paesi extra UE.

La bilancia commerciale italiana ha chiuso lo scorso anno con un surplus di 50,4 miliardi di euro, realizzato principalmente verso i Paesi extra UE. Infatti, il nostro Paese è la seconda economia europea per più alto attivo commerciale verso i Paesi extra UE (47,9 miliardi) dopo la Germania (196,9 miliardi).