Un concerto dei Nomadi (Depositphotos)

di MARCO FERRARI

Indimenticabile volto del beat italiano dalla voce gracchiante, settantacinque anni fa nasceva a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, Augusto Daolio, storico fondatore, voce e anima dei Nomadi, morto prematuramente nel 1992. Daolio creò la band più longeva della musica italiana insieme al tastierista Beppe Carletti che ancora oggi calca i palcoscenici della penisola. E per ricordare l’anniversario di Augusto, i Nomadi daranno vita ad un tuor che partirà il 5 marzo dall’Auditorium del Parco della Musica di Roma, per passare il 14 marzo al Teatro Lirico di Milano, il 16 al Teatro Duse di Bologna, toccando poi Legnano e Torino in attesa del solito giro estivo.

I Nomadi non muoiono mai, sono il simbolo delle proteste giovanili, di quella incessante ricerca di libertà contenuta nel brano più rappresentativo, “Io vagabondo” e nel motto dei fan club, «Sempre nomadi». Partiti dalle balere dell’Emilia-Romagna nel 1963 per conquistare tutto il Paese, sono diventati gli alfieri di musiche e testi sempre più impegnati a livello sociopolitico e con una fitta attività live che li vede perennemente in giro nel mondo. Recentemente sono stati rinvenuti circa 600 documenti tra lettere, cartoline e fotografie che Daolio aveva spedito a una famiglia di amici della provincia di Modena, tra il 1965 e il 1968. Un patrimonio che rischiava di scomparire perché la casa di quella famiglia era disabitata da tempo.

Un residente ha notato un contenitore all’esterno dell’edificio e ha scoperto le lettere di Augusto che adesso sono depositate nell’archivio storico del Comune di Novellara. Augusto Daolio (Novellara, 18 febbraio 1947 – 7 ottobre 1992) aveva fondato all’assieme a Carletti il gruppo dei Monelli, diventati poi Nomadi nel 1963 con questa formazione: Franco Midili, Leonardo Manfredini, Gualberto Gelmini e Antonio Campari. Ma, a segnare l’impronta del gruppo era proprio Augusto, il leader carismatico, che con tempo cambiò la voce e l’intensità dell’espressione. Una voce posata in studio che si ribaltava completamente nei concerti. Famosa la versione della canzone “Ala bianca”, originariamente pezzo di Elton John intitolato “Sixty Years On”.

L’anno di svolta è stato il 1972 con l’incisione di un 45 giri da solista, “Una ragazza come tante”, colonna sonora del film “La ragazza di via Condotti” e l’uscita di “Io vagabondo”, canzone simbolo dei Nomadi. A differenza di tanti cantanti dell’epoca, Augusto aveva la capacità di entrate in contatto col pubblico, non solo durante le esibizioni, ma anche nella vita di tutti i giorni. Dotato di una voce leggermente nasale ma capace di grandi mutamenti, ebbe nel carisma uno dei suoi punti di forza. Ma furono anche i suoi testi dalla poetica malinconica ma efficace a renderlo un simbolo della musica italiana anni Sessanta e Settanta. In quel periodo i Nomadi strinsero anche un sodalizio creativo con Francesco Guccini che portò al successo brani come “Dio è morto“.

Agli inizi del 1992 Augusto iniziò a star male. Per molto tempo sembrò riuscire a tenere a bada il proprio problema di salute. Tuttavia, la scomparsa del suo storico amico Dante Pergreffi, nel maggio dello stesso anno, peggiorò la sua situazione e lo portò all’improvviso decesso il 7 ottobre 1992 a soli 45 anni. Accanito fumatore, a portarlo via fu un cancro ai polmoni. Il suo ultimo concerto lo tenne a Genova il 7 agosto 1992. La tomba di Augusto Daolio si trova al Cimitero di Novellara ed è meta di veri e propri pellegrinaggi di migliaia di fan. Al suo fianco per 23 anni è stata, fino alla morte, un’unica donna, Rosy Fantuzzi. Ma Augusto non era solo un musicista, si cimentava anche come pittore e scultore. I suoi quadri furono esposti la prima volta nel 1991 a Novellara, e ancora oggi vengono messi in mostra dall’associazione “Augusto per la vita”, che raccoglie fondi per la ricerca oncologica.

Dopo la sua morte, i Nomadi hanno pubblicato l’album live “Ma che film la vita” con le ultime apparizioni di Daolio alla voce e una commossa dedica alla storica anima del gruppo. Ogni anno, nei giorni del suo compleanno, Novellara ospita il «Nomadincontro», tributo ad Augusto in cui i Nomadi si esibiscono insieme ad altre band e in cui viene anche assegnato un premio alla memoria di Daolio dedicato a personalità che operano nel sociale direttamente e si adoperano per iniziative umanitarie. Sospeso negli ultimi due anni a causa della pandemia, l’appuntamento tornerà nel 2023. Ora il tour intitolato “La vita è proprio un film” dedicata all’anniversario di Augusto in attesa di celebrare, l’anno prossimo, i sessant’anni di vita della formazione musicale.

Ad oggi il gruppo emiliano conta 52 lavori, fra dischi in studio, live e raccolte per un totale oltre 15 milioni di copie vendute. Ma ci sono anche altri numeri importanti: 100 fans club dal Trentino alla Calabria che ogni giorno manifestano tutto il loro sostegno e oltre 150 Cover Band. Poi c’è l’impegno umanitario che ha visto i Nomadi promotori di varie iniziative di solidarietà e numerosi viaggi benefici, alcuni anche un Sud America. Nella loro lunga carriera si sono pure esibiti di fronte a grandi personalità come il Dalai Lama, Giovanni Paolo II, Yasser Arafat, Michel Sabbah Patriarca di Gerusalemme, Fidel Castro, Tara Gandhi. Oggi il gruppo, sempre capitanato da Beppe Cartelli, include Cico Falzone (chitarre e cori dal 1990), Daniele Campani (batteria, dal 1990), Massimo Vecchi (basso e voce dal 1998), Sergio Reggioli (violino e voce dal 1998) e Yuri Cilloni (voce dal 2017).