OPINIONE

di Gerardo Coco

Siamo molto, troppo vicini all’orlo di una impensabile serie di eventi da cui non c’è ritorno. E nessun Paese occidentale sembra voler fare un passo indietro. Anzi, appare quasi che voglia intensificare la crisi. Questo perché il mondo a Ovest crede di avere il monopolio su ciò che costituisce la “verità politica” e che la sua visione ideologica dei fatti sia l’unica corretta, valida e autorevole. Predica la libertà di parola, di stampa, il dissenso ad altri Paesi, ma se ne esenta. Dall’inizio della guerra in Ucraina, Stati Uniti e Unione europea hanno bandito i media russi: televisioni, app e piattaforme on-line sono state completamente “epurate”. Internet è diventato uno strumento per promuovere la disinformazione. Gli hacker di tutto il mondo hanno condotto attacchi informatici, disabilitando le reti governative del Cremlino.

Se fossimo in una società libera, che permettesse di conoscere tutti i lati delle questioni senza censurarli, le persone capirebbero che l’attacco russo all’Ucraina non era un fatto imprevisto e inspiegabile lanciato da un delinquente. L’attacco russo era del tutto prevedibile e gli eventi che lo hanno prodotto dovrebbero essere noti a ogni diplomatico occidentale con quoziente intellettivo superiore a due cifre. Si condanni pure l’invasione dell’Ucraina, ma si tenga conto che i legittimi interessi di sicurezza della Russia sono stati ignorati da un modello di comportamento occidentale che risale alla caduta dell’Unione Sovietica del 1991, quando la ragione di esistere della Nato era cessata. Ma, sfortunatamente, come avviene per la maggior parte delle burocrazie, la fine della sua missione non significava la fine dell’organizzazione stessa. Invece, i capi degli Stati membri si riunivano nel 1999per ideare nuove missioni, per un’alleanza obsoleta e alla deriva. È qui che la Nato è passata dall’essere un’alleanza difensiva a una organizzazione offensiva e interventista, ovvero di copertura dell’interferenza statunitense in Europa occidentale e oltre. Così, la sua ricerca di espansione illimitata verso Est ha riacceso le tensioni internazionali. Dopo aver dimostrato la sua sanguinosa aggressione in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia e infranto la solenne promessa di ritirarsi, dopo aver trascinato gli “alleati” europei in guerre americane che non li riguardavano, la Nato si è trasformata in una vera e propria minaccia per la Russia.

Nel 1999, Polonia, Ungheria e Repubblica ceca venivano ammesse alla Nato. La Russia brontolò ma non fece nulla. Nel marzo del 2004 altre sette nazioni europee venivano incorporate nella Nato: Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Slovenia. Poi, nel 2008, la Nato, oltraggiando ulteriormente la Russia, assicurava sia alla Georgia che all’Ucraina una eventuale adesione. Era troppo. Poco dopo questa provocatoria promessa, scoppiava la guerra tra i separatisti filo-russi georgiani e la Georgia. La Russia interveniva a favore dei separatisti georgiani, provocando una umiliante sconfitta per il leader della Georgia. L’apertura della Nato all’Ucraina è anche alla base della crisi in questo Paese, che nel 2014 ha portato all’annessione della Crimea da parte della Russia, alla guerra civile ucraina ancora in corso nel Donbass che in effetti, come per la Georgia, è stata un’altra guerra per procura degli Stati Uniti.

Oggi, coloro che stanno armando l’Ucraina chiedono alla Russia di cessare tutte le sue attività nel Paese, di ritirarsi dalla Crimea e lasciare che l’Ucraina aderisca all’Unione europea e/o alla Nato. In altre parole, si aspettano che Mosca abbandoni i propri interessi in Ucraina, punto e basta. Sarebbe meraviglioso se la diplomazia occidentale potesse realizzare questo miracolo, ma quanto è probabile? Data la storia della Russia, la sua vicinanza all’Ucraina e le sue preoccupazioni per la sicurezza a lungo termine, è difficile immaginare che Putin capitoli alle richieste occidentali senza una lotta lunga e costosa.

La soluzione a questa crisi è che gli Stati Uniti e i loro alleati abbandonino l’obiettivo pericoloso e non necessario dell’espansione infinita della Nato e facciano tutto il necessario per convincere la Russia a far diventare l’Ucraina uno Stato neutrale. Per anni Vladimir Putin aveva avvertito che l’Ucraina era la sua “linea rossa”. Non avrebbe mai accettato una Nato minacciosa alle sue porte. Nessun altro leader russo lo accetterebbe. Per la Russia, l’Ucraina è un imperativo strategico come Henry Kissinger riconobbe: “Per la Russia l’Ucraina non può mai essere un Paese straniero… l’Ucraina non dovrebbe aderire alla Nato”.

Lo scenario ucraino avrebbe potuto essere disinnescato con un minimo di diplomazia. Ma non è accaduto, perché l’élite politica globale avrebbe dovuto fare un passo indietro dalla sua agenda di dominio planetario totale. Così, invece di lavorare per porre fine prontamente al conflitto, i leader occidentali continuano a demonizzare Putin e la Russia, attraverso una propaganda che ha spinto tutti a vivere nel “videogioco” in cui il nemico dell’Occidente è un Adolf Hitler e gli ucraini gli eroi coraggiosi che lo stanno combattendo. Nel 2014, sempre Kissinger, commentò: “La demonizzazione di Vladimir Putin non è una politica. È un alibi per non averne una”.

Questa, ormai, non è una guerra che Putin può permettersi di perdere. Una tale perdita sarebbe politicamente devastante per la Russia e, a quel punto, di fronte alla possibilità di un crollo di questa nazione, le armi tattiche nucleari diventerebbero possibili. Per evitare questo incubo, l’Occidente deve abbandonare la propaganda e gli insulti che impediscono ogni opportunità di negoziazione, e trovare l’accordo per rendere l’Ucraina un Paese indipendente. Altrimenti, la Terza guerra mondiale è alle porte.

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