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Hanno smesso di parlare con la propria madre, con il proprio padre, con i propri parenti, perché da loro non vengono creduti. Hanno raccontato di come sono stati costretti a fuggire dall’Ucraina, per salvare la vita a se stessi e ai propri bambini, mentre i bombardamenti russi facevano a pezzi la loro città. Ma dopo aver ascoltato quelle testimonianze, non c’era apprensione ma rimprovero nella voce di quei genitori. “Stai mentendo”, la risposta spiazzante rivolta ai propri figli. Così la guerra sta dividendo le famiglie ucraino-russe.

Lo raccontano al Guardian Alexander e Natasha, di Leopoli e Kharkiv. Le loro storie valgono da esempio e sono simili a quelle di molti altri connazionali che hanno parenti residenti nel paese guidato da Putin. Da lì, dalla Russia, ascoltano ogni giorno un racconto completamente diverso di ciò che sta accadendo ai loro figli e dunque non credono loro. “Non posso parlare con mia madre”, dice il 34enne russo Alexander, trasferitosi in Ucraina 10 anni fa. “Lei non mi capisce. Dice che sono solo i nazisti che si uccidono a vicenda e che siamo responsabili di tutto questo. Semplicemente non mi crede. Ci parlavamo molto, ma ora non ha più senso”.

Natasha, dopo essere scappata col marito e i figli, ha chiamato la cugina residente a Mosca, per aggiornarla sul suo stato di salute, ma la conversazione è diventata surreale: “Dice che ci stanno mentendo. Che è l’America la causa di tutto e gli ucraini sono stati crudeli. Mi ha persino invitato ad andare in Russia per stare con lei. Non sapevo se ridere o piangere. Sto lottando disperatamente qui per mantenere l’indipendenza dell’Ucraina e lei mi invita ad andare in Russia”.

Natasha e Alexander sanno cosa sta accadendo, lo vedono con i propri occhi. I loro cari rimasti in Russia hanno una visione completamente diversa di quanto sta accadendo, quella che raccontano le televisioni di Stato. Circa la metà degli ucraini ha una famiglia in Russia, secondo un sondaggio del 2011. L’interscambio familiare tra i due paesi è stato prolifico per secoli, ora questi rapporti si stanno incrinando.

Natalia ha genitori e nonni russi. Quando è dovuta fuggire da Kharkiv ha avvisato i parenti: “Quindici minuti dopo l’inizio dei bombardamenti, ho inviato loro una serie di messaggi: ‘Siamo bombardati.’ La prima domanda che mi hanno fatto è stata: ‘Chi sta facendo i bombardamenti, il nostro esercito o il tuo?'”.

È la paura e l’ignoranza a plasmare la loro visione del mondo, dice Natalia al Guardian: “Penso che abbiano paura del regime di Putin, tanto quanto i miei genitori avevano paura di Stalin. Ora semplicemente non rispondono. Non ho rabbia verso di loro. Mi dispiace soltanto”.