Fiume Po a Torino (Depositphotos)

Franco Esposito

Gli agricoltori italiani sacramentano tutti i dialetti. Messi in seria crisi al limite del collasso, sono tenuti a fare i conti con la siccità. Il corso del Po è asciutto come l’esca, privo di acqua non è nella condizione neppure di fare andare i barconi dei pescatori. Figuriamoci le imbarcazioni da diporto, che hanno smesso di trasportare passeggeri. 

Il Po in secca restituisce i relitti. Dalle parti di Gualtieri, nel Reggiano, è riaffiorata addirittura una chiatta della Seconda  guerra mondiale. Un residuato di guerra il cingolato delle truppe tedesche affiorato nel Mantovano. Recuperato dal Museo della Seconda guerra mondiale, sarà esposto. 

Fiumi e laghi del Nord Italia sono a secco. L’unica visione che sono in grado di offrire è il fondale, asciutto e polveroso anch’esso. In Piemonte e Valle d’Aosta culture e attività di montagna stanno scontando il prezzo della carenza d’acqua. Pesantissimo il danno per l’economia di territori cresciuti grazie all’agroalimentare e al turismo. Anche i rifugi alpini sono rimasti a secco. Nel Vercellese vige da settimane l’allarme irrigazione del riso. “Così è impossibile partire”. Soffre il Lago Maggiore, sessanta centimetri sotto la media. Le semine sono in chiara pesante difficoltà. “Il grano non germoglia”. Costretti a fare i conti con la siccità, gli agricoltori del posto e i vignaioli invocano “nuove regole per irrigare”. I ghiacciai sono piombati nella più cupa delle agonie. Ma quello che spaventa ora è il fondo valle. 

La siccità, implacabile fino a ieri, presenta il conto. Pesantissimo fino alla prospettiva di azzerare del tutto culture e produzione di un intero anno. Un inverno così secco e mite non si vedeva da trent’anni. Mentre i meteorologi spargono la speranza. Finalmente la pioggia, che non sarà tanta, ma a qualcosa servirà. Intanto darà un minimo di respiro ai cosi d’acqua. L’Arpa è in grado di garantire che i prossimi cinque giorni di precipitazioni potranno salvare “campi e tavole”. E Coldiretti annuncia di essere sulla stessa linea dell’Arpa. Sorella pioggia, tu sia la benvenuta o la bentornata.

Il calendario segna oggi 110 giorni senza pioggia. Il climatologo Martelli avverte che la pioggia in arrivo aiuterà l’agricoltura ma non ancora la portata dei fiumi”. E alto si leva il grido di dolore del direttore dei consorzi irrigui: “Va cambiato un modello di sviluppo basato sul cemento. 

Bentornata, sorella pioggia, auspicano di poter urlare gli agricoltori italiani, mai così prigionieri della bestemmia come in questi periodi di lunga siccità. Cinque giorni di precipitazioni sono previsti a partire da mercoledì 30 marzo. Mentre in quota torna la neve. Ma nel Nord Italia resta critico il livello di laghi e corsi d’acqua. “Servono più invasi per la raccolta”. 

La buona notizia dell’arrivo della pioggia riguarda in particolare il Centro Nord del Paese fino a Campania, Basilicata, Puglia. Trenta-quaranta centimetri di neve in quota. La temperatura presenterà abbassamenti anche sotto i mille metri. “La pioggia sarà inizialmente debole, ne trarrà giovamento l’agricoltura”, spiega Luca Mercalli, climatologo e meteorologo. “La pioggia servirà a rendere umido il primo strato superficiale per la semina, ma non ce la farà ancora a fare riserva. 

Il primo passo è destinato ad aprire la strada alle settimane successive. “Aprile e maggio ne Nord Ovest sono i mesi più piovosi. Abbiamo due mesi di buone speranze”, annuncia Mercalli. Ma le preoccupazioni sono destinate a non scomparire. I problemi veri riguardano gli invasi di fiumi e laghi. Terna, gestore delle rete di trasmissione idroelettrica nazionale, informa che siamo ai valori minimi registrati negi ultimi 50 anni. “Con un calo di produzione di energia del 51% a febbraio”. 

Il report dell’Osservatorio Siccità lascia scarso spazio all’immaginazione. “Sull’Italia settentrionale, tra settembre 2021 3 marzo 2022, le piogge sono calate dal cinquanta al novanta per cento con un deficit tra i 200 e 400 millimetri. L’aumento medio della temperatura varia tra il grado e mezzo e cinque gradi, con gravi ripercussioni sulle strutture che possono contenere l’acqua”. 

L’Italia risulta sotto questo aspetto capovolta. Mentre al Nord l’acqua c’è sempre stata, ora il cambiamento climatico presenta il conto. Palese la crisi imputabile anche a un sistema idraulico inadeguato. Spediamo ogni anno mediamente 7 miliardi di euro per riparare i dnani causati dall’eccesso di acqua e un  miliardo per indennizzare i danni dell’agricoltura provocati dalla siccità. “Da ora in poi avremo sei mesi senz’acqua e sei mesi di super piogge. Oggi ne raccogliamo l’undici per cento, dobbiamo arrivare al  cinquanta per cento”, chiarisce il direttore generale del’Anbi, Massimo Gargano. 

La verità vera è che noi italiani siamo un Paese con un modello di sviluppo troppo incentrato sul cemento. Oggi giorno vengono fagocitati, distrutti dall’urbanizzazione sedi ettari di terreno. E quando l’acqua incontra l’asfalto, fa danni o se ne va per i fatti suoi. Abbiamo un atteggiamento chiaramente da cicale, dovremmo cambiarlo. Così non ce lo possiamo permettere. Sull’Italia incombe un nuovo oppositore: la siccità.