di Matteo Forciniti

Come era ampiamente prevedibile, Aldo Lamorte è stato eletto rappresentante per l’Uruguay all’interno del Cgie, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. È stata un votazione segreta quella che ha incoronato l’architetto e politico uruguaiano alla sua ennesima poltrona accumulata tra Italia e Uruguay.

I lavori dell’assemblea paese -composta dai membri del Comites e da alcuni rappresentanti delle associazioni- si sono svolti sabato mattina presso un Istituto Italiano di Cultura inaccessibile alla stampa, inaccessibile alla cittadinanza. “Mi dispiace ma il pubblico non può assistere alle operazioni di voto, si può accedere solo all’inizio oppure alla fine”  dice Paola De Antonellis, funzionaria dell’Ambasciata, pochi minuti dopo l’avvio dei lavori. E lo ripete, qualche istante più tardi anche il primo segretario Alberto Amadei, molto convinto della scelta: “Adesso non si può entrare, la avvisiamo quando finisce”.

E il finale non ha riservato alcuna sorpresa, tutto è andato esattamente come si prevedeva. A vincere, con 16 voti, è stato Lamorte che ha stracciato tutti gli altri candidati persi nelle loro divisioni: Ignacio Palermo (membro del Comites e dell’Associazione Calabrese) ha avuto 7 preferenze, Filomena Narducci (storica rappresentante con un passato nel Comites e nel Cgie) si è fermata a 5 e infine la candidata sconosciuta Asise Gonzalez Lavagnini è rimasta a zero lasciando un enorme dubbio sulle reali motivazioni di questa partecipazione.

Con questa vittoria Aldo Lamorte ha incassato quella legittimità democratica per arrivare al Cgie (e limitarsi a viaggiare in prima classe a Roma) che in passato non aveva avuto. L’ultima volta, nel 2015, era stato sconfitto da Renato Palermo prima di essere risuscitato dalla politica: grazie al sottosegretario del suo stesso partito riuscì ad entrare ugualmente al Cgie per nomina governativa facendo la comparsa e portando avanti un arduo compito nel suo lavoro caratterizzato solo da una cosa, gli elogi costanti alle autorità diplomatiche alla faccia della rappresentanza. Il tutto senza parlare degnamente in italiano, il minimo che ci si dovrebbe aspettare.

Questa elezione del Cgie però corre seriamente il rischio di essere stata falsata vista la posizione del trionfatore assoluto che ha annunciato di dimettersi da presidente del Comites per poter portare avanti questa nuova sfida. Ad amor del vero la sua presidenza del Comites è stata per 3 lunghi mesi illegale in base a quanto ha stabilito l’Avvocatura dello Stato: essere contemporaneamente presidente del Comites e consigliere del Cgie (quello uscente) non si può fare ma al nostro rappresentante è stato incredibilmente concesso dalle autorità diplomatiche.

I problemi non finiscono qui dato che, non contento di accumulare poltrone italiane, Lamorte ricopre attualmente la carica di deputato supplente nel Parlamento uruguaiano con il Partido Nacional nonostante la legge istitutiva dei Comites parli di “non eleggibilità di coloro che detengono cariche istituzionali”. Il senatore italiano del Partito Democratico Fabio Porta ha appena presentato un’interrogazione parlamentare al riguardo parlando di “evidenti irregolarità” su questa ennesima vicenda che lo vede protagonista.

Ci sono poi state altre anomalie in questa votazione del Cgie a partire dalla partecipazione dei due membri cooptati del Comites di Montevideo Jorge Castiglia e Nery Pinatto. Entrambi sono stati nominati dal Comites nella polemica seduta del 16 febbraio mentre il suo presidente manteneva un doppio incarico illegale tra il Comites e il Cgie.

Il terzo aspetto che ha inquinato il voto uruguayo al Cgie riguarda i rappresentanti di alcune associazioni scelte per partecipare dall’Ambasciata. Quali sono stati i criteri per la loro selezione? Ogni associazione regolarmente iscritta all’albo consolare poteva presentare la sua richiesta per partecipare all’assemblea ma c’è chi assicura di essere stato escluso come il Circolo Italiano di Maldonado in base a quanto ha raccontato il presidente Carlos Calace: “Noi abbiamo presentato in tempo e forma la nostra domanda per partecipare ma non abbiamo avuto più notizie dall’Ambasciata. Non so che cosa abbia motivato questa scelta ma se dietro ci fossero state manovre politiche sarebbe molto grave”.