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di Lucio Fero

Tra un paio di mesi l’aborto in Usa sarà con tutta probabilità, per non dire certezza, punibile punito più di quanto l’interruzione volontaria della gravidanza non sia punita in Arabia Saudita. Non è un paradosso della propaganda pro aborto, è la quasi certa conseguenza pratica della imminente pronuncia-sentenza della Corte Suprema degli Usa, quella appunto attesa tra un paio di mesi e di fatto già annunciata da una fuga di notizie sulla “bozza” già stesa in seno alla Corte.

Sentenza e non legge – Per un europeo non è immediato: la liceità dell’aborto negli Usa poggia su una sentenza e non su una legge. Una sentenza della Corte Suprema stabilì a suo tempo, circa mezzo secolo fa, che negli Usa non era vietato alle donne interrompere volontariamente la gravidanza. Una sentenza della stessa Corte può e sta per ribaltare precedente sentenza.

In realtà così non si faceva, esisteva nella giurisprudenza per così dire materiale americana, nel suo agire esisteva per consenso generale impegno e garanzia che il già “sentenziato” dalla Corte Suprema non venisse ribaltato con analoga modalità. Impegno e garanzia di stabilità perfino sociale: in un sistema dove sentenza fa legge l’aleatorio delle sentenze va ridotto al minimo se non proprio evitato del tutto. Così hanno fatto per decenni i membri della Corte di nomina repubblica o democratica (la Corte Suprema è di nomina politica e la nomina è a vita). Così si era impegnato davanti al Congresso il giudice conservatore che oggi va a scrivere la contro sentenza sull’aborto. Ma il trumpismo come ideologia e prassi giudica questa garanzia e questi impegni come ostacoli da saltare e comunque come schemi di comportamento inadatti ad una guerra civil-culturale in cui gli Usa sono immersi. Quindi la Corte Suprema Usa a maggioranza conservatrice valica gli argini e sta per emettere contro sentenza. 

Una legge federale sull’interruzione di gravidanza negli Usa non c’è. I democratici al Congresso hanno tentato di introdurla prima che arrivasse la sentenza anti aborto. Hanno fallito, niente numeri al Congresso, nessun repubblicano si è azzardato ad apparire all’elettorato evangelico-pro vita-trumpiano compromesso con gli anti Cristo, anti Trump, liberal. Quindi niente legge. Quando ci sarà sentenza della Corte Suprema, ogni Stato si farà la sua legge sull’aborto e nella gran parte degli Stati, quelli a governatore repubblicano, l’aborto sarà vietato e basta. Vietato, punto.

In Arabia Saudita l’interruzione volontaria di gravidanza  è lecita se c’è rischio fisico e mentale per la donna. Dopo la sentenza della Corte Suprema in Texas aborto vietato in ogni caso, sempre. E come in Texas in altri, molti, Stati degli Stati Uniti d’America. Che l’aborto si avvia ad essere punito a Miami o Houston più che a Gedda non era una battuta.