È grave l’accusa mossa dal governo di Kiev contro il Cremlino. Secondo la commissaria ai Diritti umani del parlamento ucraino, Lyudmyla Denisova, più di 210.000 bambini ucraini sarebbero stati deportati dai russi contro la loro volontà. Un numero enorme che farebbe parte dei circa 1,2 milioni di cittadini che Kiev afferma siano stati portati via dalle loro case con la forza.

“Quando i nostri figli vengono deportati, si distrugge l’identità nazionale e si priva il nostro paese del futuro” ha detto la Denisova parlando alla tv nazionale. L’esponente politica non ha fornito prove a sostegno di questa tesi e soprattutto di queste cifre. Lo stesso “Guardian”, che ha rilanciato la notizia, ha sottolineato che non è stato possibile verificarle in modo indipendente.

Resta dunque il dubbio circa la completa fondatezza di una denuncia che, in ogni caso, sembra trovare credito presso l’intelligence Usa. Anche gli Stati Uniti, infatti, hanno accusato l’esercito russo di aver trasferito “con la forza” in Russia diverse migliaia di ucraini dall’inizio della guerra, spesso facendoli passare attraverso dei “campi” in cui hanno dovuto subire un trattamento “brutale”.

Secondo le autorità ucraine, che per prime ne hanno denunciato l’esistenza, tali campi, di solito, sarebbero ubicati nei territori orientali controllati da Mosca. Attraverso il rappresentante diplomatico presso l’Osce, Washington ha parlato di “diverse migliaia di ucraini”” passati per questi campi, mentre decine di migliaia di altri sarebbero stati evacuati in Russia.