Depositphotos

Pochi giorni fa si é svolto a Punta del Este, nel Centro di Convenzioni, un Congresso mirato alla Libertá di Stampa che ha canalizzato l’interesse di tutto il  mondo.

Riflettere sui rischi che esistono per esercitare la libertà di espressione, stampa e informazione, è il modo migliore per rendere omaggio ai giornalisti, soprattutto a tutti coloro che hanno perso la vita.

Con l’omicidio dei giornalisti di Veracruz Yesenia Mollinedo e Johana García, del giornalista Luis Enrique Ramírez, a Culiacán, a Sinaloa, sono stati 11 i giornalisti assassinati quest’anno in Messico e più di 800 in tutto il mondo, una cifra che fa paura.

In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, il motto è stato “Il giornalismo sotto l’assedio digitale”, organizzata dall’UNESCO che si è svolta a Punta del Este.

Il quadro è stato favorevole all’analisi dello stato di riconoscimento e rispetto della libertà di espressione e di accesso alle informazioni, nonché del diritto umano alla protezione dei dati personali.

Riflettere con una prospettiva critica sui rischi che esistono per esercitare la libertà di espressione, di stampa e di informazione, è il modo migliore per rendere omaggio ai giornalisti che, ogni giorno, rischiano la vita, non solo in Messico, ma in tutto il mondo. 

In un contesto ad alto rischio per le libertà pubbliche e i diritti umani, le istituzioni democratiche richiedono la promozione di un’agenda comune e l’UNESCO è sempre dalla parte dei Paesi che promuovono i valori della democrazia, ma anche dalla parte dei giornalisti che svolgono un ruolo fondamentale appunto per la democrazia.

Nell’INAI (Instituto Nacional de Transparencia y Acceso a la Información) del Messico, si é sollecitato a mantenere intatti i diritti dei giornalisti e, quindi, la libertà di stampa. Senza dubbio, implica enormi sfide che non possono essere evitate, data la sua stretta relazione con la fattibilità della democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà delle persone in tutto il mondo, ma soprattutto perché, i giornalisti di indagine che hanno cercato di far luce sul Cartel di Sinaloa, sono state le vittime.

Secondo Carmen Aristegui, conosciuta a livello mondiale per il suo programma nella CNN en Español: “Il presidente messicano attacca per danneggiare la credibilità dei giornalisti”

Attualmente, le minacce contro i giornalisti non si sono limitate alla censura o all’esclusione dei media in cui diffondono le loro informazioni, ma a queste si aggiungono le violazioni della loro privacy, attraverso la sorveglianza fisica o digitale, il monitoraggio delle comunicazioni o delle attività, l’intrusione del Stato e dei poteri di fatto nelle loro famiglie o nelle loro case.

Secondo Aristegui: Le minacce e questi rischi, che sono aumentati in tutto il mondo, hanno la loro peggiore espressione negli omicidi. Attualmente, nel mondo ci mancano più di 800 giornalisti, ci mancano le loro voci, ci mancano le loro storie che sono rimaste incompiute, ci mancano le loro verità che non erano conosciute. Mettere a tacere le voci dei giornalisti è mettere a tacere la voce della società”

L’Associazione Interamericana della Stampa (SIP) ha condannato l’oltraggioso massacro di giornalisti in Messico e ha invitato la comunità internazionale a chiedere che le autorità prendano più seriamente questo gravissimo problema.

Secondo il Presidente dell’Associazione Jorge Canahuati, “l’uccisione di giornalisti in Messico è oltraggiosa e supera la capacità di comprendere cosa si può fare per garantire che i giornalisti possano svolgere il loro lavoro senza essere vittime di violenze”.

 Il barometro della SIP, Chapultepec Index, che misura le prestazioni delle istituzioni in termini di libertà di espressione e di stampa, colloca il Messico al 16° posto su 22 paesi valutati. Il rapporto sul Messico, presentato ad aprile alla riunione semestrale dell’IAPA, affermava che le principali organizzazioni non governative del mondo concordano sul grado di pericolo che esiste nel Paese per praticare il giornalismo.

Nelle risoluzioni emesse dalla stessa riunione sull’impunità e sugli omicidi, sugli attacchi ai giornalisti e sui meccanismi di protezione, ai governi federale e statale del Messico viene chiesto di intraprendere diverse azioni per prevenire la violenza e proteggere i giornalisti. In questo paese:  Yessenia Mollinedo Falconi, Sheila Johana García Olivera, Luis Enrique Ramírez Ramos, Lourdes Maldonado López, Margarito Martínez Esquivel, Heber López Cruz, Juan Carlos Muñiz, Jorge Camero Zazueta, Roberto Toledo, José Luis Gamboa e Armando Linares, sono i nomi di coloro che già non racconteranno e illustreranno più storie in Messico.

STEFANO CASINI