di Lucio Fero

Enrico Berlinguer è, nel pantheon della sinistra italiana, indiscusso santo laico. Berlinguer è la nostalgia per un’età dell’oro del socialismo e del comunismo, prima che quest’ultimo fosse svergognato dalla Storia e il primo fosse costretto a infinite revisioni di se stesso. Berlinguer è nella sinistra italiana il nome che evoca la praticabilità di una illusione persistente: quella che il contrasto politico sociale possa definirsi come lotta tra onesti e non. Di qui la trasformazione della sinistra in movimento per la (presunta) superiorità morale e quindi inevitabilmente lo scivolare verso la Repubblica dei Magistrati (vagheggiata) e, stazione finale, il populismo della gente (buona) contro potere (cattivo).

Insomma, il populismo di sinistra. Da cui Enrico Berlinguer era lontanissimo ma che spesso viene praticato invocando, invano, il nome di Berlinguer. Berlinguer, nome che spesso appare sulla bocca di comunisti che si vogliono ancora tali e ancor più appare sulla bocca di chi si vuole progressista, ecologista e (ovviamente) pacifista senza se e senza ma. Per tutti loro una notizia tutt’altro che inedita: Enrico Berlinguer pubblicamente e chiaramente disse che Nato equivale a sicurezza. Con una feroce nemesi storia nel tal-show della figlia una posizione così sarebbe definita, senza se e senza ma, bellicista e pilotata dalla Nato.

Una provocazione di Zelensky, una provocazione che ha indotto Putin ad invadere? Sono stati e sono gli incauti e bellicisti ultimi arrivati finlandesi e svedesi? Oppure quei notori estremisti anti russi dei polacchi, lituani, estoni, lettoni? O i guerrafondai anglosassoni al governo a Londra e Washington? O i riarmisti incalliti di Francia o al riarmo freschi convertiti di Germania? Chi è stato a dirla questa che si sta più al sicuro sotto l’ombrello militare della Nato? Nessuno di questi, a dirlo e a pensarlo e a valutarlo è stato Enrico Berlinguer, segretario allora del Partito comunista italiano. E non oggi, parecchio tempo fa. Molto prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Un giudizio meditato ed espresso tanti, già tanti anni fa quello di Enrico Berlinguer: meglio, molto meglio stare nella Nato.

Enrico Berlinguer non aveva avuto l’opportunità di studiare sui testi del prof. Orsini, non aveva l’ampia visione storica-strategica di Giuseppe Conte, non aveva il pragmatismo ruspante di Matteo Salvini. Che ne sapeva Berlinguer? Qualcosa doveva saperne, anche direttamente: i russi allora sovietici gli organizzarono un attentato in Bulgaria. I russi allora sovietici erano sicuramente preoccupati, anzi provocati, da questo agit-prop della Nato di nome Enrico Berlinguer.

Cosa per Enrico Berlinguer era più al sicuro sotto l’ombrello militare della Nato? Qualcosa che per Enrico Berlinguer non era il nemico, la fonte di ogni male, il bersaglio di ogni avversione, rifiuto e disgusto: la democrazia liberale. Enrico Berlinguer la democrazia liberale non la voleva abbattere e cancellare. Al contrario, la voleva difendere, anche con la protezione militare della Nato. Enrico Berlinguer la democrazia liberale se la voleva tenere. Niente meno che depurata dal capitalismo ma la democrazia liberale Enrico Berlinguer se la voleva tenere. Depurata dal capitalismo…ingenuo e incongruo programma. Ma se la voleva tenere e sapeva che la Nato la proteggeva, proteggeva il sistema politico della libertà e delle libertà. Enrico Berlinguer, cui oggi i pacifisti senza se e senza ma, i disarmisti che mai chiedono alla Russia di disarmare, gli anti Nato e gli Usa non hanno gli stessi interessi nostri affibbierebbero l’epiteto di bellicista pupazzo della Nato. Perché, diversamente da Berlinguer, la democrazia liberale o non sanno cosa sia o la soffrono o la schifano.