La guerra in Ucraina miete vittime (foto depositphotos)

Sondaggio sorpresa, si fa per dire: gli italiani vogliono la resa di Kiev. Lo vuole il 52%. Pur di evitare la guerra e la recessione, la maggioranza chiede a Zelensky di piantarla lì.

Di cedere i territori – tutti o in parte -che la Russia rivendica e fine della storia. Fine della macelleria. Ritorno alla pace e ritorno alla propria comfort zone. Amen. È quanto rivela l’ultimo sondaggio SWG. Dati che erano nell’aria da tempo. Ed allora facciamo alcune considerazioni.

1) FRANZA O SPAGNA PURCHÉ SE MAGNA – L’amara considerazione del Guicciardini resta in piedi dalla metà del 500. Non è cambiato niente. Oggi come allora sembra che i più siano incapaci di pensare a un futuro di speranza e di crescita; dunque l’uno o l’altro vanno bene. Francia o Spagna “per noi pari sono” si diceva allora quando c’era da scegliere con chi stare mentre lorsignori si sbranavano sul suolo italiano . Di qua o di là che differenza fa? Purché sia salvo il proprio orticello. Purché la pancia sia soddisfatta. Ergo la resa dell’Ucraina garantirebbe grano e gas. L’Everest. Tutto il resto è mezza collina. Non ci sto.

2) PACIFISMO INTERESSATO, EQUIVOCO – Si fa largo un pacifismo interessato. Peggio del pacifismo ideologico. L’importante è che l’economia non rallenti. D’accordo: tutti vogliamo la pace. Ci mancherebbe. Non mi sta bene se il prezzo da pagare è accollato ad un altro popolo. No. Questo pacifismo non è amore per la pace. È una genuflessione miope, egoista, quasi immorale. Ricorda il pacifismo del 1938 quando l’Occidente, al vertice di Monaco, tranquillamente acconsenti’ a Hitler di prendersi i Sudeti dopo che si era già preso l’Austria. Come non riprendere oggi quell’infausto momento? Vista tanta indulgenza, l’anno dopo Hitler invase la Polonia. Come possono non temere questi raffronti Svezia e Finlandia?

3) NATO NEL MIRINO – Solo il 19% ritiene che l’ingresso nella Nato dei due Paesi scandinavi porti una maggiore stabilità in Europa. Il 45% è convinto del contrario. Appena il 16% trova questo ingresso privo di qualsiasi conseguenza. Il 56% insiste sulla necessità del dialogo, il 34% viceversa opta per la linea dura. Pesano sulle opinioni degli intervistati le bollette choc. E pure il timore di nuove invasioni di migranti dall’Africa. La mancanza del grano ucraino innescherà nuove partenze.