Beppe Grillo (foto depositphotos)

di GABRIELLA CERAMI

Tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte l’idillio non c’è mai stato. Proverbiali le parole del Garante M5s sull’ex premier: “Ha deficit di capacità politiche e organizzative”. Da allora soltanto i 300mila euro all’anno che i pentastellati hanno deciso di devolvere al fondatore per tacitarlo e per utilizzare il suo blog e la sua forza sembravano poter placare il conflitto fra i due. Ma il probabile niet sul simbolo (Con-te sì, Con-te no, ossia mettere nel logo il nome del presidente) è un colpo fortissimo contro tutta l’opera di costruzione della leadership personale, targata Conte-Casalino, tramite la quale l’ex premier pensava di rimettere in pista un Movimento sbandato e depresso, e puntare su se stesso e sul suo passato a Palazzo Chigi, per recuperare consensi e pescare soprattutto in quell’elettorato di sinistra che è il suo vero target.

In ambienti M5s si racconta di una telefona furiosa durante il weekend tra Conte e Grillo quando il Garante leggendo le parole del vicepresidente grillino Mario Turco ha scoperto l’intenzione imminente, da parte del presidente stellato, di personalizzare il logo. Che il leader M5s volesse mettere nel simbolo il suo nome è cosa nota da tempo ma finora ha rimandato limitandosi alla dicitura “Movimento 2050”, per dare il segnale di un partito che guarda al futuro. Invece il gioco di parole “ConTe” appare già nel logo di alcune città che si avvicinano alle amministrative, come per esempio Rieti. Ma si tratta di un’iniziativa locale e non di un qualcosa di strutturato e generalizzato. Non è un segreto tuttavia che il presidente, subito dopo le amministrative di giugno, voglia mettersi al lavoro per cambiare il simbolo inserendo la parola “ConTe” convinto che il suo nome possa far risalire il partito nei sondaggi in vista delle elezioni del 2023 e nello stesso tempo evitare le battaglie legali.

A far da detonatore sono le parole rilasciate all’AdnKronos dal senatore e vicepresidente del M5S Mario Turco, braccio destro e sinistro di Conte: “È possibile – dice – che il ‘brand’ che ha finora contraddistinto il Movimento possa subire qualche modifica, ma resta il riferimento all’identità del Movimento e alle sue radici fondanti”, spiega l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi. Il nome di Conte apparirà sul simbolo? “È una possibilità, per identificare il nuovo corso, ma se ne parlerà in sede di Consiglio nazionale”. Beppe Grillo è d’accordo? “Ci saranno valutazioni, discussioni”.

Ed ecco qui che le discussioni, piuttosto animate, sono cominciate. Beppe Grillo alza il telefono e chiama Conte: “Non ne sapevo nulla. Io sono il Garante. Decido io che cosa mettere e cosa non mettere nel simbolo M5s”. Questo il senso delle sue parole che animano un nuovo scontro tra i due. Questa volta però ad essere colpita è l’idea più profonda di Conte. La sua persona come calamita dei consensi, la sua leadership che emancipa il Movimento dall’icona ingombrante del fondatore, il suo volto e il suo stile come riassunto di uno strappo rispetto al passato e come cifra di ciò che M5S versione Giuseppe vuole essere e proverà a diventare: un partito vero e proprio senza quel tratto anarchico e spontaneistico che ha avuto finora, una forza politica non apocalittica o futuristica o in qualche maniera artistica e scapigliata (la pochette di Conte è l’opposto della capigliatura riccioluta e delle camicie a fiori di Grillo). Per Conte dovrà essere invece un gruppo coeso che contesta nel contesto, si muove nell’alveo tradizionale degli altri partiti cercando in una sorta di familiare diversità rispetto ad essi il proprio ubi consistam e la capacità di attrarre voti. Un’operazione ambiziosa, molto ambiziosa, che tendenzialmente non tiene conto del fatto che Grillo esiste ancora e vuole esistere sempre. Un po’ di gratitudine, no?, sembra dire Grillo in questa querelle sul simbolo. Alla quale è in qualche modo collegata un’altra vicenda. 

Domenica sera appare un post sul profilo Facebook di Grillo in cui si rilancia il testo di uno studioso, Rulkens, dal titolo “La maggioranza è sempre in errore”. All’interno del Movimento questo intervento viene interpretato in due modi differenti. C’è chi ritiene che il fondatore M5s si stia schierando contro il governo Draghi che vuole imporre l’inceneritore di Roma e chi invece pensa che il messaggio sia rivolto a Conte perché nel testo fa riferimento al “95% della nostra vita che viviamo con il pilota automatico, senza alcuna coscienza delle scelte che facciamo”. Quel 95%, che non è detto abbiano ragione pur essendo in maggioranza, sarebbero i voti che Conte ha ottenuto quando è stato eletto presidente M5s. Un avvertimento, insomma, che il Garante avrebbe mandato a Conte via blog per fermarlo nella sua ambizione di personalizzare il simbolo.

Di simboli in questi anni M5s ne ha cambiati parecchi, ben quattro. E sicuramente il presidente dovrà provvedere a crearne un quinto, poiché le parole di Enrica Sabatini, moglie di Davide Casaleggio, in cui invita Conte a rinunciare alle 5 stelle nel simbolo, lasciano intravedere nuove battaglie legali. Ma per Grillo studiare un nuovo simbolo è un conto, fare un partito personale è un altro. Perché in fondo l’Elevato non accetterebbe mai di finire nell’ombra.