DI ARIANNA FRANCESCA BRASCA
Con il bilancio delle vittime dell’invasione dell’Ucraina che aumenta di giorno in giorno e nessuna prospettiva di un cessate il fuoco alle porte, l’imperialismo disperato del Cremlino si smaschera da solo e gli attivisti che rappresentano i popoli non slavi della Russia aumentano gli sforzi per radunare sostenitori dietro le richieste di maggiore autonomia.
La guerra può diventare fattore scatenante per le coscienze nazionali, soprattutto quando la maggior parte dei soldati russi uccisi in Ucraina proviene dalle comunità etniche minoritarie del Paese, molte delle quali già afflitte da povertà e discriminazioni interne. 
Noi occidentali, da quest’altra fetta di mondo, siamo soliti pensare alla Russia come a un unico grande Stato. In realtà, Mosca racchiude al suo interno ben 22 repubbliche, tra le 85 realtà federali in cui è suddivisa. Secondo un censimento del 2010, in 17 milioni di km quadrati ci sono ben 193 gruppi etnici, che parlano 100 lingue diverse tra loro.
A fronte di questa varietà etnica, la guerra in Ucraina vale l’impegno di guardarsi indietro a ricercare contestualità storica per comprendere gli avvenimenti di oggi. Le repubbliche evidenziate nella mappa sono state luogo di lotte per il potere, con Mosca che non ha mai fatto dietrofront nella missione d’influenzare politicamente queste realtà, contando sulla legittimità data dalla presenza di minoranze filorusse diasporiche in questi territori.
La strategia dei “conflitti congelati”, di cui l’Ucraina è un esempio calzante e la cui storia, insieme a quella di Cecenia, Transnistria, Crimea e Donbass è cronaca, è un investimento della Federazione per conservare l’influenza nello spazio post-sovietico e foraggiare la sua fragile politica di sicurezza.

Rafis Kashapov, attivista veterano per i diritti della minoranza tartara e cofondatore del movimento “Free Idel-Ural”, che vuole indipendenza e integrazione per il gruppo delle regioni minoritarie nella Russia centrale, ha fatto eco ai commenti del “collega” Gabbasov, rilasciati in un’intervista a The Moscow Times: «Da questa crisi si aprirà una finestra di opportunità e la useremo per ottenere il massimo in termini di diritti e libertà per le nostre repubbliche».

I diversi gruppi etnici non hanno una posizione comune sul futuro della loro emancipazione da Mosca, con aspirazioni che variano in base alle dimensioni delle comunità, alla consapevolezza storica e alle risorse. A unirli, nell’incontro tenutosi al Forum delle Nazioni libere della Russia di questo mese nella capitale polacca Varsavia, è il fatto che la guerra in Ucraina ha ricordato la conquista imperiale russa delle loro terre d’origine e le successive politiche di “russificazione” forzata, inclusa l’esclusione delle lingue minoritarie e della storia locale dai programmi scolastici.

Con 143 soldati uccisi, la repubblica del Daghestan, nel Caucaso settentrionale, è in cima alla classifica dei decessi compilata da fonti aperte dal media indipendente iStories. Al secondo posto c’è la repubblica siberiana della Buriazia con 113 morti accertate. Solamente una manciata dei soldati caduti proviene dalle grandi città Mosca e San Pietroburgo, dove la coscrizione verrebbe accolta con maggior scalpore dalle élites del Paese.

«Negli anni, nelle nostre terre si è verificata un’epurazione linguistica ed etnica, cui oggi si aggiunge il massacro ucraino e delle nostre minoranze, i cui rappresentanti rinvigoriscono le fila dell’esercito di Mosca», ha detto Gabbasov alla conferenza di Varsavia, all’organo di stampa Idel.Realii.

Quella che è in corso è una riscoperta delle culture e delle identità nazionali – non nazionaliste – che rinvigoriscono nelle crepe del potere centrale. La memoria insegna che, prima o poi, tutti gli imperi cadono o si trasformano sotto il peso della storia. Per Mosca non sarà diverso.

NELLA FOTO LE REPUBBLICHE RUSSE1.Adighezia 2.Altaj 3.Baschiria 4.Buriazia 5.Daghestan 6.Inguscezia 7.Cabardino-Balzaria 8.Calmucchia 9.Karacaj-Circassia 10.Carelia 11.Komi 12.Mari El 13.Mordovia 14.Sacha 15.Ossezia 16.Tatarstan 17.Tuva 18.Udmurtia 19.Chakassia 20.Cecenia 21.Ciuvascia 22.Crimeav