L’OSSERVATORIO ITALIANO

di Anonimo Napoletano

 

 

Bufera sulle elezioni comunali che si terranno domani a Palermo. Alla vigilia dell’importante tornata delle amministrative, una candidato di Forza Italia al consiglio comunale è stato arrestato con la gravissima accusa di aver stretto un patto con la mafia. Secondo la Procura di Palermo, che coordina l’nchiesta, Pietro Polizzi per essere eletto avrebbe stretto un accordo con i boss dell’Uditore, i costruttori Sansone, ritenuti da sempre vicini al boss Totò Riina. Polizzi è stato in passato consigliere provinciale di Palermo, eletto all’epoca nell’Udc. Nella stessa retata della polizia di Palermo è stato arrestato anche Agostino Sansone, fratello di Gateano, il proprietario della villa di via Bernini in cui il capo dei capi, Totò Riina, trascorse gli ultimi mesi prima dell’arresto avvenuto il 15 gennaio del 1993. Polizzi, 52 anni, oltre alla “passione” per la politica, lavora come dipendente dell’agenzia pubblica regionale “Riscossione Sicilia”.

Come emerge dall’inchiesta, l’incontro tra il candidato e Sansone sarebbe avvenuto ai primi di maggio. Nel corso di quel colloquio i due avrebbero stretto un accordo per le amministrative di domenica a Palermo. Gli inquirenti lo hanno scoperto perché Sansone era intercettato e così hanno potuto ascoltare dal vico la promessa di appoggio. La Procura di Palermo ha chiesto e ottenuto in un tempo record l’arresto del candidato (appena un mese di indagini) perché, spiegano i magistrati, serviva un «intervento urgente atto a scongiurare il pericolo che il diritto-dovere del voto, per le imminenti elezioni amministrative del 12 giugno, sia definitivamente trasfigurato in merce di scambio assoggettata al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso. Ne deriverebbe difatti la conseguente grave violazione del principio e del metodo democratico del quale il libero e incondizionato esercizio del voto costituisce il caposaldo».

A “incastrare” gli indagati, come detto, sono state soprattutto le intercettazioni a cui era sottoposto l’imprenditore Sansone grazie a un “Trojan” inoculato nel suo telefono cellulare. E una intercettazione in particolare, secondo i magistrati inquirenti, dimostra in modo chiaro la sussistenza del reato di scambio elettorale politico-mafioso. Era il 10 maggio scorso e Sansone si reca nel comitato elettorale di Polizzi e lì il candidato di Forza Italia per due volte sussurra all’imprenditore: «Se sono potente io, siete potenti anche voi».  Il gip a questo proposito nell’ordinanza di custodia cautelare scrive: «Si tratta di una asserzione che non merita commento, in quanto Polizzi intendeva formulare espressamente una proposta la cui gravità è indubbia». Non solo. Nella stessa conversazione Polizzi aggiunge, fiducioso nel risultato elettorale: «Ce la facciamo». E il giudice ricostruisce che l’ottimismo di Polizzi era giustificato «anche in ragione  dell’aiuto ottenuto con l’aiuto dal vicedirettore dell’Ast (Azienda sicilia trasporti) D’Alì, la cui moglie è candidata in tandem con Polizzi. La donna è definita dall’indagato come la candidata del presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché».

Ma la conversazione tra i due si fa sempre più esplicita quando Polizzi spiega  a Sansone: «Hai risolto il problema della tua vita!», prima di illustrare la loro comune strategia: «Noialtri ci dobbiamo addattare duoco!». «Aiutami che tu lo sai che ti voglio bene! e tu lo sai che io quello che posso fare lo faccio!», continua il candidato ricevendo poi rassicurazioni da Sansone. È ancora il gip a interpretare le parole del candidato di Forza Italia: «Davvero emblematica la frase pronunciata in dialetto da Polizzi, “addattare duoco”, il cui significato letterale indica l’atto della suzione del neonato dal seno materno, ma che, nel contesto del dialogo intercettato, rappresentava la prospettiva di reciproca prosperità (dunque anche per il sodalizio mafioso) che l’accordo, in ragione delle alleanze politiche appena stabilite, gli avrebbe garantito». Nel corso della conversazione Polizzi si spinge oltre nel garantire appoggio a Sansone. «E lo so! e lo dobbiamo fare! cantiere, lo facciamo!». Una frase in cui si fa cenno a un cantiere e quindi all’attività nel settore dell’edilizia nelle quali sono storicamente impegnati i Sansone. La cosa inquietante dell’incontro è tra l’altro il fatto che Sansone è ritenuto dagli inquirenti un costruttore mafioso, già condannato in passato, ritenuto tra i fedelissimi di Totò Riina del quale, insieme ai fratelli, curò l’ultima fase della latitanza assicurandogli un covo in cui nascondersi. Polizzi non è alla sua prima candidatura in politica e nel passato ha cambiato vari partiti. È stato consigliere provinciale nel 2012 con l’Udc e nel 2017 candidato al consiglio comunale nella lista Uniti per Palermo che sosteneva il sindaco Orlando. Ora stava per ritentare la corsa ad un seggio con Forza Italia, ma il partito azzurro dopo l’arresto ha immediatamente preso le distanze dal personaggio. Il presidente del consiglio regionale  Gianfranco Miccichè, responsabile di Forza Italia nell’isola, ha dichiarato che candidare Polizzi «è stato un errore, commesso in buona fede, di cui mi assumo la responsabilità e di cui chiedo scusa innanzitutto ai nostri elettori. Polizzi ha causato un danno di immagine a Forza Italia, e se dovesse essere rinviato a giudizio, Forza Italia si costituirà parte civile».