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DI GIUSEPPE SCALERA

La rapsodia del nulla si veste attraverso cinque, inutili Referendum. Mai, nella storia repubblicana, si è registrato un quorum così basso. Se non ci fossero stati i 978 Comuni al voto, la percentuale di elettori, a livello nazionale, sarebbe scesa, come a Napoli, sotto il 10%. Viene da chiedersi oggettivamente se, al di là dei sani principi democratici, valga ancora la pena di mettere in campo quesiti referendari che non raggiungono mai il cuore dell’opinione pubblica, che navigano costantemente intorno al 20% di votanti, che, comunque, raccolgono solo polemiche e incomprensioni.

In una realtà economica così complessa come quella che viviamo, si tratta di denaro che sicuramente dovrebbe prendere altre strade, innervando i settori più scoperti e fragili. Ma il vero test era legato alle amministrative e qui si è lottato senza esclusione di colpi, in tutte le coalizioni. Innanzitutto, nel centro-destra, dove accanto ad un apparente intesa, Lega e Fratelli d’ Italia si sono sfidate con le loro liste spalla a spalla per affermare la loro primazia nel Nord del Paese.

La Meloni sembra aver operato il sorpasso, lucrando gli interessi dell’opposizione al Governo. Per Salvini è la conferma di un anno difficile. Doveva essere il king-maker per la Presidenza della Repubblica, sappiamo tutti com’è finita. Voleva la donna del cambiamento, si è sciroppato l’ uomo della restaurazione. Ai confini della Polonia, un altro colpo basso dai richiami di un sindaco anti-Putin. Poi, il viaggio a Mosca vagheggiato e mai realizzato e, infine, l’infortunio referendario dal quale, negli ultimi giorni, ha provato a dileguarsi. Quattro uppercut che oggi presentano il loro conto elettorale. Ma le amministrative offrono ancora altra materia del contendere.

Nel centrosinistra, il campo largo di Enrico Letta non regge più. I 5 Stelle, come avevamo ipotizzato da tempo, si stanno squagliando. Senza lista a Parma, ridotti al 5% a Genova, la città di Grillo, al 7% a Palermo, in un ruolo assolutamente marginale. Conte non ha la maturità politica per organizzare le truppe e il partito affonda. Azione di Calenda ha già raccolto dovunque un risultato superiore e si propone come un’alternativa coalizionale più che valida. Ma le basse percentuali di votanti confermano ancora una disaffezione ormai cronica verso la politica. Spiagge piene ed urne vuote, appare ormai qualcosa in più di un semplice titolo di coda.