Putin

di Massimiliano Di Pace

Nulla sarà più come prima. È questo il messaggio della Russia lanciato dal Forum di San Pietroburgo, che dà addio definitivamente all’Occidente, e punta a creare, nell’economia, nell’industria, nella tecnologia e nella geopolitica, un nuovo ordine mondiale, in cui il paese guidato da Putin intende essere un protagonista assoluto. Tutto questo emerge osservando i titoli dei 170 incontri, che si sono tenuti tra il 15 e il 18 giugno nel corso della 25^ edizione del Forum internazionale dell’economia.

Va detto però che di “internazionale” c’era ben poco a San Pietroburgo, visto che come partner economici della Russia risultavano presenti solo Cina, Egitto, Turchia, Iran, e quando si faceva riferimento ad aree economiche, come Brics, Asean, Africa, America Latina, i rappresentanti di queste zone del mondo erano in realtà quattro gatti (rispettivamente, Sud Africa, nessuno per l’Asean, Nicaragua, Venezuela, Algeria, Repubblica Centrafricana) e tutti di livello basso o inesistente (divertente la definizione di un panelist, presentato come “Sherpa of the Republic of South Africa in Brics”).

Insomma, in questo prospettico pseudo-neo-ordine mondiale i russi intendono suonarsela e cantarsela da soli, e poco conta che per il momento siano solo 10 i paesi intervenuti al Forum (tra cui i presidenti di Cina, Kazakistan, Egitto), che sono quelli ancora disposti a dar loro un po’ retta, tra l’altro, tutti accomunati dal fatto che difficilmente verranno chiamati a tenere seminari sui migliori meccanismi della democrazia. Ma la circostanza più grave emersa dal Forum, che dovrebbe essere considerata anche dai politici nostrani, è che il distacco dalla realtà accomuna Putin con il resto dell’elite della Russia.

Questa affermazione trova riscontro analizzando i titoli dei 170 seminari, molti dei quali sono sorprendenti, se non addirittura paradossali. Intanto, è ammirevole la ricerca, da parte degli organizzatori del Forum (ovvero il Governo della Federazione russa), di termini affascinanti per dire che la Russia si trova in una situazione, per dirla in modo elegante, complicata: “new reality”, “current challenges”, “new environment”, “changing times”, “current conditions”, “new challenges”, e così via.

Ma quello che più stupisce è che gli organizzatori del Forum non si siano resi conto, quando hanno tracciato titoli dei seminari, e relative introduzioni, di confessare l’inconfessabile, sconfinando in qualche caso perfino nel ridicolo, come nei seguenti casi (ma si potrebbe scrivere un libro solo commentando tutti i 170 titoli):

1) “Digital psychology in the context of a new media ethic”: si chiede se la nuova etica (ossia la propaganda russa) è una nuova forma di totalitarismo dell’informazione o un nuovo stadio dello sviluppo etico (il dubbio non viene sciolto…);

2) “The Made in Russia brand: consumer and business patriotism in the service of import substitution”: le nuove sfide (leggi, le sanzioni) hanno aumentato il nazionalismo economico, con il risultato che i cittadini chiedono prodotti Made in Russia, e le aziende russe hanno avviato progetti per soddisfarli (da vedere però se la maggioranza dei russi daranno via le loro Mercedes e Bmw per prendersi le non troppo entusiasmanti Lada);

3) “Dictatorship of neoliberalism with russian fellow countrymen’s eyes abroad”: si afferma che la campagna anti-Russia (ossia le sanzioni) ha smascherato i supporter del neoliberalismo (cioè Ue e Usa), dimostrando che gli interessi geopolitici dell’Occidente sono risultati più importanti dei loro valori democratici (sic!), e che i meccanismi (ossia le sanzioni) sono illegali secondo il diritto internazionale (mentre l’invasione dell’Ucraina ovviamente no…), concludendo che è una vergogna che i russi siano stati discriminati (poveretti, che pena…);

4) “Food security: global challenges and opportunities”: si ammette che la crisi alimentare colpirà quest’anno 44 milioni di persone in 38 nazioni, e che la Russia gioca un ruolo importante a questo riguardo (in effetti…);

5) “The militarization of cyberspace: how to survive the perfect storm”: il 2022 ha dimostrato che la sovranità digitale è fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo dello Stato (chissà perché non si hanno dubbi che questo sia vero per la Federazione russa…);

6) “Tourism: new trends, new opportunities, new routes”: si chiarisce che con il Covid-19 prima, e la “nuova realtà” (ossia le sanzioni) dopo, i russi non potranno che scoprire il proprio paese, straordinariamente vario (non c’è che l’imbarazzo della scelta: boschi, pianure, fiumi… non resta che augurare loro buone vacanze!);

7) “Sport without borders: new scenarios and formats”: si lamenta che anche nello sport vi siano le sanzioni (in realtà non nuove per la Russia, essendo stato provato che aveva organizzato un doping di Stato), per cui quale futuro per lo sport russo? Brillante la risposta: campionati con la Cina;

8) “The age of new challenges: how to raise a citizen”: il patriottismo è il fondamento di uno Stato vitale, e questo consiste anche nel rispetto per la storia nazionale, e una istruzione basata sul patriottismo è utile per l’interazione interculturale (forse per prendersi a botte), e per una società democratica (dove tutti la pensano allo stesso modo…);

9) “Young journalism in Russia: how the new generation looks out into the world and creates the information space”: l’interrogativo c’è tutto, visto che il mondo per i russi si limita a pochi paesi, ma la cosa più interessante è la qualità che deve avere un giovane giornalista, ovvero “la capacità di prendere decisioni veloci e rispondere immediatamente al modificarsi dell’agenda”; in altre parole, essere veloci a scrivere quello che vuole il Cremlino, il quale però può cambiare idea…

In conclusione, se nei paesi europei, Italia in testa, sono in tanti a sperare che tutto torni come prima dopo un futuro (eventuale) processo di pace in Ucraina, il Forum di San Pietroburgo ha ufficializzato la volontà dei russi di porre fine alla collaborazione con Ue e Usa (almeno per i prossimi decenni, ossia finché campa Putin), e far finta che non è così sarebbe un errore politico grave.