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DI LUCIO FERO

Femminismo è parola buona e buona novella. Ancor meglio rispetto della donna nella sua autonomia decisionale, affettiva, sociale. Rispetto e, quando questo non ci fosse, protezione. Sono concetti e precetti, azioni e movimenti buoni e giusti. Ma anche la sacrosanta istanza e il doveroso agire pro genere femminile conosce ormai da tempo il suo populismo. Populismo è quando si ipostatizza il dogma secondo il quale il popolo (quale che sia) ha sempre ragione, basta appunto che sia popolo. Sempre ragione, sia che rivendichi diritti sia che trasformi i suoi bisogni in diritti e senza filtro alcuno e nessuna differenza tra le due entità.

Sempre ragione anche quando il popolo, spesso segmentato in lobby di interessi che si avvicendano e cumulano, esige, fortemente esige privilegi. Populismo è quando dall’idea di popolo si sottrae la condizione di cittadino e si proclama il popolo detentore di diritti ed esentato da doveri. Analogamente quando si ipotizza che la sola condizione di genere, l’esser donna, porti ogni istanza nel regno dei diritti e ogni parola nell’empireo della indiscutibile verità, allora si ha la declinazione populista della questione femminile.

La parabola MeToo – Parabola ascendente in quantità, parabola con evidente tangente populista. MeToo, anche io…Anche io sono stata molestata o peggio da un maschio convinto e certo del diritto innato di possedermi. Anche io sono stata costretto al bivio se accontentarlo col mio corpo o subire rappresaglia sul posto di lavoro. Anche io ho incontrato maschi tendenza padroni e tendenza maiali (con tutto il rispetto per i suini a quattro zampe). MeToo è stato ed è ancora questo, il piovere, la quantità di “anche io” ha mostrato la faccia, neanche tanto nascosta, di una presunta naturale soggezione sessuale cui la donna sarebbe tenuta. MeToo è stato insieme liberazione e verità. Ma ora è anche format. Format mediatico, format giuridico, format culturale. Format, quindi utilizzabile anche per fiction mediatiche, giudiziarie, culturali. Format cui si ricorre anche per fabbricare realtà che realtà non sono.

Oliver Stone – Il se un uomo incontra una donna…meglio essere in tre è sua frase a commento della vicenda che sta coinvolgendo in Italia il regista Haggis. Forse Stone difende a proposito o a sproposito Haggis, non è questo il punto. Il punto è che la frase di Stone purtroppo suona come quella di un vecchio e notissimo film di Sergio Leone, “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile…”. Veniva snocciolata a mo’ di sentenza nel west ed ora il se un uomo incontra una donna…può diventare un motto di doverosa prudenza. Il mondo infatti resta abbastanza infarcito di maschi tendenza padroni e tendenza maiale, ma anche il maschio, i molti maschi, i moltissimi maschi che tali non sono cominciano ad avere alte, anzi altissime probabilità di essere tacciati come tali e finire magari in Tribunale.

Un rapporto mal vissuto o acidamente finito – Se incontri una donna, se comincia una relazione, se inizia un rapporto tra un uomo e una donna…Magari dura poco, succede. Magari nonostante l’apparenza iniziale si rivela subito faticoso, perfino sgradito. Magari uno dei partner ne vuole uscire subito, l’altro no. Magari umo dei due pone fine al rapporto in maniera acida. Succede, succede, eccome se succede. E se a qual punto il sesso vissuto nella relazione diventa nella recriminazione sesso imposto? Succede, eccome se succede. La versione populista di MeToo sta facendo diventare consuetudinaria questa mutazione a posteriori. E sta rendendo concreto il bisogno del paradosso per cui…quando un uomo incontra una donna è meglio essere in tre.