Depositphotos

DI FEDERICA OLIVO

Un balzo indietro nei diritti, quei diritti che sono da sempre fiore all’occhiello della democrazia liberale americana. È il rischio che corrono gli Usa in questo momento. Perché non solo all’aborto potrebbe fermarsi la Corte suprema degli Stati Uniti, che oggi ha fatto carta straccia dell’unica decisione che garantiva, a livello federale, il diritto all’interruzione di gravidanza. Con un provvedimento non del tutto inatteso, ma dall’impatto e dalle conseguenze epocali, la sentenza Roe v. Wade, del 1973, è stata cancellata da un nuovo verdetto del collegio di giudici a maggioranza trumpiana. Sei i voti a favore, tutti dei conservatori. Da oggi in poi fanno fede solo le leggi degli Stati, diversissime tra loro. Perché c’è chi consente l’interruzione di gravidanza, chi la limita fortemente, chi la vieta del tutto.

Questa sentenza potrebbe essere solo la prima di una scia di decisioni ultraconservatrici, che potrebbero andare a scardinare, mattoncino dopo mattoncino, alcuni diritti civili degli americani.

Nei prossimi mesi i giudici dovranno pronunciarsi su questioni delicate: alcuni aspetti del diritto di voto, una contesa tra religione e diritti Lgbt. Ma subito dopo potrebbero arrivare verdetti sulle nozze gay, la contraccezione, la fecondazione in vitro. È la scia di iperconservatorismo di cui la parte liberale dell’America ha paura. È l’eredità, avvelenata, di Donald Trump che riemerge con prepotenza. E con forza di diritto. Perché trumpiana è la maggioranza della Corte: sei i giudici conservatori, i più estremisti sono i tre nominati (a vita, come tutti gli altri) dal Tycoon.

Gli esperti non escludono che quella di oggi sia la pietra miliare di un’escalation: “Pochi giorni fa la Corte ha dichiarato incostituzionale una legge antichissima dello Stato di New York che limita la possibilità di andare in giro con le armi. In questa stagione i principi dello stato liberale e i diritti dei cittadini sono molto sotto attacco. Credo che sia facile e legittimo, prevedere che anche i diritti delle persone Lgbtq saranno molto presto nel mirino”, spiega ad HuffPost Susanna Mancini, professoressa ordinaria di Diritto pubblico comparato all’Università di Bologna.

Si può fare qualcosa per invertire la rotta? In linea teorica sì, ma la Corte è pronta a polverizzare qualsiasi provvedimento, anche se scritto dal Congresso. “L’aborto presenta una profonda questione morale. La Costituzione non proibisce ai cittadini di ciascuno stato di regolarlo o proibirlo”, scrivono i giudici. E questa frase potrebbe pesare anche per il futuro.

Il presente tuttavia non offre una prospettiva migliore per chi crede nel diritto all’aborto. Perché una legge federale al momento, lo ha detto il presidente Joe Biden parlando al Paese subito dopo la decisione, non è possibile: il Congresso non ha i numeri. “Questa decisione rappresenta un’anomalia tra le Nazioni sviluppate del mondo – ha detto, riferendosi alla sentenza – e se al Congresso, come sembra, mancano i voti per farlo ora, gli elettori devono far sentire la loro voce. Questo autunno, dovete eleggere più senatori e rappresentanti che codificheranno ancora una volta il diritto di una donna a scegliere in un legge federale. La mia Amministrazione utilizzerà tutti i suoi poteri legali appropriati. Il Congresso deve agire e voi potete agire”. Il presidente ha accusato la Corte di essere “ideologica” e di aver commesso “un tragico errore”. Ma una legge, se mai fosse varata, potrebbe peraltro non avere lunga vita: “Nella remota ipotesi in cui arrivasse, la legge sarebbe suscettibile di essere dichiarata incostituzionale dalla Corte. E mi sento di dire che questa Corte lo farebbe, guardando al profilo del federalismo. Stabilendo, cioè, che lo Stato federale non ha la competenza per legiferare in questa materia”, dice ancora Susanna Mancini.

La decisione di oggi è stata presa sul caso “Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization”. Il ricorso era stato fatto dall’unica clinica che, in Mississippi, era rimasta a garantire l’aborto. Con la sentenza – 213 pagine – i giudici hanno confermato una legge che vieta l’interruzione di gravidanza dopo le 15 settimane. Qualche settimana fa era trapelata una bozza che andava in questo senso. Tante erano state le proteste. Tutte, evidentemente, vane.

Guardando la cartina geografica degli Stati Uniti, il colpo d’occhio non lascia spazio a interpretazioni: mezza America è da questo momento senza diritto all’aborto. Ventisei Stati (tra cui Texas e Oklahoma) hanno leggi molto restrittive. Altri hanno dei limiti sull’aborto che precedono la sentenza ‘Roe v. Wade’, e che non sono ancora stati applicati ma che ora potrebbero diventare effettivi. E infatti neanche il tempo di pronunciare il dispositivo che il Missouri ha tagliato come primo il traguardo del fronte anti-abortista. Il governatore repubblicano, Mike Parson, ha firmato la legge che innesca il divieto di aborto elettivo nello Stato: “Nulla nel testo, nella storia o nella tradizione della Costituzione degli Stati Uniti ha dato ai giudici federali non eletti l’autorità di regolare l’aborto”, ha aggiunto il governatore. “Questo è un giorno monumentale per la santità della vita”, ha fatto notare il ministro della Giustizia dello Stato, Eric Schmitt. Anche il procuratore del Texas ha assicurato che nello stato il provvedimento avrà effetti immediati. In senso opposto le dichiarazioni del governatore dello Stato di New York, Kathy Hochul:  “L’accesso all’aborto è un fondamentale diritto umano e resta sicuro, accessibile e legale a New York“. Non è una voce isolata: “I governatori di California, Oregon e Washington hanno emesso oggi un impegno Multi-Stato per difendere l’accesso alla sanità riproduttiva, compreso l’aborto e i sistemi contraccettivi, e si sono impegnati a proteggere pazienti e medici contro gli sforzi di altri stati di esportare i loro bandi all’interruzione di gravidanza nei nostri stati”, si legge in una nota dei tre Stati liberal.

A fare le spese del sostanziale divieto di aborto saranno, come sempre, le fasce più deboli: “Molti Stati avranno normative con le quali l’aborto potrà essere perseguibile anche se effettuato fuori dai propri confini. Potranno inoltre prevedere sanzioni anche per chi aiuta le donne che vogliono interrompere la gravidanza”, premette la professoressa Mancini. “Le conseguenze saranno particolarmente crudeli soprattutto per le donne che hanno pochi mezzi economici. Sappiamo che negli Stati Uniti abortiscono principalmente donne che appartengono alle minoranze, donne comunque vulnerabili”.

Ma come si è arrivati a questo punto? La professoressa Mancini spiega che non basta soffermarsi a quando Trump è riuscito a rovesciare la maggioranza della Corte – “con due nomine illegittime”, aggiunge – ma bisogna guardare ancora indietro. “Da quando è stata decisa Roe v. Wade la destra, in particolare quella religiosa, ha cominciato un’azione per demolire questa sentenza, che era l’emblema di una Corte vista come liberale. Come una corte che perseguiva l’idea di un costituzionalismo secondo il quale i diritti della persona sono al centro. Questa battaglia ha fatto mettere insieme la destra religiosa, quelli che chiamiamo i neocon. E il percorso contro la sentenza, lento ma inesorabile, si è concretizzato sotto la presidenza Trump, durante la quale è sono state rovesciate le dinamiche interne alla corte. Per cui, adesso, insieme con i tre giudici liberali ci sono sei giudici non conservatori, ma iperconservatori”, spiega.

Intanto, mentre Trump esulta, dicendo che è stata la volontà di Dio, nel Paese si moltiplicano le proteste. Biden ha chiesto di “mantenerle pacifiche”. Tutto il mondo dem si indigna: “La Corte Suprema non solo ha annullato quasi 50 anni di precedenti, ma ha relegato la decisione più intensamente personale che qualcuno può prendere ai capricci di politici e ideologici: (sono state) attaccate le libertà fondamentali di milioni di americani”, dice l’ex presidente Barack Obama. “Questa sentenza crudele è oltraggiosa e straziante. Ma non commettete errori: a novembre voteremo sui diritti delle donne e di tutti gli americani”, attacca Nancy Pelosi. In questa notte dei diritti, che piomba nella culla della democrazia, non resta molto altro oltre all’indignazione.