L'area archeologica di Pompei (foto depositphotos)

Franco Esposito

Non smette di stupire, animata evidentemente dalla smisurata voglia di continuare a meravigliare il mondo, non solo gli archeologi. Pompei agli onori della cronaca, una roba anche questa volta da sistemare in prima pagina. Ecco Carla, la tartaruga che per duemila anni ha custodito il suo segreto. La straordinaria scoperta del fossile a mezzo metro di profondità. Dove e come? Tra i resti di una casa di gran lusso, in una bottega di via dell’Abbondanza, dopo il sisma del 62 dopo Cristo. Molti anni prima dell’eruzione del Vesuvio, avvenuta nel 79 d.C. 

Il mistero della tartaruga incrocia la storia degli ultimi quindici anni di vita dell’antica Pompei. In quel lasso di tempo l’animale con il suo uovo scavò una tana nella bottega di via dell’Abbondanza. La seconda a sinistra per  chi guarda l’ingresso delle Terme Stabiane. E in quel punto l’hanno trovata gli archeologi. “Quelle botteghe facevano parte del complesso termale – spiega Marco Giglio, archeologo dell’Università Orientale di Napoli – e furono costruite assieme ai due ninfei e alla piscina che si aprono sul lato occidentale del cortile delle Terme e confinano con il vicolo del Lupanare”. 

Secondo gli studiosi, l’esemplare “Testudo hermanni”, una specie locale, femmina, si era rifugiata nello spazio dismesso per trovare un lugo adatto alla deposizione del suo unico uovo. Questo avvenne quando la bottega era in disuso, tra il terremoto e l’eruzione del vulcano.   

La tartaruga ritrovata con l’uovo, durante la campagna di scavi alle Terme Stabiane condotta tra l’Università Orientale di Napoli,  l’università di Oxford e la Free Universitat di Berlino.  La Domus potrebbe essere stata demolita e quindi il rettile ha potuto scavare nel terreno il suo covo, poi è morta. “Pompei è ricca di fauna e di attività umane. Questa è una bellissima sorpresa”, arcicontento il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “La tartaruga è testimonianza di una comunità che era in crisi, dopo il terremoto, ma fiduciosa evidentemente verso l’avvenire, prima della tragedia”. 

Carla il nome, perchè? Il direttore è certo che il nome originario sia al femminile. “Dato che portava con sé un uovo. Il nome le è stato dato dalle studentesse di archeologia che l’hanno trovata. Di stampo diverso rispetto al riccio trovato qualche settimana nella zona di scavo. Si chiama Plinio e sta bene”. La testa della tartaruga è rimasta intatta. Altrettanto la coda. I resti sono stati rinvenuti in una bottega. Era incinta e  l’uovo, piccolo grande miracolo, è quasi integro, ancora custodito nel carapace. La città, ai tempi, era in ristrutturazione, presenti diversi cantieri e spazi vuoti con animali selvatici liberi di girare. Le tartarughe sono diverse, hanno un altro fascino, e la notizia del ritrovamento ha generato grande entusiasmo. La testuggine si presenta con quel suo caratteristico e bellissimo colore. Il ritrovamento rappresenta in realtà un salto nel tempo. Visto cosa sono diventati i paesi vesuviani e la speculazione edilizia diffusa, visibile anche dalla stazione spaziale. 

Ma oggi le tartarughe potrebbero deporre le uova a Pompei? Riferendosi ad alcuni paesi vesuviani, gli urbanisti parlano di una densità abitativa così pesante e del territorio pieno di manufatti. “Non si può aggiungere nulla, nemmeno  uno spillo”. Il territorio, è risaputo, pone seri problemi. Laddove vivere significa anche trovare il modo per far vivere e riprodurre le tartaruga. La scoperta di Carla, in questo senso, dovrebbe indurre gli uomini di buona volontà e curiosità culturali a dedicarsi al progetto di una città diversa. Progetti sostenibili per costruire un luogo forte come un guscio di una tartaruga. 

La fauna a Pompei ai tempi della tartaruga Paola? Zone disabitate in conseguenza degli effetti del terremoto del 62 d.C. Il direttore Zuchtriegel ricorre ad un efficace paragone. “Mi viene in mente la Berlino del periodo immediatamente successivo alla riunificazione. Quando le città non ancora  ricostruite furono ripopolare da flora e fauna”. 

Ritrovata dove sorgeva un’area di 900 metri quadri, la tartaruga Paola è destinata a fare il giro del mondo. Gli archeologi più accreditati attribuiscono il merito della scoperta al lavoro di Massimo Osanna e alla politica del ministro Franceschini. Pare che un po’ tutti abbiamo capito che la vera archeologia “non è una caccia al tesoro, ma il tentativo, delicato, di ricostruire un mondo così diverso dal nostro. “Dove, in una delle principali strade di una città brulicante di traffico e persone, una tartaruga poteva andarsene a spasso”. 

Non è la pria volta che esemplari di tartarughe vengono rinvenuti a Pompei. Se ne conoscono dalla Casa di Giulio Polibio, ma anche a Villa dei Misteri, dagli scavi eseguiti da Maiuri. Le tartarughe erano allevate dai romani per sfruttare il prezioso carapace come ornamento di mobili e per l’utilizzo come cassa di risonanza per gli strumenti a corda. Questa francamente mi mancava. 

La campagna di scavi prosegue. E continua a riservare nuove importanti scoperte. Pompei si conferma sito di straordinaria ricchezza. Un autentico scrigno di storia e memoria che affascina il mondo intero.