di James Hansen

È molto probabile che il colore preferito da chi ci legge oggi sia il blu. Nei sondaggi condotti un po’ in tutto il mondo sulle preferenze cromatiche, le tonalità di blu sono il colore preferito da una massiccia maggioranza del campione, regolarmente tra il 70 e l’80 per cento, un risultato incontrastato da quando i primi studi sistematici sull’argomento sono stati i condotti nei primi anni dell’Ottocento. Il predominio del blu nei gusti umani è talmente noto da non richiedere grandi commenti – tranne notare che la preferenza per il colore pare pressoché universale, slegato da costrutti culturali.

Si è ipotizzato perfino che l’attrazione per il caratteristico colore dei corpi d’acqua pulita – e dunque potabile – potrebbe discendere da una preferenza evolutiva, e che quindi sia entrata nel nostro corredo genetico. Comunque sia, non c’è una spiegazione generalmente accettata per questo fatto. Il gusto del blu pare semplicemente una caratteristica maggioritaria tra gli esseri umani. Sembra però che tale preferenza emerga con la maturazione biologica. Ricerche condotte sui neonati indicano per esempio che, mentre gli adulti generalmente preferiscono il blu—non apprezzando invece il colore giallastro— nei bambini molto piccoli la preferenza è invertita, con il giallo preferito al colore più scuro, almeno nelle tonalità più tenui preferite dai bambini.

Mentre il blu occupa solidamente il primo posto nella scala delle preferenze, come si scende i gusti cominciano subito a divergere e l’impatto del condizionamento culturale diventa evidente. In molti paesi, dopo il blu appaiono colori più accesi, come il rosso e l’arancione. Una curiosa eccezione riguarda il Giappone, l’unico paese dove il bianco è presente tra i primi tre colori preferiti, un risultato che forse dipende dal fatto che in Occidente il bianco spesso non è considerato un ‘colore’ propriamente parlando, ma piuttosto ‘l’assenza’ di un colore…

Un’altra interessante difficoltà nasce dal fatto che l’esistenza del colore chiamato verde sia stata accolta solo recentemente da diverse culture asiatiche – quelle di Cina e Giappone tra le altre – che fino a tempi storicamente recenti consideravano il ‘nostro’ verde solo una tonalità di blu… Tuttora i semafori più vecchi in Giappone utilizzano la luce blu per dare il via, non il colore che l’Occidente chiama “verde”. Ad ogni modo e nomi a parte, la ‘soluzione blu’ è comunque la scelta che va bene in tutto il mondo. Da evitare invece il marrone tendente giallo, ovunque detestato – almeno così si suppone – perché ricorderebbe il colore delle feci…