Mario Draghi (foto: @360ber - Depositphotos)

di Enrico Pirondini

Draghi, l’ultimo miglio del suo governo. L’ultimo sforzo. Finanziaria in autunno, urne a primavera. Passando da un luglio in cui, alle Camere, si discuterà di quattro provvedimenti a dir poco delicati.

Jus scholae, cannabis, ddl Zan e fine vita. Senza dimenticare le Regionali in Sicilia in autunno (al solito manca ancora la data).

OSTACOLI E TRAPPOLE IN AGGUATO PER DRAGHI – Archiviate le Amministrative, è tutta una strada in discesa da qui alla fine della legislatura? Sembra di no. I partiti scalpitano e anziché interrogarsi sulla disaffezione politica e il crescente astensionismo. Ciurlano nel manico con giustificazioni di comodo, bislacche, a cui per primi sembrano non credere.

È vero che da qui alla fine naturale della legislatura (marzo 2023) c’è un solo appuntamento elettorale (Sicilia): ma si può stare tranquilli? No. E Draghi lo sa. Tranquilli mai.

Il governo Draghi (in sella dal 13 febbraio 2021) potrebbe anche cadere benché tutte le forze di maggioranza abbiano assicurato di non voler fare cadere questo esecutivo.

Ma è arduo credere alla parola di parlamentari “fluidi” e dal trasloco facile. In tre anni e mezzo di legislatura, uno su cinque ha cambiato gruppo almeno una volta. In soldoni: 200 voltagabbana su 988 tra deputati e senatori. Il recordman è il napoletano Luigi Campagna: quattro cambi in nove mesi. Dodici dal 1966. Meglio di Tarzan.

Come può stare sereno un premier sapendo di camminare in un campo di mine e discutere di bonus, termovalorizzatori, accordo sui balneari, riorganizzazione dei taxi e dei trasporti pubblici, l’invio di armi a Zelensky? Poi c’è l’incognita Cinquestelle alle prese col pasticcio dei mandati. Supermario è atteso da uno sforzo titanico. E potrebbe non bastare.

OCCHIO AL LABORATORIO SICILIA – Le elezioni regionali in Sicilia (ottobre?) potrebbero causare contraccolpi sul governo con il centrosinistra che tenterà di strappare il “trono” dove siede Nello Musumeci dal 17 novembre 2017. Nei frattempo è spuntato dal fertile laboratorio dello Stretto uno strano ticket. Tra l’ex Iena Dino Giarrusso (europarlamentare,grillino fino al maggio scorso) e l’ex sindaco di Messina Cateno De Luca, in sella fino al 14 febbraio di quest’anno, un tribuno della plebe che si è messo in testa di fare il Governatore.

La strana coppia ha fondato un partito (“Sud chiama Nord”) con cui – dicono – sfideranno tutti per “liberare la Sicilia”, da cosa non si sa. Utile pe’ campa’. È il bello della Politica.