Mentre l’Italia e il resto d’Europa sono alle prese con una ripresa nei contagi provocata dalla diffusione della variante Covid Omicron 5, all’orizzonte, e in altri Paesi, è già comparsa una nuova mutazione del virus. Si tratta della sotto variante BA.2.75, identificata per la prima volta in India, e già anche altrove, che potrebbe essere, secondo i ricercatori, più contagiosa. All’HuffPost il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano, spiega che “la nuova sottovariante è purtroppo una potenziale candidata per essere la protagonista di una nuova ondata di contagi”. Le caratteristiche delle mutazioni della sottovariante infatti indicherebbero la direzione di una maggiore rapidità di contagio. 

Tutte le varianti in circolo al mondo ormai sono delle sottovarianti di Omicron. In particolare, dopo alcune settimane di prevalenza di BA.2, è BA.5 che sta prendendo il sopravvento nel trainare i contagi. Accade anche in Italia, dove si registra una prevalenza del 60,7%, come riportato dagli ultimi dati dell‘Istituto Superiore di Sanità sui sequenziamenti. La nuova sottovariante però, come si vede dal nome, BA.2.75, proviene da BA.2 e non da BA.5. Si parla ancora di pochi casi confermati, al 4 luglio sono una quarantina, ma a parte un gruppo più numeroso in India, la distribuzione geografica è già internazionale: alcuni casi sono stati identificati negli Stati Uniti, in Australia, Canada, Germania, UK e Nuova Zelanda.

Sono due le mutazioni chiave per cui la nuova sottovariante BA.2.75 è diversa dal “genitore”: G446S e R493Q. La prima, G446S, spiega il virologo, “implica la possibilità di far schivare al virus gli anticorpi indotti dagli attuali vaccini che ancora neutralizzano BA.2“, la seconda, R493Q, “quella di legarsi meglio al recettore delle cellule”. Questi due elementi non sono rassicuranti e potrebbero guidare una maggiore trasmissibilità nel movimento di quelle che Pregliasco chiama le “onde” caratterizzanti questa fase epidemica. “Noi siamo in una fase di transizione tra la pandemia e l’endemia”, chiarisce, “ma l’endemia non dobbiamo considerarla un andamento continuo, ma onde”. Queste onde, assicura, “se non arriva una variante carogna ma è improbabile, andranno a diradarsi nel tempo”.

La capacità del virus di “bucare” gli anticorpi dei vaccini sta aumentando, anche perché nel tempo si sono susseguite varianti molto diverse dal Covid originario di Wuhan, su cui gli stessi vaccini in uso sono stati progettati. I ceppi sono molto diversi tra loro, come ha dimostrato un recento studio di Science, fornendo dei grafici efficaci che fanno osservare la distanza tra le varianti, anche all’interno di Omicron e questo implica una maggiore difficoltà a frenare i contagi. Quello che è certo però è che i vaccini in uso proteggono bene, nonostante le mutazioni del virus, contro la malattia grave da Covid. “È sempre una rincorsa con i vaccini sugli aggiornamenti”, prosegue il virologo, “sarà necessario lavorare per renderli efficaci anche sulle ultime varianti”.

Finora la capacità infettiva del Covid è sempre aumentata, facendone uno dei virus più contagiosi mai apparsi sul pianeta, e potrebbe farlo anche con la variante BA.2.75. Occorre aspettare che vi siano dati epidemiologici sufficienti per vedere come si trasmette la nuova sottovariante nella popolazione per stimarne la contagiosità. La maggiore o minore letalità si misura invece solo sul campo, negli ospedali. Sappiamo che il virus non è andato nella direzione di aumentare il suo impatto e dovrebbe essere così anche questa volta. 

“Noi dobbiamo essere pronti a diverse evoluzioni, senza allarmismi, e come sempre più si è pronti a scenari pesanti, pianificando tutto con anticipo per affrontare le diverse evenienze, più si è in grado di affrontare anche gli imprevisti. Sperando di non dover adottare nessuna misura come lockdown o chiusure”.