Silvio Berlusconi (foto: depositphotos)

di Filippo Rossi

Una politica irresponsabile, in preda a tempeste ormonali adolescenziali, egoista e diacronica, sta distruggendo l’Italia. Una destra populista, estrema, opportunista, sta distruggendo l’Italia. È sotto gli occhi di tutti. E tutto questo è l’esatto contrario dell’idea di destra seria, istituzionale, patriottica. Moderata e liberale. Europea. L’esatto contrario dell’unica idea di destra utile a governare la complessità con il necessario realismo e l’opportuna visone, con la necessaria concretezza e l’opportuno coraggio.

Parliamoci chiaro: se esiste un giorno in cui tutto deve cambiare questo è quel giorno. Nel momento in cui è diventato palese il fatto che la cosiddetta area moderata di questo centrodestra è diventata tristemente il cagnolino da compagnia di sovranisti e populisti, nel momento in cui ha scelto di scodinzolare festosa a Vladimir Putin togliendogli di mezzo il leader europeo che più gli dava fastidio, nel momento in cui ha deciso di azzoppare l’Italia nel suo vitale percorso di riforme, la scelta da fare per chi ha deciso di costruire, anche in Italia, una Buona Destra non può che essere quella di tagliare definitivamente e inesorabilmente il cordone ombelicale con quella roba là, con quella robaccia capace solo di tradire l’Italia e gli italiani, capace solo di seppellire sotto le macerie della propria pochezza politica e umana la figura di Mario Draghi, una delle poche e reali opportunità che questo nostro Paese, che questa nostra povera patria ha avuto per vivere finalmente una serissima stagione di riforme.

“Dove è la Buona Destra” chiederà qualcuno? “Non è mai esistita e mai esisterà” dirà qualcun altro. È, per esempio, nelle parole che ieri il senatore di Forza Italia Andrea Cangini ha pronunciato per spiegare il suo voto di fiducia a Draghi in dissenso dal suo partito: “A me è stato insegnato che la politica è una cosa seria, che le istituzioni sono una cosa ancor più seria della politica e che quando la politica è debole, lo Stato in pericolo e la società attraversa una fase di grande difficoltà, è dovere di chi fa politica ammainare le bandiere di partito, innastare il Tricolore, stringersi gli uni agli altri nell’interesse generale…”. Ecco, Buona Destra è rimanere in piedi nononostante tutto, nonostante la marea montante di un populismo vuoto, irresponsabile, adolescenziale. E Buona destra è, anche, nelle parole di Mariastella Gelmini che, anche lei, ha deciso di dire no al diktat dei cani da passeggio: “In un momento drammatico per la vita del Paese, mentre nel cuore dell’Europa infuria la guerra e nel pieno vortice di una crisi senza precedenti, una forza politica europeista, atlantista, liberale e popolare oggi avrebbe scelto di stare, senza se e senza ma, dalla parte di Mario Draghi”.

Ed è anche in tanti altri che stanno già altrove, schifati (sì, schifati purtroppo è la parola giusta) da un centrodestra che ha scelto la strada del vuoto baratro culturale, che ha scelto l’ignobile gioco di trattare a pesci in faccia i migliori. Ma soprattutto la Buona Destra è in tanti amici che ti chiamano e ti dicono: con questi mai più, hanno ucciso la speranza di un’Italia migliore. È nel post di un amico liberale che conobbi nelle stanze della Forza Italia che fu: “Grazie Mario Draghi, grazie presidente. P.s. – sappiate, cari amici del centrodestra che non avrete mai più il mio voto. Piuttosto mi taglio una mano…”. Oppure nello sfogo di Enzo Raisi, uomo di destra, già deputato di Alleanza Nazionale, già assessore della giunta Guazzaloca a Bologna: “Dopo quello che ha fatto questo centrodestra sicuramente non avrà il mio voto. È poco ma sicuro”.

Per questo, per questa sicurezza, chi vuole davvero costruire una forza liberale e popolare in Italia non può più avere avere nulla a che fare con questo centrodestra anti italiano. Per questo la Buona Destra farà ogni cosa possibile per costruire con umiltà un patto repubblicano capace di buona politica e buon governo. Un patto repubblicano che sappia parlare agli italiani la lingua della verità e non quella della propaganda. E che sappia dire no alle sirene dello sbracamento populista. Perché – come ha giustamente scritto Alessandro De Angelis su queste pagine – la casa dei moderati da oggi è altrove.