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di Mattia Feltri

Anche oggi, in un paio d’interviste pubblicate qua e là ad altrettanti capintesta del sovranismo, è stato pronunciato un giudizio diffuso, conturbante e facilone a proposito delle preoccupazioni di cancellerie e mercati alla prospettiva di un governo di destra: “L’Italia non è un paese a sovranità limitata”. Invece sì, purtroppo. O per fortuna. L’Italia è un paese a sovranità limitata.

Nel momento in cui ha aderito all’Unione europea, vincolando i suoi interessi e i suoi destini a quelli di altri paesi, l’Italia è diventato un paese a sovranità limitata così come hanno limitato la loro sovranità gli altri aderenti.

Nel momento in cui ha aderito a Schengen, il trattato sulla libera circolazione in Europa delle persone e delle merci, rinunciando alla forza dei suoi confini, come alla forza dei loro confini hanno rinunciato gli altri, l’Italia è diventato un paese a sovranità limitata.

Nel momento in cui ha aderito all’euro, sottoponendosi ai vincoli necessari al buon funzionamento della moneta unica, l’Italia ha rinunciato a buona parte della sua politica monetaria e dunque è diventato un paese a sovranità limitata, esattamente come tutti gli altri aderenti.

Nel momento in cui ha aderito alla Nato, affidando la politica di difesa a una struttura sovra continentale e a un esercito multinazionale, l’Italia è diventato un paese a sovranità limitata, e tanto meno partecipa alle spese militari della Nato, come i più invocano, tanto minore sarà il suo peso nell’alleanza e tanto maggiore sarà la sua cessione di sovranità.

Nel momento in cui riceve 230 miliardi di euro dall’Unione europea per il Piano di ripresa e resilienza, in parte a fondo perduto, in parte a tassi agevolati, ed è il paese europeo che ha ricevuto la somma più consistente, in cambio di riforme strutturali che saranno finanziate solamente a giudizio dell’Unione europea sulla bontà dei progetti, l’Italia è un paese ancora di più a sovranità limitata, poiché chi ha fornito il capitale ha interesse a verificare che sia usato come stabilito, non come decidiamo noi in base al vento.

Nel momento in cui la Banca centrale europea ha acquistato, in seguito al whatever it takes di Mario Draghi dieci anni fa, trecento miliardi del debito pubblico italiano per evitare speculazioni e collassi, l’Italia è un paese ancora di più a sovranità limitata.

Nel momento in cui ha accumulato duemila e 786 miliardi di debito pubblico, di cui circa un quarto detenuto dalla Bce e un quarto da creditori esteri, cioè i famosi mercati, l’Italia è ancora di più a sovranità limitata perché i famosi mercati hanno tutto il diritto di essere sollevati o preoccupati, e comportarsi di conseguenza, in base a chi va al governo e a maggior ragione se chi sta andando al governo, Giorgia Meloni, poche settimane fa ha detto che, se i mercati sono preoccupati dall’arrivo della destra al potere, fanno bene a preoccuparsi.

In un mondo globalizzato, in cui si aderisce a trattati internazionali, ci si muove su mercati internazionali, si dipende da commerci internazionali, come è successo anche a noi, per esempio, con il gas russo, si diventa paesi a sovranità limitata.

Come è evidente a un ragazzino delle scuole superiori, se un paese è forte economicamente, la limitazione della sua sovranità sarà contenuta, se è debole economicamente, e dunque la sua tenuta economica dipende da altri paesi, come succede a noi, la limitazione della sua sovranità sarà cospicua.

Pertanto è il popolo che, attraverso le elezioni, esercita la sua sovranità, ma deve sapere che esercita una sovranità limitata. E finché continueremo ad accumulare debito, sarà sempre più limitata. E se qualcuno gli dice che “l’Italia non è un paese a sovranità limitata”, o non sa di cosa sta parlando, oppure lo sa e sta facendo il solito fumo.