Giuseppe Conte

di Pietro Salvatori

Sotto la cenere della democrazia del web cova la brace dello scontento, e se oggi è tutto un, "oh ma che bel presidente", "evviva evviva le parlamentarie", da domani Giuseppe Conte potrebbe pagare il primo scotto della gestione delle liste che un parlamentare uscente e (lui spera) rientrante definisce senza mezzi termini "padronale".

A tenere banco nel partito è quello che ormai viene unanimemente definito "il listino bloccato di Conte", la lista di quindici nomi pronti ad essere paracadutati nei primi posti delle liste, una blindatura a discrezione del capo che è una roba inaudita nella storia del Movimento 5 stelle e che da via di Campo Marzio sperano che passi con qualche sussulto e poco più.

Ora, sentite il tenore dei messaggi che saettano sulle chat interne: "Questa cosa è peggio dei quesiti farlocchi"; "Davvero a cosa servono regole e statuto se poi scegli in barba a tutti i regolamenti che ti sei dato"; "18 su 35/40 al massimo incidono parecchio, gli altri saranno parlamentari al secondo mandato. Non ne verrà eletto neanche uno nuovo".

Di fatto Conte ha messo al riparo tutta la propria nomenclatura, o almeno quella non falcidiata dalla ghigliottina del terzo mandato. In salvo i vicepresidenti Michele Gubitosa, Alessandra Todde, Mario Turco e Riccardo Ricciardi, al riparo da una corsa quasi impossibile nel suo Friuli Venezia Giulia il ministro Stefano Patuanelli, blindati anche i fedelissimi Mariolina Castellone, Ettore Licheri, Francesco Silvestri e Barbara Floridia. Scelte che hanno mandato in grandissima fibrillazione le chat interne, anche in considerazione che le modalità del voto rispecchiano il solito tic plebiscitario del prendere o lasciare, un voto unico di approvazione e rigetto dell'intera lista in blocco.

Lista in cui trovano spazio anche Chiara Appendino, l'ex ministro dell'Ambiente Sergio Costa, l'esperto di transizione ecologica Livio De Santoli, e i due magistrati che il presidente del Movimento ritiene il fiore all'occhiello della propria campagna elettorale, Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato. "Ma dovevano essere tutti o quasi esponenti della società civile, almeno così ci aveva assicurato, e invece ci sono praticamente solo gli amichetti suoi", ruggisce un deputato. Nel partito girano voci impazzite dei tanti no ricevuti da Conte nel suo tentativo di reclutare nuove energie per le liste, tra i quali spiccherebbe quello eccellente di Michele Santoro.

Fatto sta che un posto nel listino blindato lo ha spuntato anche Alfonso Colucci, un seggio assicurato dal fatto di essere un amico stretto del presidente pentastellato che l'ha voluto come notaio e responsabile dell'ufficio legale del partito, di cui a settembre diventerà probabilmente senatore. "Una scelta che non ha nulla a che vedere con la democrazia diretta, cerchiamo i portavoce nei listini liberi e aperti, dove tutti partono dalla stessa linea di partenza" è il commento al vetriolo di Danilo Toninelli, che aggiunge: "I listini bloccati lasciamoli alla Meloni o a Letta". Risponde Conte intervistato da Massimo Giannini che "ho proposto una piccola squadra di 15 persone, ma non è questione di fedelissimi: sono persone che possono contribuire a realizzare le nostre battaglie". Ma una rosa è una rosa anche se la si chiama con un altro nome, e dal gruppo continuano a piovere critiche sui fedelissimi, sull'amico, sui quindici che verranno piazzati nei posti buoni lasciando le briciole agli altri. Solo per fare un esempio del gigantesco imbuto si può prendere il caso Sardegna. Sono venti i parlamentari uscenti che cercano una nuova corsa strappando il primo posto giusto in lista, dai due ai quattro i seggi che potrebbero scattare. Ecco qui che la sarda Todde viene messa al sicuro, una dinamica che varrà anche per gli altri big del partito, senza considerare che ancora non è chiaro dove verranno piazzati i cinque esterni e di quali collegi elettorali sceglierà per sé Conte, in predicato di candidature plurime.

Domani qualcuno festeggerà, ma la brace dello scontento rischia di innescare l'incendio dei frustrati e degli esclusi. E non sarà colpa del caldo.