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di Anonimo Napoletano

È stata una settimana nera per la 'ndrangheta, una settimana che rimarrà nella storia della guerra alla malavita calabrese. Quattro distinte indagini sono scaturite in altrettanti blitz che, dal profondo Sud al profondo Nord dell'Italia, hanno portato agli arresti complessivamente 257 persone con avvisi di garanzia e sequestri per centinaia di indagati a piede libero. Coinvolti anche diversi amministratori e tecnici comunali, boss e un volto noto della tv.

La prima e più importante operazione è scattata all'alba dell'1 settembre. Si tratta della più estesa indagine mai compiuta sulla 'ndrangheta del Cosentino che ha evidenziato come le cosche, dopo anni di rivalità e di scontri, si siano confederate sotto una struttura di vertice unitaria, riconducibile ai due principali gruppi, il cosiddetto clan degli italiani e quello degli zingari. A portare alla luce la nuova struttura criminale è stata l'inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro. Sono state 189 le persone arrestate - 139 in carcere e 50 ai domiciliari –, dodici gli obblighi di dimora e una misura interdittiva dello svolgimento di attività professionale. Provvedimenti che hanno colpito amministratori locali, professionisti, imprenditori ed esponenti della criminalità organizzata cosentina.

Appianato ogni precedente contrasto, le 'ndrine si sono confederate per spartirsi i guadagni delle attività illecite, frutto del traffico e dello spaccio di droga, delle estorsioni, dell'usura e dei videogiochi con vincite in denaro, settore che fa sempre più gola alla criminalità in quanto estremamente redditizio. Così facendo, la criminalità organizzata riusciva a tenere sotto scacco ogni attività economica cittadina e dell'hinterland, grazie anche a imprenditori che da vittime diventavano carnefici, come quello che in cinque anni ha visto moltiplicare il proprio guadagno fino ad arrivare a 27 milioni grazie all'accordo con le cosche. Ed una conferma di quanto fossero redditizie le attività illecite è venuta dal sequestro che ha riguardato beni per un valore stimato in oltre 72 milioni di euro, tra i quali anche uno yacht e un aeromobile ultraleggero. Arrestato anche il sindaco di Rende, Marcello Manna, noto avvocato penalista e presidente dell'Anci della Calabria, finito ai domiciliari con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Insieme a Manna, ai domiciliari sono stati posti anche l'assessore ai Lavori pubblici di Rende, Pino Munno, e quello alla manutenzione ed al decoro urbano di Cosenza, Francesco De Cicco. Nei confronti del primo viene ipotizzato il reato di scambio elettorale politico-mafioso, mentre per il secondo l'ipotesi è associazione per delinquere semplice, aggravata dal metodo mafioso, e intestazione fittizia.

Passano pochi giorni dal maxiblitz, e nel mirino degli investigatori antimafia finiscono le ramificazioni settentrionali delle cosche calabresi. Il 5 settembre a Bergamo vengono effettuati 33 arresti. Al centro dell'indagine un giro di false fatture per oltre 20 milioni di euro emesse da sette società "cartiere" gestite da prestanome nei confronti di imprenditori compiacenti per riciclare i proventi delle attività della 'ndrangheta. Un sistema di frodi fiscali a favore di aziende "amiche" ben radicato nella Bergamasca e collegato con la famiglia calabrese degli Arena di Isola di Capo Rizzuto. Sequestrati beni per 6,5 milioni di euro. In cella il presunto capo dell'organizzazione criminale, Martino Tarasi, e due commercialisti, mentre ai domiciliari è stata posta una funzionaria in servizio presso l'Agenzia delle Entrate di Milano 5, accusata di corruzione in quanto avrebbe agevolato Genovese nell'esecuzione delle pratiche di attivazione e revoca dei cassetti fiscali e della fatturazione elettronica che di volta in volta richiedeva. In cambio avrebbe ricevuto da 10 a 15 euro a prestazione.

Il giorno dopo l'attività dell'antimafia si sposta a Milano, dove finiscono agli arresti 13 persone. Sono accusate di aver messo in piedi un'associazione per delinquere dedita al traffico di droga e armi e alle truffe assicurative, al cui vertice c'era Davide Flachi, figlio del defunto boss della 'ndrangheta Pepé Flachi. La famiglia Flachi da quarant'anni comanda su una parte del capoluogo lombardo con solidissimi legami con le cosche del Reggino. L'inchiesta riguarda sia il traffico di droga sia un giro di falsi incidenti per truffare le assicurazioni. In quest'ultima attività sarebbero stati coinvolti anche un ex carabiniere e Franco Terlizzi, 60enne ex pugile pugliese che ha partecipato alla trasmissione tv "L'Isola dei Famosi" in qualità di personal trainer di molti vip.

L'ultimo blitz di questa settimana di fuoco è scattato due giorni fa e ha portato all'arresto di 22 persone. Partite da Reggio Calabria, le indagini sono arrivate fino alle province di Verona e La Spezia. Estorsioni, possesso di armi da fuoco, ma anche gare truccate per ottenere appalti pubblici sono le accuse contestate a vario titolo alle persone coinvolte. Nel mirino la cosca "Nasone-Gaietti", predominante nei territori calabresi di Scilla, Villa San Giovanni e Bagnara Calabra. Anche in questo caso sono emerse presunte collusioni con amministratori pubblici. Un consigliere comunale di Scilla, Girolamo Paladino, è stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre il sindaco di Scilla, Pasqualino Ciccone, è indagato per scambio elettorale politico-mafioso.