Il CGIE, costretto a una limitatissima ordinaria amministrazione da un parere dell'Avvocatura dello Stato, di cui non si conosce il testo integrale, ha convocato una Conferenza Stampa per condividere con i media all'estero il perdurare di questo limbo istituzionale, che non si sa quanto durerà. Già nella scorsa consiliatura trascorsero oltre sei mesi fra le elezioni del 2015 per il rinnovo del Consiglio e il suo insediamento alla fine di marzo 2016, con l'ulteriore restrizione derivante da un finanziamento minimo, che consentì per tutto il 2016 di effettuare soltanto l'assemblea di costituzione, una sola tornata di riunioni delle Commissioni Continentali e un paio di Comitati di Presidenza. Questa volta è ancora peggio. Il vuoto istituzionale è cominciato il primo gennaio del 2022, con il divieto di convocare riunioni in presenza a Roma di qualsiasi organo interno del Consiglio, in attesa delle assemblee elettorali per la selezione dei Consiglieri esteri, che si sono tenute il 9 aprile scorso. Da quella data sono scattate le procedure per la definizione dei Consiglieri di nomina governativa mediante il decreto che deve essere firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Nel pieno rispetto dei tempi stabiliti dalla normativa vigente, l'elenco delle proposte pervenute alla Farnesina da associazioni, partiti, sindacati, patronati e altri enti citati dalla legge istitutiva è stato depositato sulla scrivania del Premier Draghi nel giugno scorso. E lì è rimasto, sotto il peso di altri documenti che, man mano, hanno avuto il diritto di essere sbrigati con maggiore urgenza nei confronti dell'istituzione di raccordo fra Com.It.Es. e parlamentari. Ricordiamolo ancora una volta: "Il CGIE è l'organismo di rappresentanza delle comunità italiane all'estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità all'estero". Infatti, il CGIE è l'unico organismo di rappresentanza che si occupa di tutte le comunità all'estero, perché i Com.It.Es. fanno riferimento alla sola collettività che risiede nella circoscrizione consolare in cui sono stati costituiti e i parlamentari eletti all'estero rappresentano tutto il popolo italiano ovunque esso risieda. Il Presidente Draghi ha dato le dimissioni ad agosto, senza aver firmato il decreto. Il 25 settembre ci sono state le elezioni politiche. L'elenco è stato subito aggiornato, ai sensi di legge, per riflettere il risultato delle consultazioni. Il 25 ottobre ha prestato giuramento il nuovo Governo e la Signora Presidente del Consiglio ha trovato sulla scrivania il decreto da firmare. È passato un mese. Il decreto giace ancora sulla scrivania della nuova Premier, certamente schiacciato da una pila di carte che aumenta ogni giorno. Tutte importantissime, intendiamoci. Ci permettiamo però di dire a gran voce che 6 milioni e mezzo di italiani che vivono fuori d'Italia non sono una cosuccia da niente, dato che costituiscono la 21esima Regione, per ora seconda come popolazione soltanto alla Lombardia, ma tra non molto la supereranno, perché continua l'inarrestabile trend della rinnovata emigrazione dal Bel Paese, formata sia dalla mobilità dei plurilaureati che da centinaia di pensionati e di giovani in cerca di un lavoro qualsiasi. Alla Conferenza Stampa sono intervenuti per il CGIE, in ordine di parola, il Segretario Generale Michele Schiavone, che ha toccato, prima di ogni altro tema, proprio quanto abbiamo scritto finora, poi la V. Segretaria Generale Silvana Mangione per i Paesi anglofoni extraeuropei (Australia, Canada, Stati Uniti e Sudafrica), il V. Segretario Generale Mariano Gazzola per l'America Latina, e la componente del Comitato di Presidenza Eleonora Medda per l'Europa. Le quattro voci del CGIE (e di cinque continenti) hanno in primis chiesto con forza al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri, pertanto Presidente del CGIE, Antonio Tajani di accelerare al massimo la convocazione dell'assemblea di insediamento, per far ripartire le attività del Consiglio Generale, che in realtà, in regime di assoluto volontariato, sono continuate sia con riferimento ai rigurgiti della pandemia da COVID che per quanto riguarda la rete di protezione dei nostri concittadini e dei profughi in fuga dall'Ucraina. La decisione dell'Avvocatura dello Stato ha messo seriamente in pericolo i risultati della IV Plenaria della Conferenza Permanente Stato – Regioni – PA – CGIE, che si è tenuta a dicembre 2021 per °indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all'estero". Tra le priorità decise allora c'era anche il coinvolgimento delle comunità nella realizzazione dei progetti interministeriali per promuovere il turismo delle radici e la valorizzazione dei borghi abbandonati. Un CGIE con pieni poteri si sarebbe opposto al decreto autolesionistico con cui il nuovo Governo nega i bonus edilizi agli italiani che non risiedono in Italia, ma vogliono effettuare lavori di ripristino e messa in sicurezza della casa di famiglia o della villetta che si sono comprati con quello che hanno guadagnato altrove, per poter un giorno rientrare per periodi anche lunghi. In questo modo si blocca un ricco cespite di potenziale introito per l'economia italiana e si perde un'ottima occasione di creare nuovi posti di lavoro. Le maggiori criticità che vanno incancrenendosi nel rapporto fra l'Italia e gli italiani nel mondo sono quattro e le citiamo in ordine sparso. La promozione della lingua e della cultura italiane all'estero, elementi trainanti del sistema Italia e del Made in Italy, stanno subendo pericolosi punti d'arresto attraverso la gestione complessa di una circolare mal concepita, applicata con pesanti lentezze burocratiche, ivi inclusa la tempistica dei finanziamenti, che rischia di produrre un'ecatombe degli enti promotori dei corsi nel mondo. Per sanare l'impasse è urgente costituire un tavolo di concertazione di tutti gli attori coinvolti con il MAECI e il CGIE. La stessa cosa riguarda l'esistenza delle testate giornalistiche, cartacee, audiovisive ed elettroniche per gli italiani all'estero. Il ripristino di una presenza del CGIE in una Commissione Nazionale snella ed efficace può salvare questo spazio informativo ancora e sempre fondamentale per le comunità. Il grido di dolore che si leva dall'intero globo terracqueo, in particolare dall'America Latina, è quello relativo alla messa a regime del personale delle sedi diplomatico-consolari, sottostaffate di almeno un terzo e sopraffatte dalle montagne di richieste di riconoscimento della cittadinanza, di passaporti e di tutti gli altri servizi consolari, spesso urgenti e inevasi, anche e prima di tutto, per mancanza di addetti. In questo senso il CGIE auspica il riavvio del tavolo di concertazione tra il Ministero degli Esteri e i patronati per la stesura di una nuova convenzione, che attribuisca ai patronati il disbrigo di alcuni aspetti dei servizi consolari, in funzione di sussidiarietà, e non a titolo gratuito. L'esperienza del quarto mandato del CGIE ha dimostrato le lacune della sua legge istituiva datata 1998, quasi 25 anni fa, e di quella del Com.It.Es. approvata nel 2003. Il Consiglio Generale aveva predisposto due articolati di riforma di questi organismi. La proposta relativa ai Com.It.Es. era approdata alla Camera, presentata dall'On. Nissoli (FI) e confermata con due miglioramenti dall'On. Quartapelle (PD), e ci si apprestava alla discussione in Aula, Ora bisogna ricominciare da capo. Il primo compito del nuovo CGIE deve essere quello di rimettere mano ai testi per inserire dettami precisi in modo da evitare interpretazioni troppo restrittive delle norme e ristabilire il quadro delle attribuzioni dei Consiglieri per Paese, per evitare che il rigido riferimento al numero degli iscritti all'AIRE cancelli l'unico rappresentante di un intero continente: l'Africa e non ne preveda alcuno per l'Asia e per il Messico unito all'America centrale. Mentre scriviamo arriva la notizia che il Ministro Tajani ha conferito alla sottosegretaria Maria Tripodi (FI) le deleghe per la promozione di lingua e cultura e per la formazione, ricerca e innovazione nel mondo, mentre al sottosegretario Giorgio Silli (Noi Moderati) sono toccate le politiche per gli italiani nel mondo. A loro vanno la richiesta di apertura immediata di un dialogo costruttivo con il CGIE. In conclusione, ora le priorità assolute sono soltanto due: che la Signora Presidente del Consiglio firmi il decreto di scelta dei Consiglieri di nomina governativa e che il Ministro Tajani, Presidente del CGIE, convochi la plenaria di insediamento del Consiglio prima che scorrano altri mesi di assoluta paralisi istituzionale, mentre il popolo degli italiani all'estero vive un momento storico di grave crisi globale.

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