Gente d'Italia

Come l’Italia ha speso due milioni di dollari per una cattedrale nel deserto in Uruguay: la pandemia non ferma il consolato, proteste trasversali

di MATTEO FORCINITI

Con l’arrivo del nuovo ambasciatore italiano Giovanni Iannuzzi la musica non cambia. La priorità, in Uruguay, resta la costruzione del nuovo consolato che deve essere realizzata a ogni costo. Così ha deciso Ricardo Merlo, il “caudillo” argentino saldamente attaccato alla poltrona a Roma come sottosegretario agli Esteri passando con disinvoltura dal governo giallo-verde a quello giallo-rosso, tra la destra e la sinistra perché in politica bisogna andare d’accordo con tutti.

“Il virus non ferma il nuovo consolato… avanti tutta” annuncia nel maggio del 2020 il leader del Maie (Movimento Associativo degli Italiani all’Estero) di fronte alle preoccupazioni che diventano presto indignazione. Il mondo si è fermato per il Covid, l’emergenza sanitaria ha preso il sopravvento su tutto e in Uruguay ci sono 122 italiani bloccati da più di due mesi che non sanno ancora quando e come potranno rientrare a casa senza alcun aiuto economico da parte dell’Ambasciata. A Montevideo, però, si va avanti imperterriti su un progetto osteggiato -per le sue caratteristiche- da una buona parte della collettività.

Dopo aver scelto lo studio di architettura tenendo nascosto il nome per più di un mese, il 4 maggio l’Ambasciata pubblica sul suo sito l’avviso di manifestazione di interesse per la realizzazione dei lavori di costruzione.

Tutto il mondo politico italiano grida trasversalmente allo scandalo ma viene ignorato dal Ministero degli Esteri. La protesta sul caso Uruguay unisce gli schieramenti.

Tra i più duri in questo periodo c’è Fratelli d’Italia che attraverso il suo responsabile del dipartimento italiani all’Estero Roberto Menia attacca: “Niente soldi per rimpatriare gli italiani all’estero, ma poi spunta un milione di euro per la nuova cancelleria consolare a Montevideo: il Ministro Di Maio e il sottosegretario Merlo chiariscano questa curiosa contingenza ai connazionali preoccupati per il Covid19”. Il giorno dopo il deputato Andrea Delmastro delle Vedove, capogruppo del partito in Commissione Esteri, presenta un’interrogazione parlamentare con una precisa richiesta: “Annullare la gara d’appalto a Montevideo e destinare le risorse ai rimpatri degli italiani bloccati all’estero”. Delmastro cita anche i “rilevanti interessi economici in società di costruzioni argentine” da parte del sottosegretario Merlo e del suo principale referente in Uruguay, l’architetto costruttore Aldo Lamorte.

Sulla stessa posizione c’è la Lega che interviene con le parole di Paolo Borchia, eurodeputato e coordinatore federale di Lega nel Mondo, che boccia senza mezzi termini la pubblicazione di un bando per la costruzione di un nuovo edificio: “I soldi per gli immobili ci sono, per gli italiani in difficoltà no. L’annuncio del bando arriva nel momento meno opportuno e rivela chiaramente quanta confusione regni al Ministero degli Esteri”.

Oltre alle forze di opposizione anche il Partito Democratico interviene per l’ennesima volta sull’argomento: Luciano Vecchi ,responsabile del dipartimento italiani nel mondo del partito, esprime in un comunicato le proprie perplessità sui tempi e le modalità dell’opera. Questo intervento, d’altronde, fa seguito a un’interrogazione parlamentare presentata l’anno prima da un gruppo di senatori che chiedevano maggiore trasparenza sui costi, le tempistiche e le motivazioni che hanno portato lo Stato italiano a decidere di spendere circa 2 milioni di dollari in Uruguay dopo anni di abbandono e proteste inascoltate per risolvere la situazione dei servizi consolari. I senatori del Pd protestavano anche su un altro punto, ovvero sul mancato coinvolgimento dei rappresentanti della collettività totalmente esclusi, sentiti o consultati dalle autorità diplomatiche nell’ambito di un progetto così importante.

Nell’ottobre del 2020 il faraonico progetto del sottosegretario Merlo subisce un brusco e inatteso stop: la prima gara d’appalto viene annullata perché nessuna offerta è ritenuta idonea.

A prendere questa decisione è una commissione composta dall’ambasciatore Iannuzzi insieme all’ingegnere Christian Savarese e l’architetto Gaston Verdier come decretato dal responsabile unico di questo procedimento, il primo segretario dell’Ambasciata Alessandro Costa. La frenata coglie tutti di sorpresa. Possibile che a Montevideo -una città in grande trasformazione piena zeppa di cantieri- non ci sia nessuna ditta in grado di portare avanti questo lavoro?

“Il piano per la costruzione della nuova sede procederà come previsto. Prossimamente verrà aperto un nuovo bando per la gara d’appalto”. A tranquillizzare gli animi, un mese dopo, è il primo segretario Costa davanti al Comites: il consolato di Montevideo non lo ferma nessuno, né la pandemia, né la mancanza di una ditta.

Fine quinta parte - Continua

Prima parte: Gli annunci e le promesse

Seconda parte: Progetto preliminare e trasparenza solo per pochi intimi

Terza parte: L’ufficio affittato per la propaganda del Maie

Quarta parte: Il mistero dello studio di architettura

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