di BRUNO TUCCI

Nemmeno il tempo di fare i funerali di Berlusconi e già la politica (quella più cinica e crudele) si interroga: a chi andranno i voti di Forza Italia? Perché una cosa è certa: si considera la creatura di Berlusconi morta e sepolta. Insomma che fine farà quel partito? Come si estinguerà? E allora, forti di questo convincimento, i “cattivi del Palazzo” hanno già incominciato a tramare. Sono in molti gli avventori: da sinistra e da destra.

Dunque, la prima domanda che ci poniamo e si pongono le forze politiche è questa: Forza Italia con Berlusconi era (ed è aggiungerei) un partito che, pur guardando a destra, non hai dimenticato il liberalismo e l’europeismo. Dava alla nuova maggioranza di Giorgia Meloni un tocco di moderatismo o, se vogliamo dirla tutta, un centrismo di cui il governo non poteva fare a meno. Pena le immediate accuse della minoranza, e non solo, di una deriva autoritaria pericolosissima per il futuro del Paese.

Ecco quindi il problema per chi ha in animo di accaparrarsi i voti di una forza destinata pian piano a estinguersi con la morte di Berlusconi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si ribella, non vuol sentire nemmeno parlare di questa circostanza: “Noi siamo vivi e continueremo, ricordando il Cavaliere, di portare avanti le sue idee adeguandole all’inesorabile passare del tempo”.

“Parole, solo parole”, rispondono coloro che sono certi del contrario. Alla prova dei fatti: chi potrebbe essere il maggiore fruitore delle preferenze che la gente dava a colui il quale aveva inventato la nuova destra, per nulla autoritaria e fautrice in assoluto della libertà? Qui comincia la “guerra”, definiamola così. Innanzitutto. Chi è più vicino al centro nell’attuale schieramento parlamentare? Italia Viva, si dice. In primo luogo perché non bisogna dimenticare il “patto del Nazareno”, quell’incontro tra Renzi e Berlusconi che avrebbe potuto per sempre stravolgere la politica italiana.

L’accordo fallì, ma non c’è dubbio che oggi le forze orientate di più al centro sono quelle di Carlo Calenda e Matteo
Renzi. Se fossero stati meno litigiosi e forse meno invidiosi l’uno dell’altro, già alle elezioni di settembre avrebbero potuto avere maggiori consensi.

La realtà rimane, comunque, e non è detto che fra i due non ritorni la pace per motivi essenzialmente politici. Renzi,
naturalmente, non ci sta e risponde che non sarà lui “l’erede baby” di Silvio, ma piuttosto Fratelli d’Italia. Eh, già: è il partito più vicino (da un punto di vista ideologico) a Forza Italia, oltre a far parte del governo. Per il momento, Giorgia Meloni, che ha molti fans a suo favore, non apre bocca e non vuol sentire ragioni di sorta.

Rimane la sinistra? Quale quella dei più moderati o quella di Elly Schlein che vorrebbe riportare il partito verso la vecchia gloria? La segretaria è prudente, ha capito, dopo i primi capitomboli, che non è facile tenere insieme le tanti anime del Pd. Ci sono gli estremisti che plaudono ora alla numero uno di via del Nazareno, e i cattolici della Margherita che volentieri la farebbero fuori per riportare il Pd ai tempi di Enrico Letta.

Perciò quando qualcuno chiede a Elly quale potrà essere il suo orientamento, ricorda un vecchio e saggio proverbio latino: “De mortius nihil nisi bonum”, e cioè: “Di chi è morto o si tace o si parla bene”. Insomma solo il futuro, magari anche prossimo, ci potrà dire quale sarà la sorte del partito di cui Berlusconi era il padre putativo.