di LUCA ESPOSITO

Torna lo spettro del carcere per i giornalisti: la riforma della diffamazione accende un’altra polemica e divide anche la maggioranza di governo. Tutto nasce con gli emendamenti presentati dal senatore Gianni Berrino, capogruppo Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia. Che prevedono pene fino a quattro anni e mezzo di carcere per “chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’altrui reputazione, attribuisce a taluno con il mezzo della stampa fatti che sa essere anche in parte falsi è punito con il carcere da 1 a 3 anni e con la multa da 50mila a 120mila euro e se si sa che l’offeso è innocente la pena aumenta da un terzo alla metà, cioè fino a 4 anni e mezzo di carcere”.

La notizia ha spaccato la maggioranza. Il senatore Berrino si è difeso affermando: “Nessuna nuova pena detentiva per i giornalisti. Il provvedimento in esame semmai elimina la pena detentiva per alcune ipotesi di diffamazione, salvo continuare a tutelare il cittadino nella sua onorabilità sociale per la grave ipotesi dell’addebito di un fatto, determinato e falso per il quale è mantenuta la pena alternativa della multa o della reclusione, lasciando la scelta al giudice di merito”. Ha poi aggiunto: “Con atteggiamento liberale abbiamo convenuto di non punire più, nemmeno astrattamente, con la detenzione la diffamazione semplice a mezzo stampa, ma è necessario difendere l’onorabilità sociale del cittadino dalla ben più grave e lesiva ipotesi dell’addebito di un fatto falso e determinato, nella convinzione che non si tratti di libera informazione, ma di distorsione della informazione”.

Ma nel centrodestra l’ipotesi di riforma non convince del tutto. La Lega parla di mediazione tra le posizioni emerse, Forza Italia storce il naso. Intanto il Partito democratico prende la palla al balzo e attacca a testa bassa. In una nota, i senatori dem Alfredo Bazoli, Anna Rossomando, Franco Mirabelli, Walter Verini, componenti per il Pd della Commissione Giustizia, insorgono: “Questa maggioranza ha proprio un conto aperto con la libertà di informazione, se il relatore al provvedimento sulla diffamazione a mezzo stampa Berrino  ha proposto in Commissione Giustizia una serie di incredibili emendamenti a un testo base – quello del senatore Balboni – già pesantemente negativo. Gli emendamenti prevedono addirittura la possibilità del carcere per i giornalisti, un retaggio barbaro, condannato a più riprese da organismi europei e dalla Corte Costituzionale”. Ma non basta: “Una cosa gravissima, un segnale pesantissimo. Un attacco frontale che si inserisce in un testo base colpevolizzante, che – invece di tutelare i giornalisti dalle querele temerarie e intimidatorie, sanzionando chi le promuove a scopo di bavaglio – prevede multe e sanzioni proprio nei confronti dei giornalisti. La diffamazione a mezzo stampa è già tutelata da leggi. A non essere protetto è il lavoro dei giornalisti che, spesso con coraggio e senza tutele, svolgono un lavoro d’inchiesta prezioso per la libertà di informazione e per la società. Questa maggioranza ogni giorno dimostra insofferenza e fastidio per i controlli, i contropoteri. Per il giornalismo d’inchiesta. È un allarme che lanciamo. La nostra opposizione sarà per questo molto dura”.