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Franco Esposito

Morire di lavoro. Il lavoro che uccide. Ottantuno morti ogni tre mesi in Italia. Senza esito, inascoltati, gli appelli rivolti ai politici, "non fate promesse, parlate di sicurezza". Forte, reale, visibile ad occhio nudo, la grave emergenza viene però bellamente e tragicamente ignorata. Tutto fa killer: le lastre che cadono, macchinari e vapori tossici, proprio tutto.  Anche senza gli infortuni Covid, la mortalità sul lavoro continua a crescere. Più 16,4%. 

Una strage senza fine. Tre vittime nelle ultime 24 ore. Sacrificate sull'altare del lavoro. Una strage che non va mai in ferie. Gli ultimi giorni di agosto segnati da un altro record negativo: sei morti sul lavoro in meno di dieci ore. L'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre è costretto a registrare un tragico bilancio, e i morti non accennano a diminuire. 

Aveva solo 31 anni la vittima più giovane nelle ultime 24 ore. Girolamo Tartaglione è rimasto schiacciato sotto una lastra di metallo di cinque tonnellate, staccatasi da un carroponte in un'azienda a Borgo San Giacomo, nel Bresciano. Ieri l'altro, invece, in provincia di Varese, un altro lavoratore, Abderrazzak Bouchara, di 50 anni, ha perso la vita causa di un arresto cardiocircolatorio. Il malanno mortale dopo essere rimasto incastrato in un macchinario. 

Trentuno anni aveva anche Omar Ait Youssef, deceduto giovedì. Due giorni prima era caduto dall'altezza di otto metri mentre montava una rete paramassi sulla parete rocciosa di una strada di Aversa, in Campania. In pericolo di vita e in condizioni disperate ora è un operaio di 21 anni 

caduto in un silos alla Cantina Pasqua di Verona, mentre eseguiva lavori di manutenzione. Inalati i vapori, ha perso i sensi ed è caduto all'interno della cisterna. Un suo collega è rimasto gravemente ferito nel tentativo di soccorrerlo.

Palesi le preoccupazioni esposte dal presidente dell'Osservatorio Sicurezza, Mauro Rosato, in occasione della presentazione delle proiezioni delle rilevazioni sugli infortuni sul lavoro registrati nei primi sette mesi dell'anno. "Cinquecentosessantanove lavoratori hanno perso la vita da Nord a Sud del Paese da gennaio a luglio 2022. La media è di 81 morti sul lavoro ogni mese". Malgrado il decremento complessivo registrato da gennaio a luglio: 16% in meno la mortalità rispetto al 2021. Ma la realtà dei fatti è di gran lunga diversa. 

Diversa perchè? La flessione continua a essere fortemente drogata dalla totale assenza dei decessi Covid nel 2022, rispetto all'anno precedente. Lo scorso anno gli infortuni mortali per Covid erano 367 su 538, circa il 68%. Quest'anno sono stati solo 11 su 463, il 2%. Significa cosa? Semplicemente questo: gli infortuni mortali non Covid sono passati dai 171 del primo semestre del 2021 ai 452 del corrispondente periodo del 2022. Clamoroso e drammatico l'incremento del 164%. 

I dati dimostrano che l'insicurezza sul lavoro si legge in maniera nitida anche nelle denunce totali di infortuni cresciuta del 41% rispetto al 2021, arrivando a quota 441.451 con i settori della Sanità. I rilevamenti dell'Osservatorio Sicurezza dicono questo: anche le Attività Manifatturiere e dei Trasporti rimangono sempre in testa alla graduatoria. 

La classifica del maggior numero di vittime in occasione di lavoro vede ai primissimi posti le regioni con la più alta popolazione lavorativa in Italia. La Lombardia (60), Emilia Romagna e Veneto (39). Seguono Lazio (35), Campania (32), Piemonte (31), Puglia (26), Trentino Alto Adige (19), Calabria e Marche (14), Sardegna (10), Umbria (9), Abruzzo (7), Liguria (5), Valle d'Aosta (4), Molise /3), Basilicata e Friuli Venezia Giulia (2). 

I primi sei mesi del 2022 si registra il maggior numero di decessi nel settore trasporti e magazzinaggio, il 6,3. A seguire, costruzioni (62) e attività manifatturiere (41). 

In materia di incidenti non sul lavoro proseguono a livello davvero notevole quelli della strada. Per fortuna non tutti mortali. Volete qualche numero, per capire? Eccoli serviti. 

Nei primi otto mesi dell'anno si è tornati al periodo pre Covid. Centocinquanta quelli mortali. "Colpa di navigatori e telefonini", spiega il direttore della Polizia Stradale, Maria Pomponio. "Veicoli e strade sono più sicuri, ma aumentano i comportamenti negligenti". 

Nei primi otto mesi di quest'anno gli incidenti della strada sono stati 18.099; quelli mortali 150. Il dato nella sua drammatica pesantezza è comparabile solo con quello del 2019: 18.913 incidenti dal primo gennaio al 30 agosto, con 164 morti. 

La mala estate in autostrada.