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Prima furono le piramidi, poi i templi greci e romani. Seguirono i castelli e le cattedrali del Medioevo. Il potere e la ricchezza si esprimevano in opere materiali che sorprendevano per la loro maestosità. Poi giunse con la prima rivoluzione industriale il “capitalismo“, che separó i proprietari delle macchine dal proletariato operaio. Ma anche in questo caso il capitalismo cercó i suoi simboli di potere e ricchezza: i grattacieli, le fabbriche immense, i treni e le navi che univano territori distanti.

Oggi il nuovo capitalismo, come in un atto di magia opera di uno straordinario prestigiatore, fa scomparire i suoi simboli visibili di grandezza. Si sfuma, diventa evanescente, scompare impercettibilmente. Se il sogno del imprenditore capitalista del secolo XX era avere una grande fabbrica, enormi macchine e centinaia di operai, l’obiettivo del post-capitalista del secolo XXI é avere una impresa senza pareti né tetti, senza macchine, senza lavoratori. Ma ció é possibile? Come produrre, essendo scomparsa la materialitá della fabbrica e dell’ufficio? Dietro ad ogni atto di magia, c’é un trucco e in questo caso i trucchi sono molti e tutti legati ad altissime tecnologie. Sono proprio le trasformazioni tecnologiche e le nuove e rapide comunicazioni (in gergo TICs), che consentono nuove forme di organizzazione del lavoro che fanno abbandonare gli schemi dell’industrialismo classico.

Le pareti delle imprese crollano, i lavoratori sono connessi a sofisticate applicazioni attraverso i loro cellulari e laptop, i tempi fissi e gli spazi di lavoro si dileguano. La nuova impresa é una sequenza infinita di algoritmi, che consentono a utenti e prestatori connettarsi nell’inafferrabile spazio virtuale: tanto per intenderci é lo spazio riservato alle “applicazioni” di ogni tipo, che oggi sono alla testa del mercato. Perché il capitalismo ha scelto la strada dell’evanescenza?

Ritengo che uno dei principali motivi é che nel mondo degli algoritmi é piú difficile far pagare all’imprenditore i contributi previdenziali, le assicurazioni, le tasse, insomma tutte quelle gabelle che il mondo moderno ha costruito e che sono in qualche modo la base della sua stabilitá. Va anche detto che difronte a un capitalismo molte volte impalpabile, gli Stati nazionali non sanno come regolare le nuove situazioni e applicare quelle regole che sempre piovono su noi, comuni mortali.

La questione é complessa e non sono io che lo dico. Ogni anno verso fine gennaio a Davos, paesino idillico nelle montagne svizzere, si riuniscono le potenze economiche mondiali. Quest’anno il raduno di Davos é giunto alla sua 50esima edizione e tutti sanno che il “summit” svizzero é l’epicentro delle diverse espressioni del potere economico degli Stati. Nell’edizione di quest’anno, uno dei temi di maggior rilievo é stato propio il problema della tassazione dell’economia digitale. Alcuni paesi parlano della “web tax” per riferirsi alle modalitá per ottenere di far pagare le tasse alle imprese virtuali di alta tecnología. Perché le nostre imprese nazionali pagano ogni tipo di tributi e le imprese digitali (leggasi Netflix, Spotify, AirBNB, etc.) scappano – almeno in parte – a tipi diversi di tributazione?

Gli Stati fanno fatica ad inseguirle con le loro ispezioni nel mondo digitale e hanno dibattuto a Davos sulla creazione di un sistema di tassazione digitale per il ventunesimo secolo, onde evitare l’evasione fiscale delle grandi imprese virtuali, che fanno grandi profitti, ma non pagano tasse. Le decisioni non sono semplici e mentre le tecnologíe sono avanzate per fare affari nello spazio digitale, gli Stati non sono preparati a rincorrerle negli spazi algoritmici. Insomma, la nuova fase del capitalismo – il capitalismo evanescente, il capitalismo che non paga le tasse – cadrá inesorabilmente sulle nostre teste.

Perché qualcuno dovrá pur fare i conti con i costi delle politiche pubbliche, sociali e previdenziali, che si sostengono sulle entrate delle persone e le aziende che pagano tasse, ahimé sempre di meno e non certo le piú ricche. O troveremo come far pagare i tributi a questa nuova modalitá del capitalismo invisibile o fineremo noi a dover farci carico dei costi pubblici, pagando naturalmente piú tasse. La conclusione é quella di essere coscienti che ogni volta che usiamo una applicazione attraverso il nostro cellulare, se é vero che risparmiamo da una parte, dall’altra dovremo ave chiaro che il vuoto tributario che esse creano, dovrá in qualche modo essere colmato da noi tutti.

JUAN RASO