Giuseppe Conte (Depositphotos)

C’è chi sostiene che la faida tra Giuseppe Conte e i grillini sul reddito di cittadinanza derivi dalla necessità di ottenere senza intoppi i cospicui aiuti europei promessi. In particolare, il premier starebbe cercando molto prosaicamente di dimostrare agli altri partner continentali che l’Italia non intende più gettare i quattrini nello sciacquone della spesa improduttiva. Tant’è che lo stesso presidente del Consiglio ha solennemente annunciato che la cosiddetta quota 100, altra misura fortemente criticata dai pochi rigoristi di questo disgraziato Paese, non verrà più rinnovata. Ma sul citato reddito di cittadinanza, il principale cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio & company hanno immediatamente alzato le barricate. E sul piano politico non si può non comprenderli, malgrado i risultati a dir poco catastrofici di uno strumento che avrebbe dovuto azzerare la povertà e creare la quasi piena occupazione. A tale proposito appare del tutto pleonastico citare un premio Nobel del calibro di Milton Friedman, il quale sosteneva che se paghi le persone che non lavorano e le tassi quando lavorano, poi non devi stupirti se crei più disoccupazione. Questo è un principio che nella poco acculturata Italia del dopoguerra, ancora molto povera ma estremamente ricca di voglia di fare, comprendevano anche i bambini. Tuttavia, nell’ambito di un diffuso benessere economico, in cui prosperano moltissimi signorini soddisfatti come il nostro buon Giggino, ogni criterio basato sul buon senso e sull’esperienza acquisita attraverso le generazioni sono messi da parte da una sorta di narcisistico ottimismo della volontà. Prendendo spunto da qualche presunto colpo di genio del garante maximo Beppe Grillo, unito ad una miscela di ricette assai semplificate per affrontare problemi piuttosto complessi, di quando in quando il signorino soddisfatto di turno tira fuori dal cilindro l’ideona risolutiva, la pietra filosofale con cui tramutare in oro il piombo di una sua precedente elaborazione fallimentare. Ecco allora che spunta il "cervellone", ovvero un sistema informatico estremamente sofisticato con cui Di Maio immagina di eliminare le impressionanti storture introdotte con il reddito di cittadinanza. Non bastavano quindi i fantomatici navigator, gli unici in questa triste vicenda che, insieme al loro ineffabile creatore Mimmo Parisi, hanno trovato una occupazione. Si sentiva proprio la mancanza di un controllo da remoto, magari anche attraverso l’uso di telecamere e dispositivi di tracciamento, dei furbetti del reddito di cittadinanza. D’altro canto, così hanno sostenuto per decenni i sostenitori di una economia interamente pianificata, i grillini continuano a dire che l’idea del rdc è giusta ma applicata in modo errato. Pertanto, con l’arrivo del cervellone, essi sperano, il teorema di Milton Friedman verrà clamorosamente smentito da un grande balzo in avanti dell’occupazione. L’importante è crederci.

CLAUDIO ROMITI