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Il mondo è rimasto in sospeso per giorni nello stillicidio emotivo delle elezioni Usa, fra conteggi in bilico e un testa a testa snervante per la Casa Bianca. L’attesa si è sbloccata ieri: il candidato dei democratici, Joe Biden, ha sconfitto Trump e sarà il 46esimo presidente americano, anche se il suo avversario non ha nessuna intenzione di accettare il risultato e farà scattare una rappresaglia legale per rivedere o ribaltare l’esito delle urne.

I leader europei si sono già congratulati con il neo-eletto e la sua vice, Kamala Harris, auspicando rapporti di buona collaborazione fra le due sponde dell’Atlantico. Non è solo una formalità. I legami fra Bruxelles e Washington sono usciti a pezzi dai quattro anni di presidenza Trump, incrinati dalle minacce di guerra commerciale e un’ostilità anche dichiarata per la Ue (e le organizzazioni internazionali in generale). L’elezione di Biden può favorire il ritorno a un’intesa, a maggior ragione rispetto alle macro-sfide che stanno travolgendo sia gli Usa che l’Europa. In primo luogo il Covid, con le sue conseguenze disastrose sull’economia internazionale e le prospettive di entrambi i blocchi. La «nostra amicizia transatlantica è indispensabile», come ha riassunto la cancelliera tedesca Angela Merkel. Certo, alcuni nodi resteranno sul tavolo. È impensabile che Biden stravolga la politica commerciale Usa o rinunci al pilastro del «Buy american», come fa notare in questa analisi Gianluca Di Donfrancesco. Eppure l’ex vicepresidente di Obama garantirà di sicuro toni più accomodanti rispetto ai partner europei, costruendo quei ponti abbattuti sotto gli anni di «The Donald» (leggi questa intervista di Attilio Geroni ad Alec Ross, ex consigliere di Obama e Hillary Clinton). Dopo le macerie dell’ultimo quadriennio, bisognerà ripartire dalle fondamenta.