di SANDRA ECHENIQUE

Monsignor Eugenio Scarpellini riposa nella sua Verdellino, in provincia di Bergamo. Lì era nato l'8 gennaio 1954, poi la scorsa estate, il 15 luglio, consumato dal COVID se n'è andato, si trovava nella sua El Alto, città del Bolivia con quasi un milione di abitanti. E a sei mesi dalla scomparsa, quello che è stato il Paese d'adozione di monsignor Scarpellini l'ha voluto ricordare con un libro, pubblicato dalla Diocesi locale: 'Buen trigo entre nosotros', Buon grano tra di noi... Perchè dal 1988, all'epoca il sacerdote aveva 34 anni, fu inviato dalla Chiesa in Bolivia con il ruolo di 'missionario fidei donum'. Parroco nella Diocesi della capitale La Paz, poi ancora direttore generale del Colegio Marien Garten. E fin dal suo sbarco nel Paese sudamericano ha svolto un ruolo importante per coloro che più ne avevano bisogno. "Monsignor Scarpellini - ha spiegato Carlos H. Cordero membro della parrocchia Jesun Obrero di Alto, principale autore del volume - era un uomo assolutamente trasparente, fermo in tutti gli aspetti della sua vita: amicizia, affetto, il servizio che ha portato avanti. Era davvero una brava persona, intelligente e sensibile. Un vescovo veramente con grande sensibilità cristiana". Aveva studiato filosofia e teologia al seminario diocesano 'Papa Giovanni XXIII' a Bergamo dal 1972 al 1978, poi ordinato presbitero il 17 giugno 1978, vicario parrocchiale nella provincia di Bergamo prima di intraprendere quello che sarebbe stato il viaggio più importante della sua vita, la sua missione, la Bolivia. E il 15 luglio 2010 Papa Benedetto XVI lo aveva nominato vescovo ausiliare di El Alto e titolare di Boda, segretario generale della Conferenza episcopale boliviana (posizione che lo ha portato anche a diventare mediatore nei conflitti politici che hanno colpito la Bolivia tra ottobre e novembre 2019) il 25 luglio 2013 Papa Francesco lo nominò vescovo di El Alto e in seguito fu anche tra coloro che progettarono il viaggio del Santo Padre in Bolivia che poi si svolse tra l'8 e il 15 luglio 2015. Ha lavorato instancabilmente per chi in Bolivia e in particolare nella Diocesi di El Alto ne aveva più necessità e per la Chiesa, un autentico missionario. "Come vescovo - ha continuato Cordero - è stato una vera guida spirituale, assoluto servitore della gente di El Alto. Anche se non era boliviano, si è identificato con la città in una maniera completa al punto che durante la pandemia lui stesso era andato a distribuire ceste di cibo nelle case dei più bisognosi ed è stato così che si è contagiato".​ Aveva soltanto 66 anni quando è stato ricoverato in ospedale, a El Alto, ma ormai purtroppo non c'era più nulla da fare: le sue condizioni sono peggiorate velocemente fino a portarlo alla morte a causa di due arresti cardiaci il 15 luglio 2020. "Dobbiamo ricordare Monsignor Eugenio - ha aggiunto l'autore del libro - come uno straordinario uomo cattolico che è morto al servizio della Bolivia". Così il giorno in cui avrebbe dovuto compiere 67 anni, lo scorso 8 gennaio, la comunità cattolica di El Alto si è unita, virtualmente, per la presentazione del libro che vuole essere un omaggio a un uomo, un religioso che in quella terra ha incontrato la sua casa, diventando un punto riferimento segnando, durante il suo cammino, tante persone che continuano a ricordarlo e venerarlo. Si tratta di un 'libro della memoria' che non rimarrà isolato. Infatti in occasione del primo anniversario della sua morte, il prossimo 15 luglio, è stata già prevista la presentazione di un secondo volume dedicato al monsignore: si tratta di una raccolta delle sue omelie. E come successo per 'Buen trigo entre nosotros', che contiene in particolare fotografie e numerose testimonianze di chi conobbe il vescovo, sarà mostrato per la prima volta alla Universidad Catolica Boliviana di El Alto.

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