alitalia (foto depositphotos)

di FRANCO ESPOSITO

Obbligo e necessità, deve dimagrire. Alitalia è tenuta a sottoporsi a una drastica terapia: i dipendenti scenderanno da 10.500 a 3.000. Altrimenti nisba, il salvataggio della nuova compagnia non andrà avanti. Alitalia in ripartenza non dovrà essere troppo pesante, diversamente non potrà prendere la linea di decollo. Non potrà volare. “Più snella, inevitabili gli esuberi. Se accetta il dimagrimento, il decollo della new company avverrà entro luglio”, si sbilancia il ministro titolare del Mise, Giancarlo Giorgetti. Ma le sue parole e il suo impegno vanno letti come un avvertimento: o così o non se fa nulla. “Basta aiuti, non dobbiamo ripetere gli errori del passato”. La crisi mette in situazione di chiaro rischio i lavoratori. Il dimagrimento programmato e minacciato riguarda innanzitutto i dipendenti. La riduzione del personale, molto ampia provocare una moria di posti di lavoro nella misura sopra esposta. La notizia ancora non è ufficiale, ma i sindacati di categoria già fiutano l’aria. E questa è una brutta fetida aria. Ita, la società partecipata dal ministero dell’Economia, sta mettendo a punto il piano destinato a raccogliere sul campo migliaia di teste. Giorgetti non si nasconde, parlerà chiaro a tutti, in special modo ai sindacati di categoria. E dirà questo, parola più parola meno: “Le caratteristiche del piano industriale si devono basare sulla discontinuità, come da richiesta Ue, sulla sostenibilità economica e orientamento di mercato”. Il piano industriale approvato da Ita continua a subire un processo di profonda revisione alla luce delle negoziazioni in corso. “In particolare – avverte Giorgetti – con la commissaria Ue Vestanger”. Confermata la disponibilità di tre miliardi di euro per il rilancio del settore. Il governo crede nella riuscita dell’operazione. Seimila persone resterebbero fuori dal progetto. Una parte sarà assunta in un secondo momento; un’altra verrà veicolata verso il pensionamento con ammortizzatori sociali di quattro-cinque anni. Il progetto mira alla realizzazione di una compagnia che garantisca l’accesso dell’Italia al cargo business e turismo. L’iter prevede la cessione diretta ITA del ramo aviation dell’attuale Alitalia, mentre handling e manutenzione vengono messe in vendita. Alle gare parteciperà pure la newco. Finalizzato alla crescita graduale, il business plan di ITA è in fase di aggiornamento. Dovendo, oltretutto, recepire le indicazioni dell’Antitrust. Ma alcuni analisti internazionali temono che newco sia all’inizio troppo piccola per poter reggere l’urto della concorrenza. In un quadro, quello attuale, che dimostra come il mercato stenti a manifestare segnali di chiara ripresa. La partenza di Ita entro luglio? Ma non è troppo presto, e come mai tanta fretta? Gli esperti italiani sostengono che bisogna iniziare subito perché “Raynair, easyjet, Wizz Air, Volotea, le compagnie low cost, sono sul punto di provocare la saturazione dell’offerta sui voli nazionali e sulle rotte verso Spagna e Grecia”. Il rischio è alto e palese: la newco potrebbe ritrovarsi senza passeggeri, che hanno evidentemente prenotato altrove. Si sta studiando e valutando la possibilità di vendere i primi voli Ita dopo l’eventuale ok dell’Unione Europea. Non ci saranno altri prestiti ponte. Il ministro del Mis esclude questa possibilità. Newco avrà semplicemente cinquantacinque milioni di euro di indennizzo anti-Covid. Letta l’attuale situazione economica in cui versa la compagnia, in perenne crisi di liquidità, i sindacati ritengono che con questi pochi soldi i lavoratori Alitalia ci faranno la birra, come si dice al mio paese. “Non possono essere sempre i lavoratori a pagare il conto”. La newco avrà quindi bisogno del supporto del ministero del Lavoro per superare l’opposizione del sindacato. Sul tavolo del ministero oggi ci sono due piani: il via libera ai prepensionamenti con cinque anni di anticipo rispetto ai sessantadue anni di età di uscita per chi vola; un esodo previsto di per circa 480 lavoratori di cabina Alitalia nei prossimi mesi. La seconda opzione eleverebbe il numero dei dipendenti da assumere in Ita a breve, non escluso un part time al 25%: Un escamotage o che cosa? Il tentativo di via d’uscita che porterebbe il numero di addetti necessari per la partenza a giugno e la successiva fase di uscita dalla crisi dal 2022 a circa 3.500 unità. Il giro dell’oca, tout court. Un gran bel casotto. Non sarà facile venirne fuori evitando un copioso spargimento di sangue sotto forma di tagli con la cesoia. Una compagnia più leggera significa che avrà bisogno di quarantacinque aerei, a fronte dei centotre oggi in flotta. In pratica saranno riassunti, e solo in parte, i dipendenti del settore “volo, e non quelli che si occupano di bagagli e manutenzione”. Questi resteranno nella società in liquidazione e forniranno servizi a pagamento alla newco. Ma la brutta storia non finisce qui: successivamente le due aziende verranno messe a gara e cedute. Conti alla mano fatti con la calcolatrice, tutto ciò si tradurrà in un pacchetto di “primi ufficiali, comandanti, assistenti di volo e personale di terra, di circa 2.800 persone per i voli d’esordio di Alitalia-Ra. Comunque vada, siamo davvero alla stretta finale. La Newco è in rampa di lancio e, a quanto pare, questa volta la nuova espressione di Alitalia è destinata a volare senza prestiti ponte. Almeno questo, ed è già qualcosa. E in attesa degli eventi, noi curiosi, siamo qui che osserviamo e ascoltiamo