Insomma, siamo alle solite. Il caro, vecchio ed “italico” costume di accontentare qualcuno per scontentare tutti, non fa eccezione neanche ai tempi del Covid. Fuor di metafora: lo sapete che a Pasqua, chi lo vorrà, potrà anche trascorrere le vacanze…all’estero? Sì, avete letto bene.

In un Paese come il nostro, metà rosso e metà arancione, dove non passa giorno senza che un’attività commerciale chiuda i battenti (per sempre), dove padri, madri e figli non s’incontrano da mesi, tra (semi) lockdown e chiusure forzate, nei giorni a ridosso della più sacra delle festività per i cristiani, sarà consentito, volendo, spostarsi anche tra regioni diverse, per raggiungere l’aeroporto da cui decollare, per godersi un periodo di relax nei Paesi in cui è possibile arrivare (non tutte le mete ovviamente sono consentite di questi tempi: dipende, infatti, dalle restrizioni applicate dai singoli Paesi).

Ebbene sì, cari amici. Proprio così. Il Viminale lo ha spiegato a chiare lettere. Pasqua in zona rossa? Non per chi sceglie di andarsene fuori dallo Stivale, magari su una bella spiaggia esotica. Ma siamo seri? “Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltre confine e invece impedire quelli in Italia” ha sbottato Federalberghi, l’associazione di categoria dei titolari di hotel, in una nota.

Come darle torto? Perché sì, cari lettori: a Pasqua e Pasquetta, gli italiani potranno raggiungere Capodichino, Linate o Fiumicino, solo per citare alcuni tra gli aeroporti più famosi del Belpaese, e qui imbarcarsi, destinazione estero. Ma non potranno, per ragioni di “emergenza sanitaria”, ricongiungersi ai propri cari, se questi vivono in un’altra regione, oppure andare nelle loro…seconde case, che magari sono ubicate a pochi chilometri di distanza dalla propria residenza! Ma vi sembra normale tutto questo in un Paese cosiddetto civile?