di ROBERTO ZANNI
Juan Bautista Cambiaso, per il quale l’anno scorso sono cominciate le celebrazioni per i 200 anni dalla nascita, era italiano: nato a Genova come Cristoforo Colombo. Ma è conosciuto per essere stato il creatore della Marina della Repubblica Dominicana. Oggi è citato nell’inno della Marina assieme a Giovanni Battista Maggiolo, connazionale, un eroe per il Paese caraibico a causa del suo impegno per salvare l’indipendenza della Repubblica Dominicana. Due nomi per cominciare, o forse meglio dire, continuare a parlare dello stretto rapporto di amicizia, collaborazione, unione che sono sempre esistiti tra l’Italia e l’isola dai tempi di Colombo grazie al quale già nel 1496 Santo Domingo era diventato il primo centro urbano della nuova America. E per ricordare, ribadire questo legame inscindibile è stato scritto un libro: ‘El legado italiano en la Republica Dominicana – Historia, Arquitectura, Economía y Sociedad’. Un’opera che racconta una legame che si dipana nei secoli, curata da Andrea Canepari, attuale ambasciatore italiano a Santo Domingo (incarico assunto l’1 agosto 2017). E alla presentazione del libro nella capitale dominicana oltre a Canepari ovviamente, erano presenti autorità locali a cominciare dalla vice presidente della Repubblica Dominicana Raquel Peña. Perchè il libro rappresenta davvero il lungo percorso compiuto assieme dall’Italia e dalla Repubblica Dominicana. Prefazione del Presidente della Repubblica Luis Abinader e del ministro della cultura Carmen Heredia oltre ad altri prestigiosi rappresentanti della politica e società dominicana che si sono uniti per l’occasione al ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, il collega della Cultura Dario Franceschini e Antonella Cavallari segretaria generale di IILA – Istituto Italo Latino- Americano. In questo modo viene descritta l’importanza dell’Italia in quello che è stato l’apporto di un patrimonio storico, indelebile, che si può riscontrare in tanti settori della società dominicana. Se Cristoforo Colombo è stato il capostipite, lo stesso primato lo detiene anche Alessandro Geraldini, che nel 1519 sbarcò a Santo Domingo come primo vescovo residente della chiesa cattolica, fautore anche della realizzazione della cattedrale oggi la più antica delle Americhe. Era nato ad Amelia in provincia di Terni nel 1455, morì in quella che divenne la sua terra a Santo Domingo nel 1524. Una storia, quella italiana, che non si è mai fermata nei secoli. Così il libro racconta della famiglia Pellerano, i cui primi membri, originari di Santa Margherita Ligure arrivarono nel 1849. Arturo Joaquim Pellerano Alfao avvio poi una generazione di giornalisti ed editori, fondando nel 1889 con Julian Atiles ‘Listin Diario’ iconico quotidiano della capitale. Poi Angiolino Vicini Trabucco che, giunto sempre dalla Liguria, da Zoagli, trasformò la famiglia velocemente nella principale dinastia imprenditoriale dell’isola. Costruì anche uno zuccherificio che chiamò Italia. E la sede della nostra ambasciata fu poi ribattezzata nel 1987 ‘Villa Angiolino Vicini’ in suo onore, un modo per riconoscere la sua grande generosità. Sacerdoti, come Padre Fantino Falco, imprenditori, Amedeo Barletta e la famiglia Raineri Marranzini dalla quale nacque il celeberrimo Gruppo Puntacana. Prima ancora il dottor Raffaele Ciferri, invitato nel Paese per un nuovo piano di sviluppo agricolo. Un viaggio appassionante per ricordare, e spesso scoprire aspetti inediti dell’italianità. E in un video dell’ambasciata c’è anche un veloce, ma ricco di note interessanti, riassunto del racconto di oltre 500 pagine dell’ambasciatore Canepari che si può anche scaricare online nella versione digitale. Un cammino nel tempo, attraverso una parte di noi, in uno dei Paesi caraibici più emblematici.