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Di Matteo Forciniti

Nel pieno della sua prima ondata della pandemia l’Uruguay pensa già a un graduale ritorno in classe: a partire da lunedì 3 maggio riapriranno circa 450 scuole rurali con 6mila alunni nell’interno del paese, dei veri e propri punti di riferimento per queste piccole e isolate comunità. Dopo le prime anticipazioni, la misure è stata confermata mercoledì dal Consiglio dei Ministri riunito per stabilire la prolungazione delle misure restrittive in scadenza. Dopo un incontro con il presidente Lacalle Pou, il ministro dell’Istruzione Pablo Da Silveira e il presidente del Codicen (Consejo Directivo Central) Robert Silva hanno affermato che c’è “la volontà del governo di avanzare al più presto verso il ritorno delle lezioni che sarà graduale”. Proprio per via di questa gradualità, hanno specificato, non si può garantire che tutta l’istruzione tornerà nelle aule a maggio. A riaprire per prime saranno le scuole rurali con meno di 20 studenti e un solo insegnante. Le autorità educative hanno assicurato che verrà data priorità al ritorno di quei centri educativi che causano un minore aumento della mobilità e che si trovano in aree a minor rischio epidemiologico. In una seconda fase -a partire da lunedì 10 maggio- si aggiungeranno il resto delle scuole rurali che hanno un massimo di 50 bambini in un processo che coinvolgerà 20mila alunni a cui si aggiungeranno anche alcuni asili e scuole materne. Le terza fase inizierà il 18 maggio e prevede la riapertura degli asili e delle scuole primarie di tutto il paese (112mila alunni interessati) ad eccezione dei dipartimenti di Montevideo e Canelones: in queste due aree il ritorno in classe sarà progressivo dipendendo dal contesto socioeconomico del centro educativo. Il ministro Da Silveira ha dichiarato che la priorità sarà il ritorno delle “scuole che servono la popolazione più vulnerabile”. Così come fu lo scorso anno, anche in questa occasione il ritorno delle scuole rappresenta un punto simbolico estremamente significativo per un paese che cerca di ritornare alla sua quotidianità in attesa del vaccino i cui effetti dovrebbero iniziare a sentirsi a breve. Tuttavia, il ritorno dell’istruzione non è solo una questione di immagine ma è dettata anche da una necessità che riguarda molti bambini uruguaiani vittime invisibili di questa crisi. Molti rapporti sono stati infatti pubblicati negli ultimi tempi che denunciano le condizioni di vita dei bambini in contesti molto critici come quello diffuso la settimana scorsa dal Sistema Integral de Protección a la Infancia y a la Adolescencia contra la Violencia (Sipiav): nell’ultimo anno ci sono stati in media 13 casi al giorno di maltrattamenti o abusi contro minorenni. Il 17% di loro erano bambini tra 0 e 5 anni. Anche gli esperti del comitato che affianca il governo hanno lanciato ripetutamente un allarme che è rimasto inascoltato, secondo loro quella delle scuole avrebbe dovuto essere l’ultima delle chiusure viste le gravi conseguenze che sta provocando come hanno denunciato i pediatri del Gach (Grupo Asesor Científico Honorario): si è registrato un significativo deterioramento dello sviluppo cognitivo, motorio e del linguaggio nei bambini di 5 anni oltre a un forte aumento della depressione e dei disturbi di ansia che sono aumentati tra il 25% e il 30%.