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Covid, emergenza senza fine. In questi giorni, l'attenzione delle cronache è tutta concentrata sull’India, dove la pandemia, ormai fuori controllo, sta provocando danni incalcolabili. Il rischio, pertanto, è quello di perdere di vista l'America del Sud, dove la situazione non è meno tragica e dove, solo la scorsa settimana, è stato registrato il 35% di tutti i decessi provocati dal virus a livello mondiale.

In questa parte del mondo la crisi, già delicata, rischia di aggravarsi se è vero, come ha scritto l'agenzia 9Colonne, che nella capitale colombiana, la sindaca, Claudia López Hernández, ha avvertito senza mezzi termini i residenti a prepararsi a “vivere le due settimane peggiori della nostra vita”. Non sembra andare meglio il Venezuela, dove il governo Maduro è stato accusato di aver fornito cifre di gran lunga inferiori rispetto alla reale situazione epidemiologica vissuta nel Paese e dove, da gennaio ad oggi, secondo gli ultimi bollettini, si sarebbe verificato un incremento dei decessi addirittura dell’86%. Tutto questo senza dimenticare il Brasile, dove il coronavirus non ha mai smesso di mietere vittime (oltre 2.500 persone al giorno).

La situazione resta delicata anche in Uruguay, uno dei paesi modello per quanto concerne la lotta alla Sars Cov 2 ed attualmente con uno dei tassi di mortalità più elevati al mondo. Come se non bastasse, il conteggio dei decessi quotidiani ha raggiunto, negli ultimi giorni, livelli record anche in Argentina e Perù. Insomma, mentre la campagna di vaccinazione avanza in alcuni dei paesi più ricchi del mondo (Israele, Gran Bretagna e diverse aree degli Stati Uniti), in America Latina l’inoculazione delle dosi procede ancora a rilento.

Pensate: in Ecuador solo il 5,22% della popolazione ha ricevuto una dose, in Perù il 5,04%, in Bolivia il 6,53% e in Venezuela addirittura lo 0,88%. In Brasile invece si è al 20,25% mentre il Cile si conferma come un paese modello della campagna vaccinale con il 77,65% a cui è stata somministrata almeno una dose. Insomma: di fronte a un tale stato di fatto, una delle paure degli esperti è che l'America del Sud sia sulla buona strada per diventare la macro-area del pianeta con il maggior numero di pazienti affetti dal cosiddetto long Covid, lasciando cicatrici economiche, politiche, sociali e di salute pubblica più profonde che altrove. “È questa la storia che si comincia a intravedere”, ha detto Alejandro Gaviria, ex ministro della Salute della Colombia, attualmente rettore dell'Università delle Ande. Il peggio, per dirla con altre parole, potrebbe ancora venire.

Di Stefano Ghionni