Napoli (Depositphotos)

di Franco Esposito

G20 a Napoli. Con presenze quasi tutte importanti. Meno una, Xi Zhenhua, grande capo della Cina e grande assente. Resta comunque nel ruolo lontano di ottimo mediatore, pro domo sua, ovviamente. Al suo posto – in video conferenza – il capo del dicastero dell'Ecologia e dell'Ambiente, Huang Runqui. Non uno sgarbo a Napoli, la rinuncia di Xi Zhehua, ma un chiaro segnale indirizzato a Washington. Gli americani sono presenti con l'inviato speciale per il clima, John Kerry. 

Il summit internazionale è partito ieri. Due giorni di discussioni su ambiente, clima ed energia. Traguardo finale, comunque il vero obiettivo di questo G20, è riuscire a coniugare lo sviluppo e la tutela ecologica. Ieri i primi incontri bilaterali con Usa, Francia, Spagna, Regno Unito. Nei panni dell'anfitrione, il padrone di casa con tutti gli oneri e gli onori che ne conseguono, il ministro Cingolani. Gli Stati Uniti puntano alla realizzazione di un'intesa: riscaldamento sotto i quindici gradi. Le nazioni del polo occidentale si battono per un documento unitario in vista del COP26 a Glasgow. John Kerry, sempre lui, è l'architetto dell'accordo di Parigi. 

Pechino non ne può più di disastri climatici. Laaxcia perciò una sfida decisiva. Partito Comunista e Governo si giocano praticamente il futuro. L'ultima grave notizia è appunto di provenienza cinese: vi sono morti affogati nella metropolitana. Decine di vittime, dispersi, centinaia di migliaia di evacuati nel centro del Paese, investito dalle "piogge più forti degli ultimi mille anni". 

Il G20, nella sua complessità organizzativa, ha reso più caotico e convulso il problema del traffico a Napoli. Ma, tutto sommato, non si è andati oltre una serie di prevedibili, scontate difficoltà. I partecipanti al summit internazionale non ne hanno sofferto più di tanto. Almeno fino a ieri sera. Dodici ministri sono venuti a Napoli accolti dal ministro Cingolani nella spettacolare magia di Palazzo Reale. Potrebbero risultare alla fine decisivi gli esiti dell'incontro bilaterale tra il ministro italiano e John Kerry, inviato per l'ambiente del presidente Usa, Joe Biden. Certi discorsi durano da tempo, vanno avanti a corredo dell'intesa concordata  a maggio quando Kerry  venne in visita a Roma. 

Biden ha sveltamente ripristinato gli obiettivi dell'accordo di Parigi. Ma su quei parametri sono critici Italia e Brasile, non solo la Cina. L'ostacolo si annuncia duro da superare, in relazione al documento unitario da definire al termine della due giorni napoletana. Il ministro Cingolani proverà a vincere la battaglia con la forza della convinzione e l'abilità politico-governativa che dovrebbe erre propria del ruolo governativo. Anche a Napoli la partita si gioca su intese vincolanti sul cambiamento climatico delle Nazioni Uniti, il cosiddetto COP26, in programma a Glasgow dal 9 al 20 novembre. 

Anche in quella occasione avrà un ruolo rilevante l'Italia. Intanto come co organizzatrice dell'evento insieme con la Gran Bretagna. In Scozia ci saranno trentamila delegati, tra cui capi di Stato ed Esperti. Nella bozza che il ministro Cingolani sta proponendo in queste ore ai suoi interlocutori c'è l'ok a John Kerry. Ovvero la riaffermazione della validità degli accordi di Parigi, "ad accelerare gli sforzi e gli investimenti per ridurre le emissioni di gas a affetto serra sia a breve che a lungo termine, tenendo conto delle diverse realtà nazionali e in conformità con i risultati scientifici".  

Prevedibile una dura battaglia. La Cina vorrebbe elevare il limite a due gradi. Così come l'India e altri Paesi in via di sviluppo e "con meno possibilità di produrre energia alternativa". Kerry cerca, con la mediazione dell'Italia, di convincere i rappresentanti cinesi collegati in video. Kerry appare comunque  l'uomo giusto. Conferma e dimostrazione arrivano dal suo recente  inserimento nel Consiglio di Sicurezza Usa, deciso dal presidente Biden. Nel nuovo corso presidenziale statunitense, il clima viene considerato il tema da tener presente anche nelle decisioni strategiche più importanti. 

I pareri italiani sono tra i più variegati in assoluto. Imprenditori e ambientalisti fanno quasi melina, lasciandosi comunque andare in lunghi e larghi palleggi dialettici. "Temi trascurati per anni, speriamo non sia tardi", si preoccupa Giobbe Covatta, ambientalista. "Più che una riunione dei grandi avrei visto meglio il lavoro quotidiano di informazione nelle scuole". Si compiace comunque che Napoli abbia dato "un segnale del genere, magari anche dai ragazzi che andranno a manifestare". O lo stanno già facendo. 

Marco Zigon, imprenditore Cinque Stelle, ritiene il G20 di Napoli "un'occasione per la difesa dell'ecosistema per il Sud, la transizione energetica sarà lunga abbiamo l'esigenza di recuperare le quote Pil perdute per il Covid". L'imprenditore guarda soprattutto al Sud, al suo Sud. "Tra fotovoltaico ed eolico abbiamo carte importanti da giocare, ma servieranno anche intese transanazionali". 

Anche il G20 le cerca con convinzione e determinazione. Ma il dubbio é: in due giorni riuscirà a trovarle?