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di Fabio Marco Fabbri

Analizzando, senza approfondire troppo, quello che la nostra società sta vivendo, in particolare in quest’ultimo periodo, emerge un richiamo crudo a quella che può essere contrassegnata come una fase storica con “penuria di libertà“. Infatti, la libertà socio-politica è generalmente caratterizzata con l’assenza di dipendenza dagli altri.

È noto che la Libertà è una conquista, quindi non è uno status sociale scontato. Così le dittature, o gli autoritarismi, rappresentano non un incidente storico ma generalmente una necessità sociologica; la “Libertà” l’essere umano l’ha sempre ricercata, perché raramente posseduta o comunque mai completamente goduta. E oggi anche noi vediamo cosa può significare vivere in un ambito dove le libertà sono “strattonate”. L’uomo libero è prima di tutto colui che non è statutariamente dipendente da un altro uomo che sarebbe il suo padrone e che disporrebbe della sua vita di diritto.

Un aspetto della mancanza di libertà è il suo allineamento con la mancanza di azioni logiche: di alcune imposizioni, nonostante i forti e “plagianti” condizionamenti mediatici, si fa fatica a comprenderne “l’utilità logica“. Anzi, spesso la loro assoluta illogicità, supportata anche da rare considerazioni socio-scientifiche, penetra nell’accettazione sociale senza stimolare senso critico.

Un altro elemento che si associa alla mancanza di libertà, oltre la “logica”, è il “dogma“. Questo è oggi sempre più osservato da quella parte della comunità che vede in questo concetto una facile spiegazione alle imposizioni illogiche, sollevando il soggetto da sforzi critici. Alla imposizione della mancanza di libertà da un supporto notevole “l’isolamento sociale“. Oggi lo strumento più importante per questo isolamento è quello che, con arcaico lessico, viene chiamato “telefonino“, la cui funzione “telefonica” è l’ultima delle sue caratteristiche. Esso permette a singoli soggetti, aggregati in gruppi sociali, di isolarsi anche se affiancati o inseriti nello stesso “insieme sociale”; per mantenere la “non libertà” è di fondamentale importanza che i soggetti non comunichino e non si scambino opinioni “guardandosi” e senza “strumenti intermediari”, atteggiamenti che risulterebbero estremamente compromettenti per mantenere “l’isolamento” e per l’accettazione del dogma. Secondo Jean-Jacques Rousseau, la libertà di indipendenza sarebbe quella di cui godrebbe l’essere umano nello stato di natura, uno stato ipotetico in cui, essendo isolato, l’individuo potrebbe scegliere le proprie attività e i mezzi per soddisfare i propri bisogni senza dover fare affidamento sugli altri (autarchia). Ma il concetto di isolamento di Rousseau non prevedeva, ovviamente, la creazione dello smartphone.

Molti altri elementi possono accostarsi “costruttivamente” alla “non libertà“; ricordo per ultimo forse uno di quelli più importanti che è la “non conoscenza” ovvero “l’ignoranza“. Quest’ultima permette alla “non libertà” di “scorrazzare” tranquillamente tra i pochi e poveri stimoli che avvolgono la comunità e i suoi componenti.

In conclusione, la mancanza di logica, il dogma, l’isolamento, l’ignoranza, sono le pietre angolari che contribuiscono alla costruzione del muro della “non libertà”. Non è casuale, ovviamente, che le Rivoluzioni, quella francese lo ricorda, si basino sul desiderio di LibertàUguaglianza Fraternità, concetti che “volano” parallelamente ma in senso contrario ai loro antagonisti: dogma, isolamento, illogicità, ignoranza. Ma sappiamo che la libertà non è solo la caratteristica di un’azione individuale e dell’agente che la compie, è anche la caratteristica di un insieme di relazioni interpersonali. Quindi, la libertà non è solo una proprietà inalienabile dell’individuo, ma è un lavoro collettivo da svolgere nella società.

La dimensione politica del problema della libertà è stata trascurata e forse parzialmente analizzata da tutta una tradizione filosofica che ha collocato il concetto di libertà nel rapporto tra una persona e se stesso, e non sul rapporto tra persone. Questa tradizione filosofica, che favorisce la libertà interiore, affonda le sue radici in chiari ambiti religiosi. Il problema della libertà è allora quello di ricercare la liber-azione; ricordando la collega Hannah Arendt nel suo saggio “Cos’è la libertà?“, dove scrive “per quanto importante possa essere la libertà interna, questa libertà è secondaria alla “libertà politica“. Aggiungo: con la quale è azzardato giocare.