Mario Draghi (foto Depositphotos)

di Stefano Ghionni

Draghi stoppa Salvini: “Il governo va avanti: la nostra azione non può seguire il calendario elettorale" ha tuonato, ieri, il presidente del Consiglio rispondendo a una domanda sull'eventuale apertura di una crisi dopo gli attacchi di due giorni fa da parte del leader del Carroccio. Galeotta fu la legge di delega sul Fisco, approvata in Consiglio dei ministri senza i voti della Lega.

“Partendo da quello che c'è scritto, perché verba volant scripta manent, nella delega fiscale, al comma 2 dell'articolo 7, lettere A e B”, si profila “un aumento possibile delle tasse sulla casa. Ecco perché la Lega non ha votato", ha spiegato, a caldo, Salvini mostrando ai cronisti i documenti della norma varata dall'esecutivo con l'assenza, appunto, dei ministri leghisti.

Forza Italia, l'unica forza della coalizione di centrodestra rimasta fin qui saldamente e stabilmente in maggioranza (ricordiamo che FdI è all'opposizione), ha provato a gettare acqua sul fuoco tranquillizzando gli astanti: "Le tasse non verranno mai alzate” si è affrettato a precisare Giorgio Mulè ribadendo come il partito azzurro sia il vero “scudo ad ogni follia economica della sinistra”.

Ma Salvini non ha voluto fare dietrofront. E anzi, ieri mattina, è tornato nuovamente ad alzare la voce spiegando di non avere nessuna intenzione di firmare deleghe in bianco poiché ritiene che nel testo della riforma ci sia “sostanzialmente una patrimoniale su un bene già tassato e ipertassato, ovvero la casa italiana". Parole, le sue, che hanno rinfocolato gli attriti provocando la dura reprimenda del premier Draghi, il quale da un lato ha assicurato che non è previsto alcun aumento delle tasse e dall'altra, ha provato a mettere in riga il leader del Carroccio, spiegandogli che non ha alcuna intenzione di seguirlo sul sentiero della bagarre elettorale.

Risultato, di fronte all’altolà draghiano, Salvini ha allontanato ogni ipotesi di crisi di governo rivendicando orgogliosamente di far parte della maggioranza. "Se vogliono escono Letta e Conte", ha tuonato in malo modo. Un modo, forse, il suo, per provare a salvare il salvabile, ma che dalle parti del Nazareno hanno provato a rispedire prontamente al mittente. Non a caso, nelle scorse ore il segretario del Pd Enrico Letta ha bollato come "gravissimo e irresponsabile" lo strappo di Salvini, accusandolo di voler "far saltare il banco". "La Lega si accompagna da sola dove riterrà opportuno andare" ha rincarato la dose il dem Francesco Boccia.