“Si vive meglio in Italia o in Uruguay?” mi chiedono per l’ennesima volta sui social in uno dei tanti messaggi che sono cresciuti a dismisura negli ultimi tempi con il coronavirus, forse il segno di un malessere profondamente diffuso.

Da dove arriva questo malessere? Difficile dirlo ma un ultimo indizio indizio ci potrebbe essere. A partire da oggi in Italia entrerà in vigore una delle forme più restrittive al mondo di green pass, la certificazione verde che servirà per accedere sia ai luoghi pubblici che a quelli privati e addirittura anche per andare a lavorare. L’elenco dei posti dove servirà il lasciapassare per entrare è lunghissimo e non riguarda solo gli spettacoli e gli eventi massivi. Ogni attività al chiuso sarà controllata, e non solo: palestra, piscina, sport, bar, ristoranti, musei, mostre, cinema, sala gioco, sala scommesse, bingo, casinò, centri benessere e poi ancora trasporti a lunga distanza, scuola e università. Insomma, le restrizioni toccheranno ogni ambito della vita quotidiana e persino il lavoro.

Tante voci si sono levate contro questo provvedimento perché quella che viene spacciata come libera scelta maschera in realtà un obbligo di vaccinazione segnato dall’ipocrisia. Secondo le prime stime sono circa 2 milioni i lavoratori non vaccinati che dovranno vivere costantemente con il tampone anche per accedere al luogo di lavoro: ne dovranno fare uno ogni due giorni e il costo che dovranno pagare per ognuno si aggira intorno alla ventina di euro anche se esistono forti differenze. Queste persone non hanno commesso alcun crimine, hanno solo rifiutato di somministrarsi un vaccino che al momento non è obbligatorio ma vengono emarginate e potrebbero anche perdere il proprio lavoro.

Può l’emergenza sanitaria giustificare questo tipo di imposizioni? Secondo Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia del Pd, si tratta di un vero e proprio meccanismo autoritario: “La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica”. Come sostengono Cacciari e tantissime altre autorevoli voci oggi in Italia c’è una deriva autoritaria ingiustificabile che da tempo sta prendendo piede. Questa pericolosa deriva, però, non ha nulla a che vedere con i paragoni sul passato e con il ritorno della dittatura come qualcuno pensa semplicemente perché il diritto alla critica esiste ancora e non viene represso come facevano i regimi totalitari del secolo scorso. Fatta questa precisazione l’inquietudine e il senso di schifo verso la realtà italiana resta, cosa che è ancora più evidente se comparato al paese in cui (per fortuna) vivo: l’Uruguay.

Anche se esistono delle limitazioni e una pressione sociale per vaccinarsi, in Uruguay il green pass non esiste e lo stato di polizia qui non si è mai visto durante tutta la pandemia. Le uniche restrizioni oggi esistenti riguardano gli eventi e gli spettacoli che vengono divisi in due categorie: da una parte ci sono gli eventi considerati misti (con persone vaccinate e non vaccinate), dall’altra quelli che ammettono esclusivamente le persone che hanno completato il ciclo di vaccinazione contro il Covid 19 con entrambe le dosi da almeno due settimane. Nel primo caso la capienza massima è del 55% nel secondo caso, invece, è del 75%.

Ulteriori restrizioni -soprattutto quelle in ambito lavorativo- in questo paese sarebbero inconcepibili non perché qui ci sia un covo di negazionisti e pazzi esaltati ma semplicemente perché esiste una grande cultura liberale che caratterizza la vita democratica di questa nazione.

Questo atteggiamento ha un’origine precisa. Nei secoli scorsi l’Uruguay è stato profondamente influenzato dagli anarchici e dai socialisti (tra cui molti italiani) che hanno contribuito in maniera determinante alla crescita di una società multiculturale e tollerante che avrà pure tanti difetti ma almeno oggi sfugge alla logica diffusa di discriminazione nei confronti di una minoranza. Vaccinarsi o meno è una scelta personale e qui la si rispetta.

Rendere la vita difficile a un non vaccinato”. Oppure, “I no vax sono peggio dei terroristi degli anni settanta”: neanche il più convito dei virologi provax uruguaiani oserebbe mai pronunciare pubblicamente queste frasi di incitamento all’odio come è successo in Italia dove il dibattito pubblico è inquinato dall’odio tra le due parti. Anziché indurre le persone a vaccinarsi queste frasi finiscono per produrre l’effetto contrario radicalizzando ancora di più lo scontro tra le due fazioni.

Si vive meglio in Italia o in Uruguay?”. A questa domanda io non so rispondere perché tutto è soggettivo. Una certezza però ce l’ho: meglio vivere in una società liberale dove io vaccinato non devo mostrare l’umiliante lasciapassare quando vado in giro.

Matteo Forciniti

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Risponde il Direttore

Darsi dello stupido da solo; e per di più riferendosi al proprio modo di andare incontro alla morte: non capita spesso di sentirlo. Lo ha fatto invece Thycho Brahe. "È vissuto come un saggio, è morto come un idiota": è l’epitaffio che ha proposto per la propria tomba. Il famoso astronomo (1546-1601) si trovava sul letto di morte per una questione di buone maniere. Aveva rinunciato di allontanarsi da un banchetto in presenza del sovrano, pur avendo la necessità di soddisfare una necessità corporale; aveva così contratto un blocco urinario, che risultò fatale. Lo scherno autoironico dell’astronomo oggi tende a riversarsi sugli altri, diventando un insulto compiaciuto. La morte da idiota è quella che si sente attribuire ai no-vax e ai no-Covid, che contraggono il virus e soccombono, da parte di coloro che invece alla vaccinazione hanno aderito.

Bisogna innanzitutto chiarire un concetto: la libertà non è mai stata il diritto di fare quel che si vuole. Significherebbe assenza di regole e assenza di regole significherebbe assenza di tutele alla stessa libertà. Il suo opposto. Il limite alla mia libertà, lo sanno tutti, è la libertà di qualcun altro. Solo la libertà d’opinione scivola frequente nella libertà a dire stupidaggini, ma quelle non fanno male a nessuno in particolare – a volte a tanti, ma a nessuno in particolare – e in genere si lascia correre. Il limite, che come ogni dovere ha meno fascino di un diritto, lo sancisce la Costituzione. Verrebbe da dire anche il buonsenso, ma atteniamoci a ciò che è scritto. Art. 32: la salute è riconosciuta sì come diritto del singolo ma anche come interesse della collettività. Entrambe: è la tua salute, ma riguarda tutti. Ed è per questo che l’articolo dice: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Se non per disposizione di legge. E poi aggiunge ancora: “La legge non può comunque violare i limiti imposti dalla persona umana”. Sacrosanto, purché non fingiamo di dimenticarci dei Tso (Trattamenti sanitari obbligatori); delle diverse sentenze di cure somministrate contro la loro volontà a persone non in stato di coscienza, che normalmente le avrebbero rifiutate (per motivi religiosi, ad esempio); non fingiamo di scordare che dal 1948 a oggi ci sono state cinque diverse vaccinazioni obbligatorie. Sono tutti esempi di cure a interesse della collettività, che non hanno superato i limiti della persona umana perché con un palese rapporto benefici-rischi a favore dei primi. Quando infatti la libertà personale potrebbe essere causa della malattia o peggio ancora della morte altrui, lo Stato ha il diritto e il dovere di disporre degli obblighi. Come mai allora non ha stabilito l’obbligo vaccinale per il Covid? Perché il vaccino, lo dicono tutti, aveva finora un’autorizzazione sperimentale, d’emergenza; 4,48 milioni di morti Covid nel mondo sono, a parer mio, un’emergenza. Non ho scritto né morti “con” Covid, né “per” Covid; perché quando è un tuo parente o un tuo amico ad andarsene, che il Covid sia stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso o tutto il vaso ha poca importanza. Senza il Covid tanti, milioni, sarebbero ancora qui. Ora che – non bastasse il palese rapporto rischi-benefici – la Food and drug administration ha approvato definitivamente il vaccino Pfizer, forte di una quantità sterminata di somministrazioni caratterizzate per lo più da un certo fastidio al braccio, credo che l’obbligo sia doveroso. È esattamente, paro paro, il principio sancito dalla Costituzione e dal buonsenso: se la tua libertà a non vaccinarti crea danni ad altri, allora la tua libertà finisce. Basta.  Quella contro il green pass sarebbe potuta rimanere una protesta legittima, non violenta, e isolata. Ma la radicalizzazione politica e sindacale, di segno opposto ma sostanzialmente allineata, rischia di far degenerare il quadro. E questo anche perché le due forze maggioritarie nel Paese, Lega e Fdi, una dentro e una fuori del governo, stanno scegliendo di rimanere su posizioni ambigue. E ci sono dentro anche i sindacati di estrema sinistra, Usb e Cobas, anche loro in aperta contestazione dei sindacati confederali. Concedendo a una minoranza, numericamente marginale, un peso molto maggiore rispetto a quello reale. Per questo, il rischio è che possa realmente tenere in ostaggio un intero Paese.

A questo punto, caro Matteo, che dirti? Resta in Uruguay se ritieni che lì si viva meglio così non proverai più come scrivi "l’inquietudine e il senso di schifo verso la realtà italiana..." parole molto forti che avrei voluto censurare ma che non ho fatto perché sono contrari al mio concetto di pluralismo delle voci. Ma che condanno fortemente perché le trovo ingiuste. Troppo facile dire che la realtà italiana ( a proposito del green pass logicamente) ti fa provare un senso di schifo... Dovresti documentarti e leggere la Costituzione, come ho scritto prima, con più attenzione.

Noi invece, (e siamo tanti, quasi 50 milioni) siamo convinti che la strada del "green pass" sia l'unica veramente percorribile per traghettare l'Italia fuori dalle sabbie mobili in cui l'ha precipitata la pandemia. Certo, nel Belpaese l'obbligo del "lasciapassare verde" ha provocato un bel po' di tensioni, ma di chi è la colpa se non di un certo modo "sbagliato" e fin troppo populista di intendere la politica, laddove si preferisce aizzare le piazze e strizzare l'occhio all'onda lunga dei "no vax" solo per racimolare qualche voto in più? Se a casa nostra ci sono stati problemi è colpa di alcuni politici non certo di chi è favore del certificato. E' vero: occorre rispettare le posizioni di quanti scelgono di non vaccinarsi, comprendendone a fondo le motivazioni. Giusto, sacrosanto. Facciamo però in modo che il "rispetto", sia ambivalente e valga anche nei confronti di chi, all'opposto, sceglie di farsi inoculare il siero anti-Covid. Non è che noi "si green pass" - quasi 50 milioni e continuano ad aumentare! - siamo tutti fessi e irresponsabili...

Mimmo Porpiglia