di SANDRA ECHENIQUE
Autogrill è un gigante della ristorazione con un fatturato annuo da 2 miliardi di euro, oltre 30.000 dipendenti e una specializzazione nel settore dei viaggiatori. Dai celeberrimi ponti sulle autostrade italiane, l’inizio di un’avventura di successo, a quelle di tutto il mondo come del resto gli aeroporti. Poi catene di ristoranti, da Spizzico, anche questo marchio globale fino a Puro Gusto, il classico ‘caffè’, inteso come bar italiano, che sta riscuotendo successo in 10 Paesi, la prima sede a Milano, come piccola caffetteria poi fuori dai confini e adesso i locali sono una trentina dall’Europa all’Asia.
Mancavano ancora gli Stati Uniti, ma anche questa lacuna è stata cancellata con l’annuncio che a Washington D.C. entro l’anno, nel downtown della città, verrà inaugurata la prima versione americana. “I ‘caffè’ – spiega proprio Autogrill – celebrano le abitudini e i rituali del popolo italiano e Puro Gusto servirà (anche negli States ndr) l’autentico caffè, il cibo, gli aperitivi italiani e il menù andrà dalla colazione al pranzo, after hours compresi”.
Per questa catena di ristorazione, Autogrill ha allacciato partnership importanti con alcuni marchi italiani in particolare che anche negli Stati Uniti sono largamente conosciuti da Lavazza a Campari/Aperol fino a San Pellegrino. E con questa ‘formazione’ tutta made in Italy, in quella che può essere definita come la trasferta più importante, viste le dimensioni del mercato USA, Puro Gusto, per rimanere in termini sportivi, può giocarsi la partita più importante. E per andare a segno Autogrill punta su una accoppiata vincente: con il prodotto tipico tricolore anche le abitudini ‘made in Italy’.
Puro Gusto così può trasformarsi nel rivale completamente italiano del gigante Starbucks, due differenti modi di vedere il bar: di qua e di là dell’Atlantico. Una scommessa importante per un gruppo che opera in oltre 30 Paesi nei quali gestisce 950 sedi differenziate in numerosi marchi in particolare come detto autostrade, aeroporti, ma anche stazioni ferroviarie. E negli Stati Uniti l’impronta Autogrill è ben visibile attraverso la sussidiaria Host Marriott Services, diventata poi HMSHost, società con sede a North Bethesda nel Maryland, acquistata nel 1999 per una cifra vicina al miliardo di dollari ($929 milioni per la precisione).
E sicuramente Puro Gusto a Washington D.C. rappresenterà solo l’inizio di una espansione negli Stati Uniti, in un certo senso un banco di prova per il ‘caffè’ come gli italiani lo hanno sempre inteso. E il background di Autogrill, anche se ormai sono passate decine di anni dai primi giorni, rappresenta sempre un punto di grande importanza: era il 1947 quando nacque il primo autogrill, con la minuscola, nuovo luogo di consumo alimentare dedicato agli automobilisti. L’idea di Mario Pavesi, fondatore dell’omonima azienda che ai giorni nostri fa parte del grande portafoglio Barilla.
E gli autogrill a ponte, i primi in Europa, sorsero poi proprio in Italia grazie alle concezioni degli architetti Angelo Bianchetti, Melchiorre Bega e Carlo Casati. Con Pavesi per un trentennio anche Motta e Alemagna accompagnarono i viaggi degli automobilisti italiani prima di riunirsi, era il 1976, sotto l’unico brand Autogrill S.p.A. Dalle partecipazioni statali nel 1994 si passa alla privatizzazione con un azionista di maggioranza sotto l’ombrello della famiglia Benetton che poi ha guidato il gruppo a una continua espansione che oggi conta, in tutto il mondo, la presenza in 142 aeroporti, 548 aree di servizio autostradali, 253 tra stazioni ferroviarie e altri punti vendita nelle città. Adesso l’ingresso di Puro Gusto a Washington D.C. l’ultimo approdo, ma solo in ordine di tempo.