di Adriano Cisternino

Uno su mille ce la fa, cantava Gianni Morandi, e il titolo della canzone si addice perfettamente all’ultima fatica editoriale (la numero 22) del nostro editorialista Franco Esposito, che dal suo ritiro grossetano, scelto per gli anni anni della pensione, non smette di partorire pubblicazioni di grande interesse, tratte dalla sua lunga esperienza professionale, polisportiva, olimpica, ma soprattutto dalla sua inesauribile curiosità e passione per lo sport, per tutti gli sport, tranne (per sua esplicita ammissione) baseball e sci.

Pugilato, ciclismo e pallanuoto, i suoi amori iniziali, e naturalmente il calcio, fonte inesauribile ed irrinunciabile di interessi per ogni giornalista sportivo.

Ma stavolta la sua lente d’ingrandimento ha focalizzato l’obiettivo su un argomento per il quale lo sport è poco più di un pretesto per affrontare un grande tema sociale dei nostri giorni. “I migranti dello sport”, (Absolutely Free, pagine 228, euro 16,90) è il titolo del suo ultimo libro.

La fuga quotidiana di migliaia di persone dalla fame, dalle guerre e da ogni genere di sofferenze con un sogno più o meno segreto nella mente e nel cuore: la ricerca di un’altra vita attraverso lo sport senza fame e senza guerre.

Molti sognano il calcio, ma anche il basket, il pugilato, la pallavolo, lo sport insomma come via di uscita dall’inferno, dei tanti inferni sparsi per il mondo, lo sport come strumento di emancipazione sociale e civile prima che economica.

È una via cosparsa quasi sempre di sacrifici e di rischi inenarrabili, dalla fuga sui barconi ai pericolosi attraversamenti di frontiere. E non sempre, purtroppo, porta felicemente a destinazione i disperati protagonisti.

Uno su mille ce la fa, ed alla fine ha una storia da raccontare che supera ogni fantasia perché è più straordinaria ed incredibile di un romanzo. Ed invece è realtà vissuta sulla propria pelle, affrontata e superata con la sola forza dell’ostinazione e del talento.

Franco Esposito le ha cercate queste storie e le ha raccolte in un libro che ci porta in giro per il mondo lungo le esperienze e gli itinerari a dir poco tortuosi di questi giovani che in qualche misura ce l’hanno fatta, ma che rappresentano soltanto una piccola frazione dei tanti che invece non ce la fanno, anche se non gli mancava talento e determinazione.

Gli è mancato però quel pizzico di fortuna che sempre deve accompagnare qualsiasi impresa di ogni essere umano. Uno su mille ce la fa, anche se talvolta basterebbe poco perché, a farcela, potessero essere magari due, o tre su mille.

Ma la sorte ha sempre risvolti dagli esiti imprevedibili, come per Cherif Karamoko che parete dalla Guinea del Sud con il sogno di giocare al calcio in Italia, sostenuto da un innegabile talento.

Dalla Guinea del Sud all’Italia attraverso il Mali, il Burkina Fasu, il Niger, la Libia, e poi la Calabria fino a Padova. Un viaggio interminabile, fatto di marce forzate nel deserto e di notti all’addiaccio, un’odissea incredibile di traversate per mare con uno dei tanti barconi sgangherati che ne sbarcano molti di meno di quelli che imbarcano perché gli altri non ce la fanno (e tra questi, nel suo caso, anche il fratello di Cherif, che crede ciecamente in lui e nelle sue doti di calciatore), fino alla possibilità di mostrare il suo innegabile talento.

La storia di Cherif Karamoko è l’esempio emblematico di quell’uno su mille che ce l’ha fatta. Ma la domanda qui sorge spontanea: e gli altri novecentonovantanove?…

Quante le vittime anonime degli spietati mercanti di illusioni, delle troppo frequenti disgrazie annunciate del mare? Domande che aspettano inutilmente una risposta, mentre il rapporto di chi ce la fa continua a restare uno su mille.