Il palazzo del Quirinale (foto Depositphotos)

 

 

di Franz Foti

 

Forse la standing ovation che ha accolto Mattarella alla Scala di Milano ha segnato il punto più alto di identificazione del popolo con la figura del presidente della repubblica. Con questo atto di riconoscenza si chiude anche qualsiasi forma di pressione per una sua ricandidatura, mentre si apre la strada verso il traguardo da parte delle forze politiche che, purtroppo, hanno imboccato la via degli interessi di parte e non quelli del bene comune e degli interessi generali.

E proprio ieri si è conclusa l’indagine sull’elezione del presidente della Repubblica, condotta da Christian Contardi per Flamel, Big Data&Artificial Intelligence, che ha affrontato l’analisi delle candidature basandosi sull’immagine fornita da giornali e riviste on line, webzine e blog. Il primo dato emerso, per nulla clamoroso, è stato l’immancabile primato di Sergio Mattarella. Ma quanto si registra dopo, nei successivi dieci posti delle candidature, è sorprendente. Secondo i dati di Flamel saranno cinque donne a contendere la presidenza, contrapposte alle restanti candidature maschili.

Al primo posto risulta Emma Bonino che stacca Silvio Berlusconi di sei punti. Al terzo posto si piazza una sorprendente Rosy Bindi, seguita da Paolo Gentiloni al quarto e da Marta Cartabia che chiude la cinquina. Dunque, tra i primi cinque classificati, per la prima volta nella storia, si riscontra una maggioranza di genere femminile. Dal sesto al decimo posto figurano nell’ordine Elisabetta Casellati, Romano Prodi, Lorenza Carlassare, Mario Draghi e Gianni Letta.

Verosimilmente Mario Draghi, posizionato al nono posto, soffre del fatto che la sua immagine è stata associata frequentemente alla carica di capo del governo, mentre Berlusconi, sia pure attraverso una non ben mascherata autocandidatura, continua a scalare posizioni, tallonato da una intramontabile Rosy Bindi che sembrava destinata alle vie del tramonto e solo di recente riemersa nei radar dei talk show. Emma Bonino, candidata di lungo corso, stacca nettamente il cavaliere, mentre il silenzioso Paolo Gentiloni si presenta all’appuntamento con un solido quarto posto e con due agguerrite contendenti lanciate al suo inseguimento, la ministra in carica Marta Cartabia ed Elisabetta Casellati, presidente del Senato.

Romano Prodi, qualora le forze politiche intendessero candidarlo, potrebbe rischiare il supplizio di Tantalo, mentre del tutto inatteso è l’ottavo posto di Lorenza Carlassare, giurista, costituzionalista, docente all’università di Padova. Il gruppo dei candidati si chiude con un Gianni Letta che, a passi felpati, risale la china di personaggio recuperato alla politica “a costo zero”.

Flamel ha poi incrociato i personaggi commisurandoli ai livelli di consenso che riscuotono rispetto al loro operato e in questo caso a primeggiare sono due donne, Marta Cartabia al primo posto seguita da Rosy Bindi e nei tre posti successivi si collocano Gianni Letta, Pierferdinando Casini ed Emma Bonino.

Analoga operazione d’indagine è stata compiuta riferendosi alla loro immagine politica. L’inaspettato podio è stato coperto da Romano Prodi, primo, affiancato al secondo e terzo posto da Lorenza Carlassare ed Elisabetta Casellati. Al quarto e quinto posto si sono collocati, quasi appaiati, Paolo Gentiloni ed Emma Bonino. L’ultima associazione ha riguardato come il cittadino percepisce le figure politiche. La terza sorpresa è Ferdinando Casini che conquista il primato, seguito da Gianni Letta, da Mario Draghi e a seguire Rosy Bindi e Paolo Gentiloni.

Questo è quanto emerge dall’indagine di Flamel che, naturalmente, non contempla il modo con cui le reti televisive e radiofoniche hanno trattato i soggetti che sono stati osservati e descritti dai media on line. Certo è che se una sfida di genere per la presidenza della repubblica venisse condotta all’insegna della trasparenza, della lealtà e dell’impegno per la tutela della democrazia e degli interessi del nostro popolo sovrano, sarebbe un segnale di mutamento epocale.