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di Alessandro Camilli

C’è perfino (in Canada e altrove) chi sta pensando ad una tassa, una tassa sui No Vax. Gravano per scelta e determinazione sui costi della sanità molto più di chi si è vaccinato, quindi si assumano o venga loro imposta la responsabilità anche fiscale della loro scelta e quindi li si tassi con una sorta di addizionale-posto letto in ospedale. Una tassa sui no vax, un tassare i non vaccinati sembra davvero appartenere più alla categoria del punirli che a quella dello escluderli. Escludere dalla vita sociale chi potendo non vuole vaccinarsi è logica e doverosa conseguenza, è tutela della salute pubblica. Punire la scelta di non vaccinarsi è invece altra e discutibile cosa. Ma fare qualcosa con i non vaccinati non è più un dibattito umorale o una semplicistica voglia di social. E’ qualcosa con cui sono concretamente alle prese negli ospedali prima ancora che nei governi o nei luoghi in cui si forma l’umore pubblico.

Ma mi opereranno più tardi di quanto era stato fissato. La sala operatoria ci sarebbe, il chirurgo pure ma non c’è disponibile il letto in terapia intensiva se qualcosa nell’intervento chirurgico non andasse alla perfezione. Non è un caso di scuola, è quello che sta accadendo a molti pazienti oncologici. Tranne gli interventi chirurgici d’urgenza le chirurgie ospedaliere in Italia stanno rallentando fino a fermarsi, la corsia di sicurezza delle terapie intensive è intasata di pazienti no vax.

Avete presente quegli astuti concittadini che in autostrada, ma anche su semplici raccordi e super strade, con scioltezza e magari con sorriso commiseratorio verso il vostro incolonnarsi da gregge loro sì che viaggiano veloci e riempiono di se stessi la corsia d’emergenza? Sarebbe una corsia, un pezzo di strada riservata alla pubblica utilità nel caso ci fosse un bisogno collettivo di quel pezzi di strada. L’hanno costruita apposta per la collettività quella corsia, ma loro se la prendono per la loro privata velocità, per il loro privato sfizio, per il loro diritto alla libertà di prendere. Ecco, la terapia intensiva è quella corsia d’emergenza e i no vax sono quelli che la occupano con i suv della loro libertà che tutto occupa. Per altri malati, per altri pazienti in quella corsia comincia a non esserci più posto, i non vaccinati stanno mettendo in coda tutto gli altri, negli ospedali i no vax stanno mettendo in coda il prossimo.

E allora c’è chi comincia a pensare e qualcuno a dire: mettiamo in coda loro, mettiamo in coda i no vax in terapia intensiva.  In fondo sarebbe un triage basato anche sul parametro della responsabilità, la responsabilità di aver rifiutato il vaccino e quindi la co-responsabilità di aver contratto Covid in maniera severa e/o grave. Ma, ammesso e non del tutto concesso che un triage basato anche sul parametro dell’etica sociale misurata (scarsa, anzi nulla, anzi spesso pessima nei no vax militanti), come si distingue il no vax dal non vaccinato? Non sempre coincidono.

E come si concilia questo con l’inderogabile principio, non solo medico ma anche sociale, del curare tutti con tutti i mezzi possibili, curare perfino coloro che ti chiamano assassino mentre li curi? Eppure i non vaccinati che finiscono in terapia intensiva (il 10 per cento della popolazione va ad occupare il 70 per cento dei letti in intensiva) tolgono letteralmente il posto letto, la cura e forse la vita a malati di cancro o di cuore o di altro che necessiti di chirurgia e terapia intensiva disponibile. Si suol dire che la libertà è davvero tale fino a che il suo sviluppo ed esercizio non invade, comprime e mortifica la libertà altrui. In terapia intensiva, nei posti letto in ospedale è qui che siamo, a quella invasione, compressione, mortificazione.